Online, un convitato di pietra al Congresso Fnsi

| 17 gennaio 2011 |

Online

Il giornalismo digitale non era presente ufficialmente, con una sua rappresentanza specifica, ma se ne è parlato ripetutamente, in molti interventi, visto che ormai è diventato un elemento chiave del paesaggio mediatico contemporaneo

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di Marco Renzi

Al Congresso della Fnsi (numero 26) svoltosi nei giorni scorsi a Bergamo, c’era un ospite segreto, un convitato di pietra sempre presente eppure non ufficialmente convocato, un mondo intero cui pensare di affidare il futuro dell’intera professione,  eppure ancora lontano da una seppur minima, e  necessaria rappresentanza sindacale, ma anche professionale: l’on line.

Nessun intento polemico e tono critico da parte mia, non fraintendetemi, solo una constatazione dei fatti, realizzata da un partecipante interessato,  e francamente assai coinvolto,  ai lavori del  Congresso della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Di giornalismo on-line hanno parlato gli ospiti, prestigiosi, convenuti a Bergamo nei 4 giorni della kermesse.

Di informazione sulla rete hanno discusso i delegati sindacali, o almeno la maggior parte di essi, nel corso dei loro  interventi al microfono del palco della Sala Alabastro del Centro Congressi Papa Giovanni XXIII.

Noi dal canto nostro, abbiamo cercato di lanciare alcune idee sul web e l’uso della rete per diffondere notizie, attraverso la creazione e la successiva distribuzione (on line, per l’appunto!), ma anche in forma cartacea al Congresso,  di un documento intitolato “Il sindacato dei giornalismi e la specificità digitale”.

Perchè?

Scrivete voi il perchè, se volete, aggiungendo in calce a questo pezzo le vostre riflessioni sulla rivoluzione epocale contenuta nel passaggio, forse,  obbligato o ancora meglio obbligatorio, che la nostra professione sta vivendo al mondo digitale, all’uso del web, alle competenze multimediali.

Noi intanto, fedeli reporter e inviati alla manifestazione, vi vorremmo ricordare brevemente alcuni dotti spunti emersi dal Congresso e che con la rete e il giornalismo digitale hanno attinenza stretta e dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio quanto sia necessario, anzi forse indispensabile, ma che dico imprescindibile (!?!), metter mano al più presto ad una riforma “pesante” del nostro mestiere, magari con attenzione e pudore,  e magari anche utilizzando, una volta tanto non guasterebbe, strumenti mutuati dal quotidiano più che dalla modernità: strumenti multimediali?

E allora come non ricordare fra i numerosi e densi interventi di congressisti e illustri ospiti quelli di Alessandro Brignone, direttore generale della Fieg, che ha parlato di Ipad come del futuro, o forse meglio del già avvenuto futuro, che qualcuno potrebbe tradurre con “presente”,  e di edizioni digitali dei quotidiani che pagano un’imposta di valore aggiunto spropositata, il 20 per cento, rispetto ai fratellastri delle edizioni cartacee.

Oppure il Presidente dell’Ordine Enzo Jacopino che, con buona pace delle migliaia di blogger che ogni giorno inondano il web con informazioni pagate anche 10 centesimi a pezzo, adombra che c’è qualche speranza per loro e per altri come loro di veder riconosciuto almeno da un punto di vista retributivo il proprio lavoro: “Siamo sicuri che a carico dei direttori di queste realtà non si possano aprire procedimenti disciplinari? Molti di questi colleghi, che sono migliaia –ha continuato Iacopino- non hanno voce. Non perché la Fnsi non sia disposta a difenderli ma perché non hanno neanche i soldi per potersi iscrivere al sindacato o pagare la quota dell’Ordine”.

Andrea Merola, fotoreporter  veneto ha chiesto, nel corso del suo intervento, la creazione di  strumenti che facilitino la vita ai già sfruttatissimi freelance. In particolare il collega veneziano ha parlato di‘’creare, in collaborazione con le assostampa locali, delle piattaforme online a basso costo per favorire i freelance che non possono commercializzare il loro lavoro,  e sfuggire così al caporalato delle agenzie di intermediazione’’.

Uno spunto in linea con la “questione digitale” è arrivato da Alessandro Garimberti del Sole 24 ore: “Ci sono siti russi e spagnoli che alle 6 del mattino mettono on line l’edizione del Sole 24 ore.  Ora noi giornalisti invitiamo l’azienda a rivendicare il diritto d’autore. I nostri abbonamenti da 130 mila di qualche anno fa sono scesi a circa 90 mila, anche per colpa della pirateria”.

Un esempio concreto di avvicinamento e messa in pratica della quotidianità digitale è arrivato a  Bergamo dalla Toscana.

Paolo Ciampi, Presidente dell’Associazione Stampa Toscana,  ha raccontato la recente istituzione di un gruppo di lavoro specializzato nell’on line, che si chiama: Di.Gi.Ti. “Il gruppo  giornalisti digitali toscani – ha detto Ciampi – lavora sulle frontiera del giornalismo e del Web 2.0 , frontiera che sicuramente è un Far West, ma che, se governata, potrà diventare anche una grande possibilità per tanti colleghi”.

Due spunti, quelli conclusivi, almeno per questo pezzo sul Congresso Fnsi, portano all’attenzione di tutti altre problematiche assai utili per il corretto uso e consumo della rete e forniscono indicazioni determinanti per orientarsi un poco meglio nel complesso e quanto mai intricato mondo del giornalismo on line.

Una ci arriva ancora da una delegata toscana: Simona Poli.

L’esempio che la collega ha portato al Congresso ha un forte valore simbolico, ma contiene anche una valida e sostanziosa indicazione pratica,  in quanto dimostra nei fatti che le contaminazioni fra i “diversi giornalismi possibili”, anche sul fronte operativo del lavoro di tutti i giorni, esistono eccome!  Simona ha raccontato, in qualità di “testimone informato sui fatti”,   dell’accordo sulla multimedialità  “che la redazione di Repubblica ha sottoscritto nel maggio del 2007, dopo 5 giorni di sciopero. L’azienda ha riconosciuto un’indennità aggiuntiva a tutti i giornalisti che, volontariamente, hanno dato la propria disponibilità a lavorare per il multimediale. Quell’accordo afferma un principio che rappresenta un punto fermo della trattativa per il contratto integrativo di Repubblica, attualmente in corso, che lo stesso editore si è impegnato a sottoscrivere”.

Il riconfermato segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha più volte citato l’on line come futuro/presente  possibile, o forse meglio,  necessario,  della nostra professione, ricordando anche che ‘’la polverizzazione dell’informazione ci rende più autorevoli se c’è un brand più autorevole alle nostre spalle. WikiLeaks lo ha messo bene in evidenza. Tante possono essere le persone che mettono in rete le notizie più disparate. E’ una condizione nuova, che fa comunità. Ma questa non è una garanzia di informazione professionale, con tutti i suoi diritti”.

E adesso?

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