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L’aspetto finanziario

Se i dati dell’audience sono in discesa, quelli finanziari appaiono più sfumati. L’industria ha imparato a gestire al meglio il declino, almeno fino a un certo punto. Ma ha anche dimostrato di saper esagerare, tagliando le spese senza al contempo innovare.
Si fa sempre più evidente la riluttanza degli inserzionisti a spendere in mancanza di riscontri sicuri sugli effetti della pubblicità. La speranza che un giorno le inserzioni su Internet possano eguagliare quelle della carta stampata e della televisione ora sembra svanire.
Nel 2006, le entrate dei quotidiani sono rimaste invariate e i guadagni sono diminuiti, con un declino sensibile: prima della scorporo fiscale,  meno 8% rispetto al 2005, che non fu un anno particolarmente buono.
I problemi arrivano dai settori trainanti.  Vanno sparendo gli annunci di cerco/offro lavoro, e soffrono anche quelli degli autoveicoli. Le maggiori entrare degli annunci online non bastano più a compensare i declini combinati della piccola pubblicità e della circolazione nel cartaceo.
Wall Street ha risposto in maniera scontrosa. Le azioni dei quotidiani sono scese mediamente dell’11%, dopo il meno 20% dell’anno precedente. L’altro grande settore cartaceo, le riviste, è andato un po’ meglio, ma non si può certo dire sia stato un anno proficuo. Dopo il bilancio negativo del 2005, il previsto recupero del 2006 non si è materializzato. Il numero delle inserzioni è rimasto immutato nell’intera industria, e lo stesso vale per le riviste d’informazione.
L’unico settore del cartaceo che sembra aver interrotto questo trend al ribasso è, di nuovo, la stampa etnica, soprattutto quella ispanica. Dove gli investimenti pubblicitari sono cresciuti del 4,6% e le entrate percentuali dei quotidiani si sono raddoppiate.
Invece online il mercato delle inserzioni sembra diretto a stabilire un altro record, con una crescita di oltre il 30% nel 2006, per entrate lorde superiori ai 16 miliardi di dollari.
Sorgono tuttavia dubbi su quanto ciò sia trainato dall’informazione, e le proiezioni prevedono per l’anno prossimo un rallentamento del ritmo di crescita delle inserzioni online, per diventare a una sola cifra entro la fine del decennio. Ciò va ad aggiungersi all’urgenza per il giornalismo di trovare nuovo modelli economici online, pena serie conseguenze.
La televisione ha intanto continuato ad aver più successo in quest’equilibrio. Nei telegiornali locali le proiezioni del 2006 sono state superate del 10%. Ciò grazie all’aggiunta dei notiziari in vari momenti della giornata, al punto che le ore quotidiane dedicate alle news locali hanno raggiunto record assoluti.
Anche i telegiornali dei tre maggiori network Tv hanno visto maggiori entrate sia per i telegiornali del mattino che della sera, e gli affari sono robusti anche per il via cavo, dove le entrate arrivano dalle inserzioni e dai contratti decennali firmati con i provider per le licenze sui vari canali. Le proiezioni parlano di un terzo in più per i profitti di Fox, fino a superare così CNN, che a sua volta crescerà del 13%, mentre per la prima volta anche MSNBC avrà entrate consistenti.

Situazione invariata per la radio nel 2006, con entrate pubblicitarie salite di appena l’1%. È però vero che qui i dati vanno riletti alla luce delle nuove tecnologie audio: nel 2005 le inserzioni sulle radio online erano cresciute del 77% fino a toccare i 60 milioni di dollari. Cifre ancora ridotte, pur se una buona percentuale di queste entrate (la metà per le radio online) finiscono nelle casse dei circuiti radiofonici tradizionali.

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