Afghanistan: un aviere si laurea in giornalismo con un reportage da una sua missione ad Herat

ZAN, ZAR, ZAMEN (donne, oro, terra): i 130 giorni di un militare italiano impegnato a Herat, in Afganistan, in una missione Nato (dall’ 8 luglio al 15 novembre 2010) sono diventati una tesi di laurea in “linguaggio giornalistico” che è stata discussa oggi pomeriggio all’ Università di Padova, relatore il professor Raffaele Fiengo, e che qui pubblichiamo  – Un ampio reportage, ricco di fotografie, che cerca di far vedere la realtà di un paese martoriato oltre le lenti del pregiudizio

 
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”Zan, Zar, Zamen” (donne, oro, terra): così Giovanni Quattromini*, militare in carriera dell’ Aeronautica militare, appassionato di giornalismo, ha intitolato il suo reportage, realizzato attraverso la cronaca della sua esperienza al ‘’Campo Arena’’, ad Herat.

 

Quattromini annota i fatti e le sensazioni principali delle giornate trascorse in una terra martoriata dalla guerra ma animata da una forte speranza di cambiare la sua situazione. Andando oltre i pregiudizi e mostrando, alla fine, che si possono vedere le cose in maniera molto diversa da quello che si ritiene debba essere il punto di vista di un uomo in divisa.

 

Zan, Zar, Zamen,  – Donne, Oro e Terra -rappresentano ancora oggi ‘’i pilastri della società afghana’’, i tre elementi fondamentali che, come ricostruisce la tesi, sono alla base della cultura di gran parte di quel popolo in quanto permetterebbero ‘’la realizzazione completa dell’ uomo’’.

 

Donne: intese come risorsa economica in quanto fonte di lavoro e procreazione, un elemento che fa capire anche il valore che il genere femminile assume in questo paese e spesso in gran parte del mondo islamico: nettamente sottomesso al suo sesso opposto;

 

Oro: la ricchezza come  risorsa per vivere meglio, spesso derivante dall’ illegalità e dagli affari illeciti come il traffico di droga e altro;

 

Terra: elemento materialmente sociale, fondamentale perché tiene in gioco l’intero territorio.

 

La tesi mostra come attorno a questi princìpi, all’ interno del servizio svolto alla base aerea, ruotano le storie di Fahrid, Seeta, Haroon, Ahziz, Shakiba, Musharaph… storie di tutti giorni che permettono di ricostruire la fisionomia di un paese che nella copertura dei media mainstream – preoccupati soprattutto delle questioni geopolitiche, delle ricostruzioni belliche o delle cronache delle vittime del conflitto – non si riesce quasi mai a intravedere e che rappresenta la vera tragedia continua del Paese.

 

Zan, Zar, Zamen diventa così un esempio di giornalismo d’inchiesta, il resoconto in prima persona della situazione politica e sociale dell’ Afghanistan che, grazie alla raccolta di informazioni e dati, attraverso le interviste alla gente comune, le testimonianze di militari, la descrizione di luoghi e paesaggi, l’ausilio di materiale fotografico, trasforma un’annotazione su un quaderno (e a sera su un computer) in una indagine giornalistica.

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* Giovanni Quattromini, 33 anni, di Altamura (Bari), è padre di un bambino, Alessandro,  nato nel 2009 e di un altro in arrivo. Militare dell’Aeronautica italiana da marzo 2000, dopo aver lavorato in diverse zone d’Italia tra cui Fano, Roma, Viterbo, La Spezia e Verona, presta attualmente servizio al 51° Stormo di Istrana (Treviso) col grado di primo aviere scelto e da qualche anno vive con la sua famiglia vicino Padova. Da luglio a novembre 2010, con il proprio Reparto, è stato impegnato in  un’ operazione militare di supporto, per conto della NATO,  presso il « Regional Command West » di Herat (Nord ovest dell’ Afghanistan), dove ha sede il Comando del Contingente Nazionale Italiano.

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Il testo della tesi; Pdf