(da bernyblog )
Nonostante i molti anni trascorsi dalla genesi della Rete, per la stragrande maggioranza dei giornalisti (o presunti tali) nostrani urge piuttosto scrivere di nefandezze o gossip. E spingere le mode o i gadget del momento. Cosa c’è di più facile allora che sbattere variamente Facebook in prima pagina pressochè ogni dì? Preferendo alle necessità di spunti e riflessioni articolate, un approccio quasi sempre scandalistico, fuori contesto, inaccurato. L’ultimo fulgido esempio arriva oggi da Repubblica.it, tradizionalmente in prima fila in questo perenne filone di disinformazione.
Dove stavolta si estrapola la battuta di una delle ricercatrici del suddetto studio USA, dana boyd, la quale da tempo analizza e illustra la complessità dei rapporti sociali su Facebook e dintorni per farle dire, miracolo!, tutto l’opposto:”i social network non solo favoriscono l’ansia ma disabituano alla vita reale”. Certo, il pezzullo segue la classica tesi preconfezionata, ma è vergognoso arrivare a simili stravolgimenti delle opinioni altrui e delle situazioni reali. Lo spiega ottimamente Giovanni Boccia Artieri in un post fresco fresco: “…interessante come il pensiero possa essere utilizzato da un giornalismo cut&paste in modi funzionali all’approccio sotteso al pezzo, fingendo una neutralità del giornalista che scrive”.
Eppure non è la prima nè, c’è da scommetterlo, sarà l’ultima volta che capita. E, più importante, se ne sarà mica accorto qualcuno in Italia? E chissà se avremo un minimo di reazione, nella blogosfera, sui giornali e al bar. Per mettere a nudo simili comportamenti vergognosi. Contro la pervicace assenza di senso etico e professionale. Potrebbe rivelarsi un piccolo (ma indicativo) contributo collettivo per respirare un’aria migliore, dentro e fuori la Rete.
il motivo per cui si fa un informazione del genere, fatta di slideshows erotici, automobili e facebook è fare soldi senza investire in contenuti. esattamente come StudioAperto….se guardo gli altri giornali online (soprattutto quelli anglosassoni) che mettono a disposizione dell’utente cose come prodotti multimediali, podcast, reportage fotogrfici prodotti dal giornale, radio, tv etc…mentre repubblica e coriere fanno solo una tv che scimmiotta il tg1 e nient’altro…mi viene da piangere.l’industria dei giornali su carta è in crisi ma almeno il Ny times (ad esempio) cerca di correre ai ripari in modo intelligente.