Ciclismo e doping: una tesi denuncia anche l’ ipocrisia dei media

| 18 gennaio 2009 | Tag:

Doping Nel momento in cui l’ argomento torna d’ attualità con la riapertura della ‘Operacion Puerto’, pubblichiamo la tesi di laurea “Il ciclismo e la morsa del doping – Da Coppi all’ Operaciòn Puerto, storie di scandali in un mondo malato al suo interno” con cui un giovane studente veneto si è laureato a Padova (relatore Raffaele Fiengo) in Scienze della Comunicazione

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”Il giornalismo ed i media in generale dovrebbero finalmente mettere da parte l’ ipocrisia e, allo stesso modo con cui raccontano ed enfatizzano le imprese e le vittorie, iniziare a mettere in luce anche le molte difficoltà e contraddizioni che caratterizzano questo sport. I nomi di coloro che sbagliano devono uscire allo scoperto e, soprattutto, devono essere allontanati dal ciclismo, altrimenti questo eroico e romantico sport rischia di collassare su sé stesso”.

Proprio nel momento in cui l’ argomento torna d’ attualità con la riapertura della ‘Operacion Puerto’ – la maxi-inchiesta su una rete internazionale di doping legata al medico Eufemiano Fuentes, che ha coinvolto molti ciclisti, come il tedesco Jan Ullrich, che ha annunciato il proprio ritiro, l’italiano Ivan Basso e lo spagnolo Francisco Mancebo -, segnaliamo e pubblichiamo una tesi di laurea dedicata al doping nel ciclismo.

Il ciclismo e la morsa del doping – Da Coppi all’ Operaciòn Puerto, storie di scandali in un mondo malato al suo interno” è il titolo della tesi con cui Antonio Massariolo*, un giovane studente padovano, si è laureato a Padova (relatore Raffaele Fiengo) in Scienze della Comunicazione.

La tesi analizza tutti gli aspetti della vicenda e indica anche il ventaglio delle responsabilità. E fra i responsabili – oltre ai corridori stessi, naturalmente, ai medici, ai dirigenti sportivi e ai politici – addita anche il ruolo della stampa, e in particolare quello della televisione.

All’ interno della stampa sportiva italiana esistono giornalisti che parlano chiaramente e volutamente di doping nel ciclismo, ed altri che, per diversi motivi, spesso si soffermano solamente sull’ aspetto romantico di questo sport.

Non si può quindi generalizzare accusando tutto il giornalismo italiano di collusione con il problema doping.

Bisogna notare però, che, nel mondo del ciclismo, l’ impatto maggiore ce l’ ha
sicuramente la televisione. E’ proprio qui che servirebbe una ricerca della verità che purtroppo in questo momento non c’ è. Proprio per questo nella tesi sono
analizzati dettagliatamente i problemi di chi racconta questo mondo, i quali possono essere di tre tipi: ignoranza, complicità e malafede.

Il giornalismo sportivo, in questo momento, ha la grande occasione di assumere il ruolo che realmente dovrebbe avere, cioè quello di fare chiarezzain questo mondo così complicato.

Il giornalismo ed i media in generale dovrebbero finalmente mettere da parte
l’ ipocrisia ed iniziare, allo stesso modo con cui raccontano ed enfatizzano le imprese e le vittorie, a mettere in luce anche le molte difficoltà e contraddizioni
che caratterizzano questo sport. I nomi di coloro che sbagliano devono uscire allo scoperto e, soprattutto, devono essere allontanati dal ciclismo, altrimenti questo eroico e romantico sport rischia di collassare su sé stesso.

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*Antonio Massariolo (massariolo@interfree.it) ha 22 anni ed abita a Mirano (Venezia). Collabora assiduamente con RadioBue (www.radiobue.it) la radio in streaming dell’ Università di Padova.

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Un abstract

La tesi

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