Informare ha ancora un senso?

| 9 Gennaio 2008 |

La domanda al centro di un Dossier della Revue des deux mondes, la prestigiosa rivista francese fondata nel 1826 – Una nota di Benoit Raphael: ‘’i giornalisti non hanno ancora decifrato il DNA della nuova informazione’’

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Informare ha ancora un senso?

Ecco una buona domanda per il 2008, dice Benoit Raphael sul suo blog ‘‘Demain tous journalistes?”.

La domanda è anche il titolo del dossier del numero di gennaio della prestigiosa “Revue des deux mondes” che, dal 1829, ha sopravvissuto a tutto, anche a Internet.

Raphael è stato intervistato, insieme ad altri, da Thomas Bronnec e anticipa due passaggi della sua intervista sulla mutazione del giornalismo, che possono interessare anche i lettori di Lsdi.


Il nuovo DNA dell’ informazione:

“C’ è stata una mutazione dell’ informazione. Il pubblico ha un po’ di vantaggio sui giornalisti che devono comprendere come funziona oggi questa informazione. Per essere chiari, non hanno ancora decodificato il suo DNA”. La conversazione col pubblico non è che uno dei nuovi generi che compongono la nuova sequenza genetica dell’ informazione.

L’informazione come una rete da pesca:
“Nessuno si attende che gli internauti divengano giornalisti, si spera piuttosto che essi aiutino i giornalisti a fare meglio il loro lavoro”.
“Quando ho cominciato ad interessarmi ai blog, ho pensato immediatamente al sistema dei corrispondenti locali della stampa quotidiana regionale: persone che non erano giornalisti di mestiere, ma che producevano una informazione di prossimità. Mi sono detto allora che i blogger erano quello: persone che raccontano quello che accade nelle loro città, fans di pallavolo, eccitati dalla Apple, spettatori di concerti…”.
L’ informazione sta per cambiare ma il giornalista (…) resta (…) un mestiere: raccontare, verificare. Internet gli ricorda solo una una storia, come dicono gli anglosassoni, non è una bottiglia lanciata in mare. E’ piuttosto una rete da pesca in cui il giornalista troverà, ritirandola, critiche, complementi, testimonianza e idee.

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Lo stesso dossier – aggiunge Raphael – pubblica una intervista con Jean K. Min, responsabile sud-coreano del sito di giornalismo partecipativo “Ohmynews“.

Il citizen journalism minaccia la professione giornalistica?

“Ci tengo a rassicurare i giornalisti: avremo sempre bisogno dei giornalisti professionali. Ci vuole per forza qualcuno che segua quotidianamente l’ attualità! Non si può chiedere ai giornalisti dilettanti di abbandonare il proprio mestiere e di mettersi, da un giorno alla’ altro a seguire il presidente in tutti i suoi spostamenti. Soltanto, essi esercitano una sana emulazione nei confronti dei professionali che, per giustificare il proprio status, devono ormai gareggiare in termini di qualità e di esigenza. E per questo non esiteranno certo a reinventare il proprio ruolo (…). L’ informazione è diventata una conversazione. L’ articolo sarà soltanto lo spunto per avviare questa conversazione”.

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