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Campi Flegrei, piano da 1 miliardo: cosa cambia per le case

A cura di
Redazione

Il nuovo decreto sui Campi Flegrei non promette di cancellare il rischio, ma sposta il baricentro sulla prevenzione: case, scuole, infrastrutture e servizi essenziali entrano in un piano decennale pensato per convivere con il bradisismo senza lasciare famiglie e comuni soli davanti a scosse e sgomberi.

Il Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2026 ha approvato un Piano straordinario per l’area flegrea e ha previsto due fondi da 50 milioni di euro l’anno per dieci anni, uno per il patrimonio privato e uno per quello pubblico. In pratica, la cornice economica sale a un miliardo nel decennio, con una governance affidata al presidente della Regione Campania come commissario straordinario fino al 2036.

La Solfatara di Pozzuoli, nel sistema dei Campi Flegrei. Foto: Norbert Nagel/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

Cosa prevede il piano

Il provvedimento riguarda i comuni di Bacoli, Napoli, Pozzuoli e Monte di Procida. La novita’ non e’ solo lo stanziamento, ma il metodo: un commissario unico, una struttura di supporto, ordinanze operative e una Conferenza permanente chiamata a pesare sugli strumenti urbanistici e sui progetti pubblici. L’obiettivo dichiarato e’ ridurre la vulnerabilita’ sismica, riparare gli immobili danneggiati, riqualificare edifici e infrastrutture, e rafforzare la risposta di protezione civile.

Per le abitazioni private il punto piu’ concreto e’ la possibilita’ di contributi per riparazione e riqualificazione sismica degli edifici con almeno un’abitazione principale, se danneggiati e sgomberati dopo l’entrata in vigore del decreto. Le somme non concorreranno alla formazione del reddito imponibile, ma saranno sottoposte a controlli a campione. E’ una scelta che prova a tenere insieme sostegno economico e verifiche, in un’area dove gli interventi edilizi non possono essere trattati come una pratica ordinaria.

Il piano tocca anche l’urbanistica: nei comuni interessati il nuovo consumo di suolo potra’ essere previsto solo in casi eccezionali, motivati da riduzione del rischio, protezione civile o servizi essenziali, e solo quando non sia tecnicamente o economicamente possibile riqualificare aree gia’ edificate. Per un territorio densamente abitato, e’ uno dei passaggi piu’ sensibili.

Il Rione Terra di Pozzuoli, area abitata dei Campi Flegrei. Foto: Superchilum/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Perche’ cambia la gestione del rischio

La Protezione civile ricorda che la zona di intervento bradisismico comprende circa 85 mila abitanti tra Pozzuoli, Bacoli e parti di Napoli, mentre la zona ristretta supera i 33 mila residenti. Il punto politico e operativo e’ tutto qui: il bradisismo non e’ un terremoto isolato, ma una crisi ripetitiva legata alla dinamica della caldera, con deformazioni del suolo, sismicita’ e possibili danni a edifici e infrastrutture.

Il ministro Nello Musumeci ha definito il piano una svolta fondata sulla “convivenza consapevole con il rischio”: lo Stato, ha spiegato, non puo’ promettere l’eliminazione del pericolo, ma deve ridurre esposizione e vulnerabilita’, preparare la popolazione e ricostruire cio’ che e’ stato danneggiato. Tradotto per i residenti: piu’ controlli sugli edifici, piu’ esercitazioni, piu’ attenzione alle vie di fuga e alla tenuta dei servizi.

La ricaduta immediata sara’ amministrativa: servono decreti attuativi, priorita’ tecniche, graduatorie chiare e cantieri sostenibili. Ma il segnale e’ gia’ leggibile. Dopo anni di misure frammentate, il governo prova a costruire una cornice lunga, con fondi annuali e una catena decisionale meno dispersa.

Conclusioni finali

Per i Campi Flegrei la vera svolta non sara’ il titolo del decreto, ma la velocita’ con cui i fondi diventeranno verifiche, lavori e protezione reale per chi abita sopra una caldera attiva. Il piano da 1 miliardo mette nero su bianco che il rischio non si archivia: si misura, si riduce e si governa. Ora il banco di prova saranno case, scuole, infrastrutture e tempi di attuazione.

Fonti

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