La stampa e il “caso Dal Molin”?. Un ruolo molto discutibile

| 22 ottobre 2007 |

Dal Molin

Una tesi sul comportamento dei giornali nella vicenda della nuova base Usa a Vicenza – La stampa terminale passivo di chi vuole controllare l’ informazione su se stesso

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Sul caso Dal Molin (una sorta di delirio italiano  per il modo oscuro e controverso in cui è stato gestito da tutti coloro che ne hanno preso), i giornali hanno  svolto un lavoro molto discutibile, sia nella forma che nei contenuti, mostrando in pieno la malattia dell’ informazione di oggi, quella che porta il giornalismo ad essere sempre più il terminale passivo di flussi informativi attivati in prima persona da altri soggetti pubblici e privati, che intendono controllare modi e tempi della comunicazione che li riguarda.

Sono alcune delle conclusioni della tesi  ‘’La stampa e il caso Dal Molin” con cui Elena Dante* si è laureata in Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’ Università di Padova, col professor Raffaele Fiengo, e che Lsdi pubblica.

 

LA VICENDA

La questione della nuova base Usa a Vicenza era stata lanciata per la prima volta dalla stampa locale addirittura nel 2003, venendo ripresa periodicamente ma restando sempre
nell’ ambito delle ipotesi, complice anche una gestione tutt’ altro che
trasparente da parte di chi tesseva le decisioni. Fino a quando, nel maggio
2006, la questione scoppia definitivamente con la presentazione, nei minimi
particolari, del progetto di costruzione realizzato dagli americani.

In parte – secondo Elena Dante – la sterzata è dovuta anche a ‘’un nuovo ‘’personaggio’’ che è entrato prepotentemente nel gioco: il Vicenza, un giornale gratuito e sufficientemente “diverso” che rompe la situazione di monopolio dell’informazione, problema annoso nella città, e pur con
irruenza contribuisce a dare davvero spazio alla questione e a chi non vede nel progetto esattamente un’occasione da non perdere per la città.

Si mettono quindi in gioco problemi di campi di forze e interessi dei proprietari dei
giornali stessi – prosegue l’ autrice –  mentre il silenzio della stampa nazionale contribuisce a far capire che la questione è molto spinosa per i suoi contenuti e per le possibili conseguenze su di un governo arrivato al potere anche grazie ai voti di
persone attente alle tematiche ambientali e pacifiste. E quando finalmente la questione supera i confini regionali, si assiste alla figuraccia di molte testate, che per molto tempo perseverano in errori che denotano la superficialità della documentazione, o peggio, l’intento di strumentalizzare politicamente un movimento nato senza bandiere e totalmente trasversale, a livello ideologico e generazionale.

I GIORNALI LOCALI

Il Giornale di Vicenza – ricostruisce Elena Dante – si è più volte vantato di aver coperto, prima e meglio di tutti, il caso Dal Molin. Ma se la contestazione è scoppiata così
tardi, nonostante l’idea del progetto esistesse da tre anni, è stato perché da
sempre è mancato il contraddittorio, cioé un’analisi seria e obiettiva di costi e guadagni, sul progetto. Solo con la nascita di un movimento contrario che
si esprimeva in massa si è cominciato ad esporre i primi dubbi, ma sempre
attraverso la bocca dei comitati. Con il passare del tempo, da una fase
passiva il giornale si è mosso verso una posizione attiva, facendosi spesso
megafono degli allarmismi della Giunta e giocando sull’incertezza delle
informazioni per indirizzare i lettori verso una delle tante interpretazioni
possibili, oppure lanciando titoli a effetto rettificati soltanto dalla lettura nei
commenti dei giornalisti o nell’articolo.

Non si possono ignorare, inoltre, i pronunciamenti a favore della base da
parte dei proprietari del gruppo del giornale, come Assindustria e Banca
Popolare di Vicenza, riportati sul giornale stesso.

Il Vicenza, inizialmente anche per una politica di nobilitazione della testata,
ha perseguito con continuità una linea alternativa che dava ai comitati
uguale e forse maggiore spazio rispetto alle fonti istituzionali per
pronunciarsi sulla vicenda. Tuttavia, nonostante la qualità degli articoli, la
profondità dell’informazione è stata limitata dall’impostazione grafica e dal
formato del giornale, che aveva fisicamente meno spazio per parlare del
caso.

LE TESTATE NAZIONALI

Se i quotidiani di sinistra, da Liberazione al Manifesto, hanno
dato ampio spazio a ciò che stava succedendo a Vicenza, schierandosi
decisamente col fronte del No, – rileva l’ autrice della tesi – il Corriere della Sera e Repubblica hanno
mantenuto una posizione singolare. Il Corriere della Sera è molto
scarno nel riportare la manifestazione di dicembre: si parla di 15mila
partecipanti e non si spiegano i motivi del no alla base promosso dai
comitati. E’ molto presente, invece, quando la vicenda entra nel vivo, cioè
dalla contestazione all’ambasciatore americano, e dedica un buono spazio
ad un approfondimento sulla questione (anche se ogni tanto si parla di base Nato). Forse la presenza in redazione di Sergio Romano, pronunciatosi per il
No, e del vicentino Gian Antonio Stella, oltre che un contatto diretto con la
zona grazie al Corriere del Veneto, ha spinto verso un maggiore interesse
nei confronti della vicenda.

Controverso invece il comportamento di Repubblica: dopo aver trionfato a dicembre titolando 30mila partecipanti al corteo contro la base Usa, a
gennaio riporta soltanto la notizia delle contestazioni a Spogli, per
ritornare sulla questione il 16, lo stesso giorno in cui Prodi darà il nullaosta
alla base. Il giorno dopo, Paolo Garimberti scriverà un editoriale dal titolo Una scelta obbligata, in cui difende la decisione del governo. Secondo un
portavoce dei comitati del No, questo cambiamento di rotta va visto in
un’ottica di protezione del governo, che mai era stato così in difficoltà,
promossa dai quotidiani di centrosinistra per smorzare i toni del dibattito. In
quest’ottica quei giorni di “buco” si potrebbero allora vedere come giorni in
cui si è decisa la linea da mantenere sul caso. Come si è visto, con pochi
risultati.

Nei maggiori giornali nazionali, insomma, l’interesse per le conseguenze politiche del caso è prevalso sulla questione locale, che comunque poneva importanti interrogativi sulla decennale presenza delle basi militari Usa sul territorio italiano. E lo stesso movimento di protesta ha subito in molti casi un processo di strumentalizzazione, venuto meno soltanto quando l’interesse sulla vicenda era ormai calato.

UN NUOVO MODO DI FARE INFORMAZIONE

Il caso dal Molin – rileva ancora Elena Dante – è stato, infine, il laboratorio per un nuovo modo di fare informazione, attraverso i blog e il sito dell’assemblea che si è prestato a raccogliere tutto ciò che veniva prodotto dai comitati, dai comunicati alle
fotografie ai verbali delle conferenze. In concorrenza col Comune, i comitati hanno fornito gli itinerari e le indicazioni per le manifestazioni, producendo un’informazione diretta, da cittadini a cittadini, non mediata da nessun giornale. Sempre in quest’ottica di autoproduzione, da marzo 2007 è iniziata la pubblicazione, sia cartacea che digitale, de Il Giornale Dal Molin,
mensile ufficiale dei comitati che riprende provocatoriamente,
modificandola, la testata del Giornale di Vicenza.

Nello stesso modo sarebbero potuti intervenire i comitati del Sì,
commentando di volta in volta le posizioni di chi si esprimeva per il no. La
posizione assunta nel caso Dal Molin dai giornali ufficiali, locali e non,
sembra essere stata semplicemente quella di commentare, e se possibile
confondere, le poche, vere informazioni che si sono avute in questa vicenda,
usando il “prestigio” accordato alle notizie che compaiono sui giornali per
ufficializzare posizioni incerte o semplici interpretazioni di scarni
comunicati.

L’unica speranza – commenta l’ autrice della tesi – – è che, sia a livello politico che giornalistico, si rifletta su quanto è stato detto e fatto in questi mesi, e si opti, in futuro, per un
giornale diverso; magari con meno notizie, ma più fatti.

E LA VERA DEMOCRAZIA?

E comunque – conclude Elena Dante – resta in piedi la domanda su cosa sarebbe potuto succedere, se qualcuno si fosse responsabilmente incaricato di distribuire a tutti il libretto con le istruzioni perché su di una questione così delicata si potesse creare un dibattito, locale e nazionale. Come in una vera democrazia.

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*Elena Dante (elena.dante@gmail.com) ha 22 anni e abita a Vicenza.
Laureata con il massimo dei voti in Scienze della comunicazione all’Università di Padova, è iscritta al primo anno della specialistica in Giornalismo all’Università di Verona.
Collabora con la rivista per ragazzi PM e con NiMedia, sezione multimediale del mensile Nigrizia.

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