Dure lezioni per il mondo dell’ informazione

| 3 maggio 2011 |

Newspapers
Colpito dall’ingenuità dei discorsi  relativi all’ economia dell’ informazione giornalistica che spesso girano in Rete, Jeff Jarvis ha raccolto una serie di indicazioni sulla dura realtà dell’ industria editoriale, sia cartacea che online – Un lavoro indirizzato prima di tutto ai suoi studenti della City University of New York (Cuny), ma che cade bene nel dibattito sulla questione dei nuovi business model nel campo delle news – Il suo post ha raccolto finora 139 commenti – Ne presentiamo la traduzione italiana (è stato tradotto anche in tedesco)
——
“Io voglio…” non è un modello economico. A nessuno interessa quanto ti sei dato da fare. L’unica cosa che conta per il mercato è il valore. Le tirature (dei quotidiani) continueranno a diminuire. Anche se i costi fissi saranno ridotti al minimo, prima o poi ricresceranno…

Sono alcune delle ‘’regole’’ che Jeff Jarvis, giornalista e docente di giornalismo alla City University of New York (Cuny), ha raccolto per i suoi studenti affidandole anche ad un post sul suo blog, Buzzmachine, che è stato tradotto anche in tedesco. Lo presentiamo qui in traduzione italiana.

Jarvis, in una brevissima introduzione, dice di continuare ‘’ad essere meravigliato dall’ingenuità che percepisco nel dibattito economico intorno al mondo dell’informazione’’.

Le sue indicazioni dovrebbero servire anche ad alzare il livello di questo dibattito: il suo post in pochi giorni ha raccolto quasi 140 commenti.

*****

Hard economics lessons for news


di Jeff Jarvis

(traduzione a cura di Elena Baù)

REGOLE PER I BUSINESS MODEL
* La tradizione non è un modello economico Il passato non è più una guida affidabile per successi futuri.

*“Dovrebbe” non è un modello economico. Puoi sostenere che la gente “dovrebbe” pagare per avere i tuoi prodotti ma lo farà solo se ritiene che ci sia del valore in essi.

* “Io voglio…” non è un modello economico. I miei studenti di economia partono spesso da cosa vogliono fare, e io gli spiego che a nessuno – tranne forse alle loro madri – importa quello che “vogliono” fare.

* La virtù non è un modello economico.
Solo perché fai qualcosa bene non significa che ti meriti di essere pagato per questo.

* I business model non sono fatti di diritti ed emozioni. Sono fatti di brutali dati economici. Il denaro non ha cuore.

* Chiedere l’ elemosina non è un modello economico. E’ comodo pensare che Fondazioni e contributi possano bastare per risolvere i problemi del mondo dell’ informazione. Da lì non arrivano abbastanza soldi.

* Non si mangia gratis. I contributi del governo arrivano con il contagocce.

* A nessuno interessa quanto ti sei dato da fare. Sostenere che le informazioni costano molto è irrilevante per il mercato.

* L’unica cosa che conta per il mercato è il valore
. Quanto vale il tuo servizio per gli utenti?

Il valore è determinato dal bisogno. Che problemi risolvi?

* Il disordine è la legge della giungla e di internet. Se qualcun altro riesce a fare quello che fai tu più velocemente, a costi più bassi e con risultati migliori, lo farà.

* Conosci te stesso. Scopri i tuoi punti deboli prima che lo facciano gli altri. Oppure scopri i punti deboli di qualcun altro.

* Gli utili pesano più dei ricavi. Pianifica la redditività rispetto alle entrate e la sostenibilità rispetto al formato.


LA DURA REALTA’ CHE GOVERNA I GIORNALI

* Le tirature continueranno a diminuire. Non c’è dubbio.

* La riduzione dei costi ridurrà la qualità e il valore, che a loro volta riducono ulteriormente le tirature, che a loro volta ridurranno le entrate pubblicitarie. Un circolo vizioso inarrestabile.

* Concorrenti a basso costo e abbondanza dell’ offerta continueranno a ridurre il prezzo della pubblicità.

* La vendita locale al dettaglio continuerà a consolidarsi, riducendo ulteriormente le entrate pubblicitarie. Colpa di Amazon.

* I settori tipici delle piccole inserzioni – immobiliare, auto, professioni, merci – continueranno a diventare sempre più autosufficienti. Avranno sempre meno bisogno di intermediari di mercato.

* E’ in arrivo un baratro: la fine della massa critica di tirature necessaria per mantenere gli inserti. Cosa che  avrà un forte impatto su Profitti e Perdite per i giornali e cancellerà la ragione principale per cui questi vengono stampati e distribuiti.

* Per pochi lettori non vale la pena fare tagli. Un giornale ha eliminato il suo servizio di informazioni sul mercato azionario, ha risparmiato un milione di dollari e ha perso 12 abbonamenti. Questo significa che fino ad allora aveva speso 83.000 all’anno per mantenere questi lettori. Nella creazione dei piani aziendali, dovrà essere calcolato e massimizzato il valore netto futuro dei lettori.

* Anche se i costi fissi saranno ridotti al minimo, prima o poi ricresceranno. I soli tagli non fanno una strategia aziendale.

* “Il modello del giornale si è infranto e non può più essere ricomposto”, afferma John Paton (Ceo della Journal Register Company)

REGOLE DIGITALI

* La vendita su scala locale è la sfida fondamentale. Google raccoglierà i frutti derivanti dai 6 milioni di imprese che hanno creato e sostenuto le loro Place pages; Facebook trarrà grandi vantaggi dalle aziende che la utilizzano per diffondere campioni gratuiti online, mentre Groupon e Patch risponderanno alla sfida con la combattività dei loro staff di vendita locali.

* Ci saranno sempre più nuovi concorrenti. Per contenuti, accuratezza, pubblicità, vendite degli spazi pubblicitari.

* Non hai più il controllo del mercato, ora fai parte di un ecosistema. Comportati bene con gli altri.

* L’abbondanza farà scendere i prezzi nell’ era del digitale molto più che nell’epoca della stampa. E’ la lezione che Google sta insegnando ai media (e al governo).

* La domanda relativa ai paywall, ai contenuti a pagamento, è se essi siano il miglior modo per ottenere il massimo profitto. Non è una guerra di religione. E’ invece un problema pratico che riguarda il fatto se le entrate che derivano dagli abbonamenti saranno maggiori a quelle della pubblicità; se uno potrà permettersi di rinunciare a un po’ di audience e quali saranno i costi da sostenere.

OPPORTUNITA’

* La vendita su scala locale è la sfida fondamentale. Ritengo che la risposta si trovi nella produzione di servizi per i commercianti locali (attraverso tutte le piattaforme – non soltanto vendendogli spazi nei siti internet ma anche fornendo assistenza per Google Place Pages, Foursquare, e gli altri servizi di Facebook e Twitter) e creando delle nuove ed indipendenti forze vendita. La sfida più importante sarà quindi riuscire a tenere sotto controllo i costi di vendita e produzione.

* C’ è un enorme potenziale di crescita nell’ aumento dell’ engagement (il coinvolgimento degli utenti, ndr). In questo senso l’ engagement su Facebook supera di circa 30 volte quello dei siti dei giornali, e anche quello dell’Huffington Post è di gran lunga superiore a quello di molti giornali. Se si è davvero un servizio sociale, allora bisogna ripensare il proprio rapporto con la gente, diventando sempre più una piattaforma per la collettività: questo moltiplicherà il coinvolgimento e, con esso, lettori, guadagni e dati. Non abbiamo ancora cominciato a sfruttare appieno il potenziale insito nel valore che le redazioni possono generare in rapporto alle loro comunità: più persone, più valore, più impegno significano più valore da estrarre.

* Ci sono ancora delle funzionalità da scovare nelle infrastrutture. Se le rotative, la distribuzione e le strutture di vendita dei giornali non sono di per sé fonti di profitto, dovrebbero essere eliminate e le loro funzioni esternalizzate. Se altre funzioni – incluse le attività editoriali – possono invece essere consolidate, si dovrebbe farlo.

* I giornalisti dovrebbero occuparsi solo di quello che apporta il massimo valore. Non serve a niente raccontare alla gente ciò che già conosce. O fare esercizi di ego. Questa non è produzione. Si tratta invece di fare cronaca, rivedere, curare, spiegare, organizzare, insegnare… “Occupati di quello che sai fare meglio e usa i link per il resto”

* C’ è ancora molta crescita da scoprire nei network. Più sono i nodi dell’ ecosistema, più sono i contenuti a cui accedere ( senza dover sostenerne i costi di produzione), più crescono le  opportunità di promozione gratuita e più aumentano le occasioni per aggregazioni commerciali. Consultare il nostro progetto sui nuovi modelli di business dell’ informazione nell’ecosistema locale realizzato nella  CUNY.

* Ci sono ancora delle opportunità da scoprire nella collaborazione. Lavorare con la comunità e con altri membri dell’ecosistema consente a una testata giornalistica di specializzarsi, aumentare il proprio valore e ottenere di più con minor fatica.

* Ci sono altri canali di entrate che meritano di essere considerati. I blogger locali stanno ottenendo quote considerevoli di profitti. I giornali stanno entrando nel settore immobiliare e vendono anche prodotti.

* Non abbiamo ancora iniziato ad esplorare nuove definizioni di informazione.

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.