Conti correnti più cari: cosa rischia chi lascia soldi fermi

Costi dei conti correnti in aumento e depositi a 1.163 miliardi: cosa controllare tra canoni, bonifici, prelievi e conti online.

Portafoglio aperto con banconote in euro

Il conto corrente non è più soltanto il posto dove far arrivare stipendio, pensione e pagamenti. È diventato una voce di spesa da controllare con la stessa attenzione riservata a bollette, assicurazioni e abbonamenti. L’ultimo segnale arriva dai dati rilanciati da Adusbef su base Banca d’Italia: in dieci anni il costo di gestione di un conto corrente tradizionale è salito del 23%, da 82,2 a 101,1 euro l’anno.

Il dato pesa perché arriva mentre sui conti delle famiglie italiane restano depositati circa 1.163 miliardi di euro. Non significa automaticamente che le famiglie siano più ricche: nello stesso periodo l’inflazione ha eroso gran parte dell’aumento nominale dei depositi. Il rischio concreto, per molti correntisti, è pagare di più per tenere ferma liquidità che rende poco o nulla, mentre commissioni, operazioni e servizi accessori continuano a incidere.

Banconote in euro in un portafoglio. Foto: Santeri Viinamäki, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il segnale dei costi: perché il conto corrente pesa di più

La prima distinzione da fare riguarda la natura della spesa. Il costo di un conto non coincide solo con il canone mensile. Secondo l’indagine della Banca d’Italia sul 2024, per i conti tradizionali la spesa media complessiva è rimasta intorno a 101,1 euro, quasi invariata rispetto all’anno precedente. Dentro quel numero, però, i canoni di base e quelli delle carte di debito sono diminuiti, mentre sono aumentate le commissioni applicate alle operazioni e l’operatività dei correntisti.

Tradotto: anche quando il canone sembra stabile o più basso, il conto può diventare più caro se aumentano bonifici, prelievi, pagamenti, disposizioni e servizi usati durante l’anno. È qui che si nasconde la parte meno visibile della spesa. L’ANSA, citando lo studio Adusbef, segnala che le spese variabili sono cresciute del 34,2% in dieci anni, mentre le sole spese per disposizioni avrebbero registrato un aumento del 62,6%.

Il confronto con i conti online spiega perché molti clienti stanno cambiando abitudini. Banca d’Italia indica per il 2024 una spesa media di circa 30,6 euro per i conti online, molto inferiore a quella dei conti tradizionali. Ma anche qui non esiste una soluzione conveniente in assoluto: un conto digitale può costare poco se le operazioni principali sono incluse, oppure diventare meno vantaggioso se alcune funzioni usate spesso hanno commissioni specifiche.

Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia a Roma. Foto: Carlo Raso, Wikimedia Commons/Flickr, pubblico dominio.

Depositi record, ma non è tutto risparmio reale

Il secondo dato forte riguarda la liquidità ferma. Alla data del 31 maggio 2026, secondo la ricostruzione diffusa da Adusbef e riportata da ANSA, le famiglie consumatrici avevano sui conti correnti circa 1.163 miliardi di euro. La cifra è enorme, ma va letta con prudenza. In dieci anni i depositi sono aumentati in termini nominali, mentre l’inflazione accumulata ha ridotto il guadagno reale.

Il punto non è demonizzare la liquidità. Tenere denaro disponibile serve per spese ordinarie, emergenze, rate e imprevisti. Il problema nasce quando tutto resta parcheggiato sul conto per inerzia, senza distinguere tra riserva di sicurezza e somme che potrebbero essere gestite diversamente. Se il conto costa di più e la remunerazione è bassa, il risultato è una perdita silenziosa: non appare come una bolletta, ma riduce comunque il valore del patrimonio familiare.

Le differenze territoriali ampliano il quadro. ANSA segnala la Lombardia al primo posto per depositi complessivi, con quasi 239 miliardi, seguita da Lazio e Veneto. In rapporto alla popolazione, Bolzano risulta in cima per deposito medio pro capite, mentre Crotone è indicata tra le province con i livelli più bassi. Sono numeri che raccontano non solo risparmio, ma anche redditi, costo della vita, struttura produttiva e capacità di accantonare denaro.

Sportello bancomat in Italia. Foto: Kormoran, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0/GFDL.

Cosa controllare subito tra canoni, bonifici e portabilità

Per il correntista, la notizia diventa utile solo se porta a una verifica concreta. La prima cosa da guardare è il riepilogo annuale delle spese: canone, carta di debito, carta di credito, bonifici, prelievi su ATM di altre banche, domiciliazioni, imposta di bollo, eventuali costi di rendicontazione e commissioni per operazioni allo sportello. Il totale effettivo conta più dello slogan commerciale.

La seconda verifica riguarda l’uso reale del conto. Chi fa molti bonifici dovrebbe controllare il costo unitario, soprattutto se istantanei o disposti da canali non digitali. Chi preleva spesso deve guardare le commissioni su sportelli di altre banche. Chi usa poco lo sportello può valutare un conto online, purché abbia assistenza, limiti operativi e strumenti di sicurezza coerenti con le proprie abitudini.

La terza leva è la portabilità bancaria. Banca d’Italia ricorda che chi trova un’offerta meno costosa o più adatta può cambiare banca o intermediario senza costi aggiuntivi e con tempi definiti attraverso il trasferimento dei servizi di pagamento. Non è una scelta da fare solo per inseguire il canone più basso: va verificato che stipendio, pensione, utenze, carte e addebiti ricorrenti possano essere spostati senza interruzioni.

Infine c’è il tema della liquidità in eccesso. Prima di cercare strumenti più remunerativi, serve separare il fondo per emergenze dal denaro destinato a obiettivi di medio periodo. La prudenza resta necessaria, ma lasciare tutto sul conto per anni può trasformare sicurezza apparente in costo reale, soprattutto quando commissioni e inflazione si sommano.

Conclusioni finali

Il rincaro dei conti correnti non è una stangata improvvisa, ma un segnale da non ignorare. Canoni e commissioni crescono in modi diversi, i conti online costano meno ma non sono sempre equivalenti, e la liquidità ferma va distinta dal risparmio realmente protetto. La mossa più efficace è semplice: leggere il riepilogo spese, confrontarlo con il proprio uso effettivo e valutare la portabilità se il conto non è più conveniente. In un anno il risparmio può sembrare piccolo; su milioni di famiglie, però, diventa una voce economica importante.

Fonti

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Autore: Redazione

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