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Condannati giornalisti di Al Jazeera in Egitto, si allarga la protesta

Proteste in tutto il mondo dopo la condanna a sette anni per Peter Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed, giornalisti Al Jazeera English: arrestati il 29 dicembre 2013, la magistratura egiziana li ha giudicati colpevoli di aver diffuso notizie false e di aver favorito il movimento fuorilegge della Fratellanza Musulmana.

 

«Un feroce attacco alla libertà di stampa, una giornata nera per l’Egitto»: così Amnesty International ha commentato l’ episodio tramite Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord dell’organizzazione umanitaria.

 

«Si tratta di un verdetto devastante per i tre uomini e le loro famiglie – ha aggiunto Luther -.. Quando dei giornalisti vengono arrestati e giudicati terroristi solo per aver svolto il loro lavoro, è davvero una giornata nera per la libertà di stampa. Sono stati condannati solo perché alle autorità egiziane non è andato bene ciò che hanno detto».

 

Oltre a Peter Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed, anche altri giornalisti sono stati condannati, in contumacia, a 10 anni di carcere, tSue Turton e Dominic Kane, di nazionalità britannica, e Rena Netjies, olandese. E mentre John Kerry da un lato si dice «seriamente contrariato dalla sentenza» e dall’ altro annuncia il ripristino dei 575 milioni di dollari di aiuti militari congelati da Washington all’ indomani della deposizione di Morsi, Amnesty International e molte altre associazioni denunciano le irregolarità del processo.

 

Un processo durante il quale la pubblica accusa non ha presentato una sola prova concreta che “collegasse i giornalisti a un’ organizzazione terrorista o che confermasse che gli imputati avessero “falsificato” delle immagini televisive”. «Il processo è stato una vergogna totale. Mandare in prigione per anni questi uomini, dopo uno spettacolo grottesco di questo genere, rappresenta una parodia della giustizia» ha sottolineato Luther.

 

Nella Classifica Mondiale della Libertà di Stampa 2013 redatta da Reporter senza frontiere l’Egitto figura al 158esimo posto, facendo registrare un miglioramenti di 8 posizioni dopo la partenza di Mubarak: “si è trattato di un lieve miglioramento rispetto al 2011, quando le violenze contro i lavoratori dell’ informazione avevano fatto precipitare il paese di 29 posti. Giornalisti e net-cittadini continuano ad essere oggetto di aggressioni, arresti e processi”.

 

 

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