I social media non sono nemici del giornalismo

| 22 giugno 2011 |

Social

Una ricerca del Pew Internet and American Life Project  smentisce i luoghi comuni secondo cui i network come Facebook, Twitter o LinkedIn incoraggerebbero le persone a starsene chiusi nel loro bozzolo insieme a quelli come loro, condividendo punti di vista e appartenenze socioculturali  – La ricerca mostra anche, secondo il Knight digital media Center, che è sempre più importante anche per i giornalisti e le redazioni stringere legami con le persone attraverso i media sociali, anche per la difesa delle comunità e della democrazia

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Internet e i media sociali vengono spesso accusati di produrre un effetto-eco,  incoraggiando le persone a starsene nel loro bozzolo insieme ad altri individui come loro e a nutrirsi di  notizie/informazioni che riflettono i loro punti di vista e le loro attuali appartenenze socioculturali. Ma una nuova ricerca compiuta dal Pew Internet and American Life Project smentisce questo luogo comune.

Cosa che – osserva Amy Gahran su KnightDigitalMediaCenter – rende più importante che mai anche per i giornalisti e le redazioni stringere legami con le persone attraverso i media sociali, anche per la difesa delle comunità e della democrazia.

La Ricerca (intitolata Social Networking Sites and Our Lives, si basa su un sondaggio compiuto su 2.255 americani adulti ed è stata completata nel novembre scorso) ha scoperto che l’ 80% dei cittadini usa internet e che circa il 60% degli internauti (quasi la metà di tutta la popolazione adulta, quindi) usa anche almeno un servizio di social networking, come Twitter, Facebook, MySpace, ecc. L’età media degli utenti adulti è di 38 anni. E quindi, chiaramente, i social media sono diventati ora un canale di comunicazione mainstream per una parte sostanziosa del cuore dell’ audience delle terstate giornalistiche online Usa.

Secondo Pew, Facebook è la piattaforma di social networking più popolare: il 92% delle persone che frequentano i network sociali sono su FB, il 29% usano MySpace, il 18% LinkedIn e il 13% Twitter. Ovviamente molti usano anche due o più piattaforme.

Per quanto riguarda il versante dell’ informazione giornalistica, Amy Gahran sottolinea come dalla dalla Ricerca emerge che giornalismo e media sociali ‘’sono dalla stessa parte’’. Internet e i social media non sono nemici del giornalismo né dell’ industria dell’ informazione.

‘’Questo significa – aggiunge – che probabilmente è più importante di sempre che anche i giornalisti e le redazioni si impegnino nel campo dei media sociali. Non si tratta solo di far convergere traffico sul vostro sito. Non si tratta solo di trovare idee e spunti per articoli e servizi o stimolare feedback agli articoli. Si tratta invece di fare quello che i giornalisti dovrebbero fare e che le nostre comunità e i nostri lettori vorrebbero che noi facessimo’’.

Viene da  evocare il giornalismo ‘’pubblico’’ o ‘’civile’’ – quel movimento di cui Jay Rosen nel 2001 aveva parlato ampiamente nel suo libro What Journalists are For. Il Pew Center for Civic Journalism, attualmente in letargo, lo descriveva così: ‘’La convinzione che il giornalismo ha un’ obbligazione nei confronti della vita collettiva, un’ obbligazione che va oltre il solo racconto di qualche vicenda o lo scarico di un po’ di fatti. Il modo con cui facciamo giornalismo influisce sul modo in cui va la vita pubblica. Il giornalismo può aiutare una comunità a rafforzarsi oppure la può disarmare e indebolire’’.

Il giornalismo civile – prosegue Gahran – è stata una pratica controversa sul piano dell’ etica nelle redazioni delle testate mainstream, specialmente per quanto riguarda la questione dell’ oggettività. Ma molto di quello che le persone stanno facendo con e sui social network è pienamente in linea con il tipo di impegno collettivo che chi punta al giornalismo ‘’pubblico’’ cerca di praticare.

Forse è venuto il momento di rivisitare il giornalismo impegnato – conclude la giornalistaalla luce di quello che la gente sta facendo con i social media, e soprattutto alla luce dei risultati di questa ricerca del Pew. Forse l’ impegno nei media sociali potrebbe essere un modo più agevole e costruttivo per raggiungere quegli obbiettivi, e ridurre la pressione per cercare di raggiungerli direttamente attraverso i servizi giornalistici.

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