Se hai amato “Il Diavolo veste Prada” non puoi perderti questa commedia brillante con una Anne Hathaway più fashion che mai

Anne hathaway lo stagista inaspettato

Ci sono film che non chiedono il permesso alla realtà. La guardano, la sfiorano, poi la piegano con una leggerezza quasi disarmante.

Lo Stagista Inaspettato appartiene esattamente a questa categoria: una commedia che si presenta come una favola urbana, elegante e rassicurante, ma che sotto la superficie scintillante nasconde una domanda meno innocua di quanto sembri — cosa resta di noi quando il lavoro smette di definirci?

Diretto da Nancy Meyers, il film gioca su un terreno pericoloso: quello dell’ottimismo programmato. E lo fa con una sicurezza quasi provocatoria, come se sapesse perfettamente di camminare su un filo sottile tra il comfort e il cliché.

Una New York troppo bella per essere vera (e forse va bene così)

L’universo in cui si muovono i personaggi è quello di una New York filtrata, levigata, quasi irreale. Uffici luminosi, strade ordinate, persone che — incredibile a dirsi — si ascoltano. È un mondo costruito con la stessa cura di un guardaroba di alta moda, dove ogni dettaglio è al suo posto.

E qui entra in scena Anne Hathaway, che dopo il successo di Il Diavolo veste Prada nel 2006 torna a vestire i panni della donna in carriera, ma con una variazione interessante. La sua Jules non è cinica, non è spietata. È semplicemente esausta.

Un Robert De Niro da non perdere. Foto: dal film – lsdi.it

E in questa stanchezza c’è tutta la distanza tra l’ambizione raccontata dal cinema e quella vissuta nella vita reale.

Robert De Niro, lo stagista che non ti aspetti (e che funziona)

Accanto a lei, Robert De Niro costruisce uno dei personaggi più sorprendenti della sua carriera recente. Il suo Ben non è una caricatura dell’anziano fuori dal tempo, ma una figura quasi sospesa, che osserva senza giudicare, interviene senza invadere.

La dinamica tra i due è il vero motore del film. Non c’è conflitto generazionale nel senso classico, nessuna guerra tra analogico e digitale. Piuttosto, un dialogo continuo, fatto di piccoli aggiustamenti reciproci. Ed è proprio questa scelta — evitare lo scontro facile — a dare al racconto una sua identità.

Tra cliché e grazia: il sottile equilibrio della commedia

Sì, Lo Stagista Inaspettato è pieno di stereotipi. Li usa senza pudore, li espone, li accarezza. Il pensionato saggio, la manager stressata, l’ufficio creativo pieno di giovani iperconnessi. Tutto già visto. Tutto prevedibile. Eppure, contro ogni previsione, funziona.

Il merito sta nei dialoghi, che scorrono con una naturalezza rara, e in una regia che non cerca mai l’effetto a tutti i costi. Le scene si susseguono con una fluidità quasi invisibile, trasformando una trama lineare in un’esperienza sorprendentemente coinvolgente.

Una favola consapevole (e un po’ spudorata)

Il film non nasconde mai la sua natura. Non prova a essere realistico, non cerca di convincere lo spettatore che tutto questo possa davvero accadere. Al contrario, sembra suggerire l’opposto: sarebbe bello, no?

Ed è proprio qui che si gioca la sua forza — e il suo limite. Perché accettare questa storia significa sospendere il proprio realismo, lasciare fuori dalla sala il cinismo quotidiano. Non è un compromesso da poco, ma è anche il prezzo da pagare per entrare in questo piccolo mondo perfetto.

Alla fine, Lo Stagista Inaspettato non è un film che cambia le regole del gioco. Non ne ha alcuna intenzione. È una parentesi, un esercizio di stile, una carezza cinematografica che preferisce il sorriso alla verità. E forse, ogni tanto, non è un difetto.

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Autore: Ilaria Losapio

Giornalista pubblicista e Web Editor con oltre dieci anni di esperienza nel settore editoriale, radiofonico e web. Laureata in Scienze della Comunicazione, ho collaborato con numerose realtà editoriali, tra cui Donna Moderna e Roba da Donne.

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