Tramonta la proprietà familiare? Socializziamo il quotidiano

| 30 ottobre 2007 |


La proprietà delle aziende editoriali passa da pubblica – in vendita sul mercato e sulle borse – a privata, ma posseduta dai suoi stessi dipendenti – La proposta è di Sam Zell, re del mattone e nuovo proprietario di Chicago Tribune e Los Angeles Times, ma qualcuno dice che è solo un giochino finanziario per non pagare le tasse

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di Matteo Bosco Bortolaso

New York – Visto il tramonto del giornalismo familiare, qualcuno ipotizza la socializzazione del quotidiano. Tecnicamente si chiama ESOP (Employee Stock Ownership Plan)  e lo ha proposto il re del mattone Sam Zell , il miliardario re del mattone nuovo proprietario di Chicago Tribune e Los Angeles Times.

In pratica la proprietà dell’ azienda passa da pubblica – in vendita sul mercato e sulle borse – a privata, ma posseduta dai suoi stessi dipendenti. C’è chi dice che potrebbe funzionare, c’è chi dice che è solo un giochino finanziario per non pagare le tasse.

Non è ancora chiaro se l’esperimento di Zell funzionerà o crollerà come un castello di carte, un’immagine usata dal New York Times per descrivere l’avventura della Tribune Company.

Nella prima metà di quest’anno l’azienda ha perso l’8,7% delle entrate rispetto allo stesso periodo del 2006. I numeri dei concorrenti erano meno drammatici: per la Gannett il 3,6%, per il New York Times il 5,6%, per la McClatchy il 7,6%, ma quest’ultimo dato va letto tenendo conto del fatto che l’anno scorso l’azienda aveva comprato diversi quotidiani della Knight Ridder.

La Tribune è una delle più grandi imprese editoriali statunitensi ed è proprietaria di 23 emittenti televisive e 11 giornali tra cui Chicago Tribune, Los Angeles Times, Newsday e Baltimore Sun. Tra le società controllate c’è anche la squadra di baseball Chicago Cubs.

Il re del mattone prevede di creare un ESOP , un programma che investe principalmente nella stessa azienda. La ESOP, formata dagli impiegati, sarà quindi la proprietaria della Tribune.

In questo modo si eviteranno di pagare le tasse per le entrate, che nella prima metà di quest’anno sono state di 54 milioni di dollari e l’anno scorso ammontavano a 348 milioni.

La Tribune non è un’azienda molto sindacalizzata. Attraverso contrattazioni con i pochi impiegati che aderiscono ad una Union, si è arrivati ad un accordo abbastanza facilmente. Il premio per gli impiegati sarà una buona pensione. Ma ovviamente questo accadrà solo se l’azienda avrà un futuro florido.

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