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I Fotoreportage prodotti su misura.
Carta d’Identità  di una testata

L’ identità  di una testata è delineata dalle immagini dei fotoreportage prodotti su misura. Questa realtà , anche se ormai quasi dimenticata dalla maggior parte dei periodici illustrati, è stata sottolineata da una delle “tesine” presentate durante la sessione degli esami di idoneità  professionale che si è appena conclusa a Roma.

Autrice Paola Brivio, photoeditor del magazine “Ventiquattro”, supplemento mensile del Sole 24 Ore, e in passato redattrice iconografica di Village e di Bella. (a. v.)

IL RUOLO DEL REDATTORE ICONOGRAFICO E L’ESPERIENZA NEL MAGAZINE “VENTIQUATTRO”

Fotografie ben scelte parlano da sole, informano, sintetizzano una notizia.

Spesso, basta una sola immagine con una breve didascalia per descrivere un fatto in modo efficace. Nella storia della fotografia moltissimi scatti hanno così tanti connotati di informazione che, da soli, riescono a raccontare compiutamente un evento. Si potrebbe ricostruire la storia del Novecento fino ai giorni nostri, con le sue conquiste e le sue tragedie, solamente attraverso le immagini: alcune sono diventate delle vere e proprie icone per il loro intrinseco valore descrittivo e comunicativo. Se scorressimo, una dopo l’altra, e solo per citarne alcune, la celebre, sia pur discussa, foto scattata da Robert Capa al miliziano colpito a morte durante la Guerra Civile di Spagna (Cerro Muriano, Cordoba, 1936), le immagini dello sbarco in Normandia, sempre del fotografo ungherese (tra le fotografie simbolo, quella del soldato che avanza dentro l’acqua, 6 giugno 1944), quelle dell’assassinio di J.F.Kennedy (Dallas, 22 novembre 1963), le immagini dell’uomo che sbarca sulla Luna (21 luglio 1969), lo scatto alla bambina vietnamita che fugge nuda dal suo villaggio per sottrarsi alla devastazione delle bombe al Napalm (1972, foto di Nick Ut, dell’Associated Press, vincitore in quell’anno del World Press Photo),quelle dello studente cinese che sfida una colonna di carri armati in Piazza Tienanmen a Pechino

(5 giugno 1989, tre gli autori: Stuart Franklin di Magnum, Charles Cole di Sipa, Jeff Widener di Associated Press) e infine le immagini dell’attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001, ripercorreremmo le pagine salienti della nostra storia più recente. E lo faremmo con il solo ricorso all’immagine.

La fotografia ha, dunque, la stessa dignità  giornalistica di un testo. Fornisce la trama visiva di un avvenimento e crea nella pagina un tessuto narrativo che può avere vita propria oppure rafforzare e integrare il contenuto di un articolo, affiancandosi a esso. Chi sfoglia le pagine di un periodico, per esempio, è maggiormente invitato alla lettura se la costruzione narrativa di un servizio fotografico è coerente, autonoma e ben articolata. Se, di per sè, essa ha forza di contenuto. Fotografia e scrittura sono due modi diversi, e complementari, di raccontare uno stesso avvenimento. L’immagine, al pari della parola scritta, ha valore di comunicazione giornalistica.

Il compito di selezionare i servizi più adatti al giornale tra quelli che, quotidianamente, fotoreporter o agenzie propongono alle redazioni, o di strutturare un racconto fotografico che abbia uno svolgimento narrativo coerente è affidato, sempre più spesso anche nei giornali italiani, alle competenze e valutazioni del redattore iconografico che, nel prendere le decisioni, si deve confrontare con il direttore, con l’art director e con la redazione. Quella del redattore iconografico (detto anche photo editor o picture editor, le definizioni variano, ma tutte rimandano alla stessa professione) è una figura relativamente nuova, che solo in questi anni sta acquistando importanza nell’editoria italiana, sull’esempio dei Paesi stranieri dove è già  largamente diffusa. La sua professionalità, che il contratto giornalistico non prevede e che quindi l’editore non sempre riconosce, in anni recenti si è però imposta, grazie alla consapevolezza del ruolo determinante dell’immagine nei mezzi di informazione. I suoi compiti consistono nel proporre e selezionare storie fotografiche, nel far realizzare le immagini e i servizi, nell’organizzare ed effettuare le ricerche iconografiche.

Attraverso la ricerca, la produzione e la selezione delle immagini, il redattore iconografico deve mantenere la sintonia con il progetto grafico ed editoriale. Agisce, in sostanza, da anello di congiunzione tra il redattore e il collaboratore che scrivono l’articolo e il collega grafico che realizza gli impaginati: attraverso la proposta delle immagini alla redazione, il photo editor deve collegare coerentemente il contenuto di un pezzo con la grafica.

Il lavoro del redattore iconografico implica dunque la capacità  di condividere informazioni con la redazione, i collaboratori e i fotografi.

Fornendo al giornale immagini che producono informazione, il redattore iconografico deve anche rispettare la deontologia professionale e i doveri imposti dall’ordinamento sulla professione giornalistica.

“Ventiquattro”, il magazine del “Sole 24 Ore”, dà  grande risalto alla fotografia. Con una foliazione di circa cento pagine, destinato a una distribuzione mensile e in allegato al quotidiano finanziario, è una pubblicazione di approfondimenti e reportage dal mondo. Il progetto grafico e fotografico della rivista interpreta uno stile di lettura più disteso rispetto a quello spiccatamente informativo del quotidiano. Gia  nei presupposti di base come il formato, che ha dimensioni insolite per le edicole italiane (26,5cm x 33), il magazine vuole dare forma a un tipo di lettura che privilegia la dimensione del racconto. Distante, quindi, dal ritmo guizzante, concitato di alcuni prodotti d’informazione più strettamente legati alla cronaca e all’attualità. Questa idea trova un essenziale completamento nella scelta fotografica, che deve rispondere a precisi requisiti: la foto ha qui lo scopo di suggerire al lettore un’atmosfera o un’emozione, invece di una descrizione. Si evita ogni tendenza cronachistica o didascalica. Pochi scatti, per lo più di grande formato, raccontano un luogo, un personaggio, una storia senza indugiare in un atteggiamento eccessivamente descrittivo.

Una selezione ristretta di immagini, dunque, in grado però di esprimere autonomamente un vero e proprio racconto. La foto di apertura del servizio ha una grande forza evocativa. Un parziale ruolo descrittivo, quando è necessario, viene ristabilito da pochi altri scatti, di formato più piccolo, posti preferibilmente in secondo piano, nelle pagine successive.

Un altro elemento molto importante sul piano dell’immagine è la produzione di servizi fotografici realizzati in esclusiva: circa la metà delle immagini pubblicate su Ventiquattro è commissionata dalla redazione ai fotografi. Nei periodici è possibile produrre un buon numero di servizi fotogiornalistici, grazie ai tempi più lunghi di cui dispongono mensili e settimanali. Il quotidiano, diversamente, vive un giorno e rincorre l’attualità. Coperta, fotograficamente, dalle agenzie generaliste che riversano quasi in tempo reale e in gran quantità le immagini degli avvenimenti. I periodici necessitano per loro natura di un racconto visivo più strutturato e articolato, che è possibile realizzare contando su tempi di lavorazione redazionali più dilatati e programmabili anche nel medio-lungo periodo. La produzione esclusiva di servizi fotografici rappresenta inoltre un valore aggiunto per mensili e settimanali. Uno dei vantaggi della produzione fotografica è infatti quello di imprimere identità  e riconoscibilità  alla singola testata. In un mercato che tende a uniformare e omogeneizzare i suoi prodotti, realizzare servizi fotografici sulla base di un preciso progetto grafico ed editoriale consente di imprimere unicità  e diversità alle pagine del giornale.

Scegliere i fotografi, creare una squadra che condivida l’identità di una testata, sul piano delle immagini, dialogare e definire in modo sinergico la linea iconografica del giornale è importante per caratterizzare una pubblicazione.

Paola Brivio

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