Il #meetoo in redazione: l’85% delle giornaliste che lavorano come dipendenti dei media dichiara di aver subito molestie

| 7 Aprile 2019 | Tag:, , ,

L’85% di giornaliste che lavorano come dipendenti dei media in quotidiani, tv e agenzie di stampa, esclusi i periodici, dichiara di aver subito molestie. Questo è il dato che emerge dall’indagine, effettuata con questionari anonimi, promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e condotta da Kairos Ricerche.
La ricerca è stata svolta  inviando 2775 questionari, le risposte sono state 1132, il 42% del totale a partire da un gruppo di lavoro costituito dalla Commissione Pari Opportunità della Fnsi in collaborazione con Casagit, Inpgi, Usigrai, Ordine dei giornalisti e Agcom e con la consulenza della statistica Linda Laura Sabbadini.

Metà delle intervistate ha subito almeno una volta nella vita pressioni, avances o è stata seguita o controllata. In un caso su tre le giornaliste hanno dichiarato di aver subito ricatti sessuali.

Gli episodi di molestie hanno riguardano persone di tutte le età con battute a sfondo sessuale, insulti e svalutazione, gesti osceni, telefonate oscene, commenti sessuali, minacce di violenza e violenze tentate, minacce di diffondere immagini o video intimi.

Tutti abusi perpetrati in 3 casi su 4 dentro le redazioni, alla presenza di altri colleghi o in una stanza chiusa. Chi molesta ha più di 45 anni ed è in genere un superiore, a testimoniare che spesso la molestia è anche un modo per affermare la presunta superiorità di chi le commette, e dunque una presunta inferiorità della donna lavoratrice.

Il 60 per centro delle vittime ha parlato di quanto accaduto con altri colleghi, ma non con superiori, con il sindacato o con la polizia. Solo il 2 per cento delle intervistate ha dichiarato di aver denunciato l’accaduto: c’è paura di ripercussioni o si pensa che denunciare non serva a nulla.

Secondo Linda Laura Sabbadini: “I dati ci dicono che si tratta di un fenomeno diventato quasi strutturale. Che alle molestie sessuali sui luoghi di lavori si è fatta in qualche modo l’abitudine, come se fosse normale. Un clima che si è consolidato nel tempo, contro il quale è necessario un cambio di mentalità, Molto grave che nel 20 per cento dei casi il ricatto sia arrivato nel momento in cui la giornalista era alla ricerca di lavoro. Per quanto i risultati siano orientativi, e vadano presi con cautela, identificano comune una situazione di forte disagio”.

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