Politkovaskaja: il regime non permetterà che si individuino mandanti ed esecutori

| 16 giugno 2009 |

In una intervista all’ Osservatorio sul Caucaso Majnat Abdulaeva, giornalista cecena in esilio, parla del caso Politkovskaja, della difficile situazione nel Caucaso settentrionale e di come concretamente la società civile occidentale potrebbe essere d’aiuto

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”Sin dall’inizio è stato lampante il fatto che il processo per l’ uccisione di Anna Politkovskaja, chiuso qualche giorno fa con il proscioglimento degli imputati,  era stato concepito ‘’come una farsa per dimostrare al mondo, e in primo luogo all’Occidente, ai politici e ai giornalisti occidentali, che le autorità russe avrebbero fatto di tutto per trovare il mandante e l’esecutore dell’omicidio’’.

‘’Negli ultimi anni ci sono state numerose falsificazioni che mi autorizzano a dubitare delle autorità russe. Per quanto riguarda le persone arrestate e poi prosciolte per quell’ omicidio, persino nelle condizioni in cui viene amministrata la giustizia in Russia, dove la mistificazione è normale amministrazione, non si è riuscito a condannarli. Le accuse sono cadute e i giovani sono stati liberati. Fra di loro non c’erano né il mandante né l’esecutore materiale del delitto. Anche nel caso in cui effettivamente fossero stati collusi e condannati, avremmo comunque avuto solo qualche arrestato per motivi non chiariti’’.

Majnat Abdulaeva*, giornalista cecena in esilio, in una intervista all’ Osservatorio Caucaso, parla del caso Politkovskaja, della difficile situazione nel Caucaso settentrionale e di come concretamente la società civile occidentale può essere d’aiuto.

‘’È stato un bene che non li abbiano condannati, che non siano diventati dei capri espiatori solo perché si potesse dire all’Occidente “Ecco, abbiamo preso i colpevoli!” Sono assolutamente sicura che sotto l’attuale potere della Federazione Russa non sapremo mai i nomi del mandante e dell’esecutore, non verranno mai chiamati alla sbarra a rispondere. Al momento non è opportuno, non è vantaggioso per le autorità russe, far sapere chi è il mandante dell’omicidio, e finché ci sarà al potere l’attuale regime, la verità sull’omicidio di Anna Politkovskaja sarà tenuta nascosta. Fra venti, forse trenta anni, sapremo chi l’ha ordinato, perché e a chi è stato fatto un regalo il giorno del compleanno di Putin. Ma non adesso…’’

La situazione attuale in Cecenia?

’’La mia risposta è univoca – spiega Abdulaeva -. La situazione è quella di una dittatura della repubblica delle banane, una dittatura fondata sulla paura e sulla violenza, dove tutto dipende da un tiranno. Non esiste libertà di stampa, non può esistere libertà di espressione e opinione, qualsiasi parola pronunciata incautamente può condurre alle torture, all’arresto. La stabilità e l’ordine di cui si parla tanto oggi assomigliano a un castello di carta che ha per fondamento molti anni di crudeltà, terrore e violenze. Non so quanto possa ancora durare una costruzione basata sulla paura, ma ho seri dubbi sulla qualità di una tale struttura’’.

L’ intervista è qui.

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* Majnat Abdulaeva è stata per anni corrispondente da Grozny per Novaja Gazeta (il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja) e per Radio Free Europe/Radio Liberty. In seguito ad esplicite e ripetute minacce, nel 2004 ha abbandonato la Cecenia grazie all’aiuto di un’organizzazione tedesca e da allora risiede in Germania, continuando a lavorare come giornalista. Majnat ha recentemente raccontato la sua storia e la storia della sua Cecenia in un incontro con PeaceReporter

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