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Personalizzazione dell’ informazione: una panoramica

I media stanno offrendo sempre maggiore possibilità di personalizzare la lettura sulle loro piattaforme digitali.  Il lettore si trova davanti a diverse possibilità di scelta, di ‘costruzione’ della homepage dei siti di news che consulta. Lettori e interessi sono messi al centro. La personalizzazione parte si, dalla localizzazione geografica dell’utente ma se vuole essere efficace, non si limita a questa e fornisce contenuti che vanno oltre.

 

Journalism.co.uk  ha raccolto le parole di diversi esperti.  Il tentativo di Rachel Bartlett, autrice del pezzo, è quello di offrire una panoramica del percorso intrapreso dai media online,  di fotografare come la personalizzazione sta realizzandosi online.

 

Ne riportiamo e traduciamo i tratti più significativi.

 

 

a cura di Claudia Dani

 

immagine di  K.Gabor

Localizzazione geografica

 

Una prima possibilità di personalizzazione delle notizie offerte si attua in base alla localizzazione geografica del lettore. La possibilità che il lettore si trova davanti è quella di poter scegliere quali notizie avere sulla home page del sito in base a ciò che gli sta vicino geograficamente. Se si sta consultando un sito da dispositivo mobile  si troveranno molte aree “customizzate” in base al luogo in cui si è.

 

Nic Newman (digitale strategist, esperto) ha raccontato a Journalism.co.uk che “la domanda di contenuto rilevante e pertinente sta crescendo”.

 

I lettori hanno bisogno di strumenti che facciano da filtro nella vasta offerta di informazioni. Il fattore “personalizzazione” può giocare un ruolo fondamentale nell’ aiutare siti locali o di nicchia a raggiungere il pubblico.

 

 

Questione di equilibrio

 

La personalizzazione richiede da parte dei media un’azione equilibrata che combini la personalizzazione ma anche la fornitura di contenuti che i redattori ritengono rilevanti per il proprio pubblico. I contenuti “suggeriti” sono legati sì posizione geografica, ma anche alla storia stessa, agli interessi e alle connessioni social dei lettori.

 

Bede McCarthy del FT, afferma “ i lettori vogliono sapere quale è la notizia del giorno, ma allo stesso tempo arrivare diretti al contenuto che realmente li interessa”.

 

E’ importante che non vada perso il ruolo di fornitori di notizie e storie, solo attraverso il processo della ricerca di equilibrio fra i contenuti personalizzati e suggeriti è possibile non perderlo.

 

Il pubblico vuole conoscere cosa accade intorno a sé, in particolare, l’interesse è per qualcosa che si possa condividere e discutere con le proprie cerchie sociali. E’ chiaro, che non sempre quello che si condivide riguarda strettamente la propria zona di residenza, non è sufficiente quindi che il contenuto riguardi lasola zona geografica di appartenenza.

 

Anche la tecnologia sta agendo all’interno della ricerca di equilibrio nel fornire news.  Si stanno realizzando applicazioni, software che permettano di personalizzare la fruizione delle notizie sempre più. Lo scopo è quello di giocare un ruolo di riequilibrio fra le scelte delle redazioni e le informazioni che arrivano dagli utenti. Lo scopo è sempre lo stesso: fornire un contenuto che trattenga la readership sul proprio sito web.

 

 

La personalizzazione passiva

 

Quanto coinvolgimento è necessario da parte del lettore nel costruire la sua esperienza personale di lettura? Il solo indicare la propria area geografica di residenza fornisce le informazioni sulle quali i contenuti vengono proposti e da diversi studi:

Making The Daily Me

The future of personalization at news websites

emerge che questo tipo di localizzazione: passiva, pare essere quella che produce i risultati migliori. Il solo individuare la zona di appartenenza permette di fornire al lettore le notizie che gli interessano.

 

Journalism.co.uk riporta anche un esempio italiano, Luca Lani, il creatore di Citynews, afferma che i lettori non si spingono a personalizzare la loro lettura delle notizia, preferiscono la home page classica che viene fornita.

 

 

I Social Media, Google, mobile

 

I social media fanno si che ognuno abbia una propria personale home page generata dalle notizie che ha condiviso, tweetato o quant’altro. Questa è un sfida per i media online, come entrare nel flusso dei social media? E soprattutto quanto spazio di azione hanno i media nella personalizzazione del proprio sito web? ha senso farlo?

 

Il fatto che, sempre più pubblico si informi sulle piattaforme social , attenua la domanda di personalizzazione del sito principale , ma va tenuto conto di quella parte del pubblico che non è presente sui social media e si informa diversamente.

 

Allo stesso modo la ricerca in rete influisce sul processo di personalizzazione, la ricerca stessa di Google è geo-localizzata e fornisce risultati diversi a seconda del luogo dal quale si è connessi.
Neil Thurman afferma “ la ricerca è personalizzata, i social media sono personalizzati, bisogna tenerne conto”.

 

In più il fatto che i lettori rimangono attivi nella ricerca dei contenuti ci rassicura. A questo va aggiunto l’elemento della serendipity 
suggerisce McCharty del FT.

 

Allo stesso modo l’impatto delle piattaforme mobili sulla personalizzazione delle notizie è molto significativo.

 

 

Concludendo è indubbio che la personalizzazione abbia impatto sul coinvolgimento del lettore e il suo grado di possibilità di condivisione di news.

 

Per i media diventa fondamentale conoscere la propria readeship, in modo da poter offrire loro i contenuti più appropriati. Offrire contenuti rilevanti è la sola chiave per rimanere fra le scelte dei lettori.
Un aiuto arriva dall’insieme di personalizzazione e interattività, afferma Sean Clarke del Guardian, questo aiuta a sostenere la possibilità di condivisione dei contenuti.

 

Si verifica, di conseguenza, una sempre crescente offerta di contenuti interattivi.

 

Un altro punto da tenere ben presente, riguarda il fatto che vi sia un disparità fra i settori, nell’ambito delle news l’interesse cambia velocemente, non rimane costante, come può capitare per categorie di notizie inerenti musica o film ad esempio, questo sottolinea ancora una volta che è importante personalizzare ma anche fornire contenuti non personalizzati ai lettori.

 

Infine Journalism.co.uk dedica un ultimo paragrafo alla condivisione di dati dei lettori da parte dei media a piattaforme terze. I media mettono in atto questo processo per avere una pubblicità al massimo dell’efficienza, mirata, potrebbe consentire di indirizzare i contenuti in modo nuovo, ma Thurman,  mette in guardia su questo atteggiamento “quando si agisce in questa maniera, cercando di avere un ritorno anche sulla personalizzazione dei contenuti, si perde una parte di margine di guadagno che si sarebbe realizzato se si fosse venduta la pubblicità direttamente” e in più “si stanno vendendo i dati degli utenti”. “I media devono pensare con attenzione prima di agire.”

 

 

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