Giornalismo d’ inchiesta? Ma è molto più semplice pubblicare verbali

| 8 ottobre 2010 | Tag:, , ,

LeMondePubblicare il virgolettato di un testimone che è stato torchiato da un poliziotto o da un magistrato è cosa molto più succulenta, e molto meno stancante, del lavoro di manovalanza giornalistica – E i  direttori, più che mai responsabili della produttività della propria redazione, incoraggiano ampiamente questo tipo di pratiche: anziché mettere insieme un gruppo di reporter, basta raggiungere un amico con buoni contatti e si è nel business. Oggi, assoldare e gestire le “talpe” costituisce il cuore del giornalismo d’inchiesta francese – Confrontando le reazioni di Le Monde e Daily Telegraph a comportamenti illeciti dell’ esecutivo, Frédéric Filloux, in una delle sue MondayNote,  critica il comportamento del quotidiano parigino: invece di una ‘’inconsistente azione legale’’ la risposta migliore avrebbe dovuto essere di carattere giornalistico: una settimana con cinque o sei inchieste sulle pratiche di insabbiamento del governo, sull’ossessione di vendetta che nutre l’attuale amministrazione, sugli ostacoli che questo Paese pone allo svolgimento di una schietta attività giornalistica, sulla subordinazione dell’apparato giuridico, o sull’incapacità del parlamento francese di avviare indagini indipendenti

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Two situations, two attitudes

di  Frédéric Filloux
(traduzione di Andrea Fama)

Le Monde e Daily Telegraph. Entrambi quotidiani di punta, ed entrambi, il mese scorso, hanno vissuto esperienze parallele nell’affrontare una fuga di notizie su questioni governative. Due situazioni delicate e due reazioni – o, quanto meno, due atteggiamenti diversi.

Il 13 settembre Le Monde ha annunciato di voler intentare causa contro il Governo francese per aver indagato illegalmente su una fuga di notizie riconducibile ad uno dei suoi reporter. Dal punto di vista tecnico, si tratta di una causa contro ignoti, essendo rivolta ad una persona o organizzazione sconosciuta.

Lo scenario è intrigante e allo stesso tempo significativo. Ricordiamo il caso di Liliane Bettencourt (ereditiera del’impero L’Oreal). Una rivelazione dopo l’altra e l’affaire si è trasformato in fonte di grande imbarazzo per la presidenza di Nicolas Sarkozy. Eric Woerth, preminente ministro del governo francese, è al centro di un tentacolare conflitto di interessi, difeso da una patetica serie di “nego, non nego”  e da sfacciate menzogne. In qualità di Ministro per il Bilancio nonché di principale finanziatore dell’UMP (il partito di Sarkozy), Woerth era responsabile della situazione fiscale di Liliane Bettencourt mentre, allo stesso tempo, ne raccoglieva le donazioni per sostenere la macchina elettorale del Presidente francese. Inoltre, per aggiungere sconsideratezza (o cinismo) alla vicenda, la moglie di Woerth lavorava per il principale advisor finanziario di Liliane Bettencourt, Patrice de Maistre, al quale Woerth ha fatto ottenere la Légion d’Honneur, e che è sospettato di aver aiutato Bettencourt ad evadere il fisco e ad infrangere il regolamento per i conti bancari esteri.

Lo scandalo è scoppiato la scorsa estate, dopo che 21 ore di conversazione – furtivamente registrate dal maggiordomo di Bettencourt – sono state date in pasto ai media (qui il resoconto del Guardian). Ed ecco scatenarsi una raffica di interrogatori di polizia, alcuni dei quali sotto lo strano regime francese del fermo investigativo (“garde à vue”). I verbali di tali interrogatori sono rapidamente finiti nelle mani dei giornalisti, divenendo il nucleo dell’attività giornalistica. In Francia funziona così: in ogni questione di una certa rilevanza, qualcuno – generalmente un avvocato, un magistrato o un poliziotto – fa trapelare una testimonianza, che teoricamente dovrebbe dovrebbe essere protetta da rigide norme sulla riservatezza. Nelle sale stampa francesi si sente spesso dire “dovremmo avere quella deposizione per oggi pomeriggio”. L’attuale pratica standard è il frutto di una lunga evoluzione: prima i messaggeri, poi i fax, ed oggi le e-mail. Tali soffiate manipolatorie hanno, in larga misura, soppiantato le tradizionali inchieste giornalistiche indipendenti. Pubblicare il virgolettato di un testimone che è stato torchiato da un poliziotto o da un magistrato è cosa molto più succulenta – e molto meno stancante del lavoro di manovalanza giornalistica.

I direttori, più che mai responsabili della produttività della propria redazione, incoraggiano ampiamente questo tipo di pratiche: anziché mettere insieme un gruppo di reporter, basta raggiungere un amico con buoni contatti e si è nel business. Non sto esagerando. Ad oggi, assoldare e gestire le “talpe” costituisce il cuore del giornalismo d’inchiesta francese. D’accordo. Dopo tutto, è molto istruttivo e, a volte, enormemente divertente. Nell’affair Bettencourt, l’infinito flusso di soffiate provenienti da una quantità di fonti differenti ha trasformato una faida familiare in un racconto di cupidigia da cui è impossibile staccare gli occhi.

Per turare la falla, l’amministrazione Sarkozy ha usato un martello per schiacciare una mosca. Un caso neanche così complicato, infatti, ha visto addirittura l’intervento della DCRI (Direction Centrale du Renseignement Intérieur), un organo con poteri simili all’FBI o all’MI-5 inglese, per intenderci. La talpa è risultata essere niente meno che un collaboratore del Ministro della Giustizia, il quale aveva accesso a tutti i documenti relativi al caso. Ma il ragazzo non si è rivelato troppo sveglio: per chiamare i reporter, infatti, ha utilizzato il cellulare che gli aveva fornito il Governo. Una volta scoperto, è stato rimosso dal suo incarico e spedito all’estero. Ciò ha scatenato grande frustrazione tra i giornalisti di inchiesta: una fonte basilare è stata scoperta e non sarà più in grado di rivelare alcunché di interessante al di fuori del chiacchiericcio delle scimmie nella giungla della Guinea francese. (Al povero diavolo, alias David Sénat, non stanno dando tregua: è attualmente sotto inchiesta per presunto coinvolgimento in un sordido caso di gioco d’azzardo che coinvolge una società denominata Visionex).

Ma ora veniamo all’aspetto serio: nell’avviare la propria indagine, l’agenzia anti-terroristica francese ha agito al di fuori di ogni giurisdizione legale, e senza mandato. Nicolas Sarkozy  non ha mai avuto timore  ricorrere al proprio potere esecutivo per far fronte a questioni per lui spinose. A febbraio, ad esempio, ha incaricato proprio la DCRI di indagare sulla fuga di notizie relativa ad alcune voci in merito alla vita privata della coppia presidenziale.

Per giustificare la causa che intende intentare, Le Monde invoca la legge che protegge la segretezza delle fonti giornalistiche. Seconod il quotidiano, l’amministrazione non ha diritto a ricorrere ad “ogni mezzo necessario” per appurare la fonte di una fuga di notizie. (La testata fa leva sull’uso illegale della politica anti-terrorismo). Inutile dire che l’azione intrapresa da Le Monde ha suscitato il supporto generale dell’elite mediatica e di un’ampia fetta del mondo politico.

E adesso passiamo al caso inglese. Il 28 settembre, sulle scrivanie del Daily Telegraph è piovuta una lettera del Ministro della Difesa, Liam Fox, indirizzata al Primo Ministro, David Cameron. Il contenuto è decisamente esplosivo considerato che nella missiva il Ministro avverte il Premier delle “gravi conseguenze” derivanti dai tagli operati al bilancio militare. Il giorno seguente, circa 30 agenti di polizia hanno fatto incursione nel Ministero della Difesa, alla ricerca di prove che potessero confermare la fonte della fuga di notizie. Hanno rovistato gli uffici di Liam Fox e dei suoi dipendenti diretti, scartabellando hard disk, registri delle telefonate e persino gli armadietti.

Le basi giuridiche che giustifichino l’intervento della polizia militare sono poco chiare. Ma il punto è che a nessuno sembra importare. Nessuno solleva dubbi sul diritto di un governo a proteggere la corrispondenza tra il Ministro della Difesa ed il suo Primo Ministro. Al contrario, la stampa si è focalizzata sulla sostanza delle posizioni di Liam Fox in merito ai tagli al bilancio e sull’entità del suo disaccordo con David Cameron.

Due storie diverse. Nel caso inglese, sono in ballo questioni politiche molto serie. Il caso francese, invece, riguarda l’insabbiamento di un conflitto di interessi che rasenta la corruzione passiva e che coinvolge una miliardaria ed il partito politico attualmente al governo. In entrambi i casi, si potrebbe invocare la protezione delle fonti: nel Regno Unito, la talpa potrebbe aver voluto attirare l’attenzione sulle conseguenze del taglio di bilancio; in Francia, la talpa potrebbe essersi sentita offesa dall’insabbiamento della Bettencourt. Mentre Le Monde invoca il principio della tutela delle fonti, la stampa inglese non sembra incline ad un simile approccio. Da quelle parti, tutto ciò fa parte del solito gioco tra gatto e topo  interpretato dai media e dal governo.

La causa di Le Monde è un po’ traballante. In un certo senso, fa appello ad un principio legittimo – ovvero, l’abuso di potere perpetrato attraverso l’utilizzo illegale di un’agenzia anti-terroristica al di fuori delle proprie competenze. (Una precisazione: il reporter che ha interagito con la fonte del Ministero della Giustizia non è stato indagato – nessun pedinamento né intercettazione, solo il suo numero di telefono nella lista di chiamate del cellulare del funzionario). Ma è davvero questo il ruolo di un giornale: denunciare il governo per un presunto abuso di potere? Ovviamente c’è il rischio concreto che l’azione legale venga bollata dalla Corte – con grande soddisfazione dell’entourage di Sarkozy.

La risposta migliore avrebbe dovuto essere (ed è) di carattere giornalistico. Una settimana con cinque o sei inchieste sulle pratiche di insabbiamento del governo, sull’ossessione di vendetta che nutre l’attuale amministrazione, sugli ostacoli che questo Paese pone allo svolgimento di una schietta attività giornalistica, sulla subordinazione dell’apparato giuridico, o sull’incapacità del parlamento francese di avviare indagini indipendenti.

Il giornale sarebbe stato legittimato anche a scendere nei dettagli in merito all’intenzione dell’esecutivo di intercedere nelle scelte di emancipazione interne al giornale semplicemente perché a Sarkozy non piacciono i nuovi proprietari. Non erano certo le argomentazioni a mancare.

Non dico che Le Monde non abbia fatto nulla di ciò. Sto solo rammentando che il potere editoriale di una testata di tale caratura ha un peso di gran lunga superiore a quello di un’inconsistente azione legale.