Anticipo TFR per ristrutturazione: chi può richiederlo e quanto viene tassato
Sempre più lavoratori stanno valutando l’anticipo del TFR per affrontare lavori urgenti in casa, soprattutto ora che molte ristrutturazioni costano molto.
C’è chi deve rifare un impianto ormai fuori norma, chi ha bisogno di sistemare infiltrazioni o rendere abitabile un appartamento acquistato da poco. In mezzo a mutui, spese impreviste e cantieri che spesso superano il budget iniziale, l’anticipo del TFR torna a essere una soluzione concreta per recuperare liquidità senza ricorrere a finanziamenti bancari.
Non tutti, però, possono ottenerlo automaticamente. La normativa italiana prevede regole precise, limiti economici e anche una tassazione che in molti scoprono solo dopo aver presentato la domanda.
La possibilità di ottenere una parte del trattamento di fine rapporto prima della fine del contratto di lavoro è prevista dall’articolo 2120 del Codice Civile. Ma esistono condizioni ben precise.
La prima riguarda l’anzianità: il dipendente deve aver maturato almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Senza questo requisito, l’azienda non è obbligata a concedere nulla.
L’anticipo può essere richiesto per diversi motivi, ma nel caso della ristrutturazione la legge parla soprattutto di interventi sulla prima casa, propria o dei figli. Non basta quindi voler rifare il bagno o cambiare il pavimento per motivi estetici. I lavori devono essere collegati a interventi rilevanti, necessari a rendere l’immobile abitabile o a effettuare opere straordinarie.
Negli ultimi anni diverse sentenze hanno ampliato l’interpretazione della norma, includendo anche interventi di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo. È il motivo per cui oggi molte richieste riguardano impianti elettrici, consolidamenti strutturali, rifacimento tetti o lavori indispensabili per ottenere l’agibilità dell’abitazione.
Quanto si può ottenere
Uno degli aspetti più importanti riguarda l’importo massimo richiedibile. L’anticipo non può superare il 70% del TFR maturato fino a quel momento.
Questo significa che chi ha accumulato, ad esempio, 25 mila euro di TFR potrà chiedere fino a circa 17.500 euro. La cifra viene calcolata sul maturato al momento della domanda e non sull’importo che si accumulerà negli anni successivi.
Esiste poi un altro limite meno conosciuto. L’azienda non è obbligata ad accogliere tutte le richieste nello stesso anno. La legge stabilisce infatti che possono essere soddisfatte domande fino al 10% degli aventi diritto e comunque entro il 4% del totale dei dipendenti.
Tradotto in pratica: anche se il lavoratore possiede tutti i requisiti, potrebbe dover aspettare.
I documenti che servono davvero (www.lsdi.it)
Per ottenere l’anticipo bisogna presentare una richiesta scritta all’azienda allegando la documentazione che dimostra la necessità della spesa.
Nel caso della ristrutturazione vengono normalmente richiesti preventivi, fatture, pratiche edilizie, eventuali autorizzazioni comunali e documenti che attestino che l’immobile sia la prima casa.
Molti datori di lavoro chiedono anche autocertificazioni aggiuntive o dettagli tecnici sui lavori da effettuare. Ed è proprio qui che spesso nascono rallentamenti o richieste di integrazione.
I tempi non sono identici per tutte le aziende, ma generalmente l’erogazione avviene entro uno o due mesi dalla domanda completa. In casi più complessi si può arrivare anche a sei mesi.
Come funziona la tassazione
Il tema delle tasse è quello che crea più confusione. L’anticipo del TFR non viene tassato come uno stipendio normale, ma attraverso un sistema separato.
Per il TFR lasciato in azienda viene applicata una trattenuta iniziale del 23%, che rappresenta un acconto. Successivamente il calcolo definitivo tiene conto dell’aliquota media IRPEF del lavoratore.
Se invece il TFR è stato versato in un fondo pensione, le regole possono cambiare e in alcuni casi risultare più favorevoli. Per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa resta comunque molto frequente l’aliquota del 23%.
È un dettaglio che pesa parecchio sui conti finali. Chi pensa di ricevere l’intera somma richiesta spesso si ritrova con alcune migliaia di euro in meno rispetto alle aspettative iniziali.
Ed è anche per questo che molti lavoratori oggi valutano attentamente se usare il TFR per i lavori in casa oppure conservarlo come tutela futura, soprattutto in un periodo in cui cambiare lavoro è diventato molto più frequente rispetto al passato.