Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono alcuni dei risultati di ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’ un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).
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La pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate, secondo un giornalista su due
Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono alcuni dei risultati di ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’ un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).
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Giglio, rischio di naufragio per l’ informazione professionale
1) Mentre Bbc e Cnn fanno le prime dirette, le redazioni dei media tradizionali sono ancora in letargo e qualche testata, compreso Il Tirreno – che essendo in duopolio con La Nazione nella zona dell’ Argentario e del Giglio avrebbe dovuto produrre un grande ‘’volume di fuoco’’ – si affidano nelle prime ore del naufragio alla Rete, delegando il compito informativo a Twitter.
2) In rete viene diffuso un video semi-falso, attribuito alla concitazione e al panico fra passeggeri ed equipaggio all’ interno della ‘’Concordia’’ e relativo invece a un episodio analogo accaduto anni fa in Nuova Zelanda.
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Una professione sempre più frammentata
Continuano ad aumentare gli iscritti all’ Ordine, cresce (ma si impoverisce ulteriormente) il lavoro autonomo, cala il lavoro subordinato e sparisce il turnover nelle redazioni mentre gli ‘’attivi’’ continuano ad invecchiare – E’ la fisionomia della professione che emerge dall’ aggiornamento, con i dati del 2010, della Ricerca sulla professione realizzata l’ anno scorso da Lsdi – L’ analisi, che qui pubblichiamo, verrà presentata domani a Roma, nella sede della Fnsi, in occasione di ‘‘Stand up for journalism”, la campagna della Federazione europea dei giornalisti dedicata quest’ anno al problema del precariato – 50.000 giornalisti non hanno alcuna posizione all’ Inpgi – Fra i 25.000 autonomi e parasubordinati la percentuale di chi denuncia redditi inferiori al 5.000 euro lordi all’ anno è cresciuta dal 55,3 al 62% – Nel campo del lavoro subordinato i rapporti che producevano i redditi più bassi, quelli inferiori ai 30.000 euro lordi annui, sono diminuiti dal 35,4% del 2009 al 33,4% del 2010, ma i dati della Casagit sull’ ammontare del contributo medio (dai 3.118 euro del 2006 ai 2.978 euro annui del 2010) denunciano una costante diminuzione del reddito dei contrattualizzati – Se fossimo
Il futuro del giornalismo: gli otto elementi che creano più valore
Tempestività, approfondimento, intuizione, design, reputazione, comunità, filtraggio, rilevanza: questi secondo Ross Dawson, un noto media-futurologo americano, gli aspetti che i giornalisti dovranno tenere sempre più presente – Perché, dice, ‘’sono quelli che i cittadini si aspettano e per cui saranno disposti a pagare, e che, quindi, riusciranno a produrre una base sostenibile per un giornalismo di qualità’’
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Giornalismo, una professione sempre più frammentata
Giornalismo, il lato emerso della professione: l’ebook da scaricare
‘’Giornalismo: il lato emerso della professione. Una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ‘visibili’ è disponibile qui per essere scaricato gratuitamente da Lsdi.
L'analisi condotta da Lsdi sulla base dei dati forniti dall’ Inpgi (l’ istituto di previdenza dei giornalisti), dall’ Ordine e dalla Fnsi, il sindacato unitario della stampa italiana, è stata presentata nel corso di un incontro pubblico che si è tenuto il 4 novembre a Roma nella sala ‘’Walter Tobagi’’ della Federazione nazionale della stampa.
Alla presentazione hanno partecipato, oltre a Pino Rea e a Vittorio Pasteris (che hanno curato l’ ebook), il presidente dell’ Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell’ Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, ill presidente della Casagit, Daniele Cerrato, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale.
Giornalismo di qualità: ripiegare per difenderlo
Due prese di posizione recenti di Anne Nivat, nota reporter di guerra, e di Marcel Gauchet, filosofo francese (nella foto) – La prima denuncia la deriva e lo schematismo del ‘’giornalismo da funzionari’’, il secondo spiega perché ‘’non c’ è altra via d’ uscita per il giornalismo di qualità se non un suo provvisorio ripiegamento su una diffusione ‘confidenziale’ ed ’elitista’, in attesa che passi ’questo momento’ di transizione''
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Due prese di posizione lucide e senza illusioni sullo stato del giornalismo ‘’di qualità’’ oggi, che nello stesso tempo sono una forte perorazione in sua difesa per cercare di preservarne il futuro. Le segnala Narvic sul suo Novovision.
Si tratta di una intervista di Sophie Lebeuf su Evene.fr alla reporter di guerra Anne Nivat, che denuncia un giornalismo ‘’da funzionari’’, il cui schematismo nella lettura dei conflitti confina con la ‘’disinformazione’’, e difende al contrario l’ impegno personale, un giornalismo sul campo, soggettivo, curioso ed empatico, nel rispetto delle persone e che privilegi il ritmo della lentezza. E poi di una intervista di Josyane Savigneau per Le
Giornalisti in ”drastica riduzione”?
Nonostante continui a crescere il numero degli iscritti all’ Ordine in Italia (siamo a oltre 100.000), il calo progressivo della produzione di valore da parte dell’ industria giornalistica corrode le risorse per mantenere i giornalisti e per garantire una buona informazione – Un articolo di Giuseppe Granieri su Apogeonline ha aperto un interessante dibattito – Alternative poche e fantasiose e pessimismo sul futuro del giornalismo di qualità
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Perchè il giornalismo (inteso come professione) funzioni, è necessario (...) che vi siano e che funzionino i costosi sistemi che lavorano su approvvigionamento, confezionamento e distribuzione delle informazioni. Se questi sistemi cessano di produrre valore, non si potranno avere le risorse per mantenere i giornalisti (confezionamento) e per garantire una buona informazione (approvvigionamento). La popolazione dei giornalisti, allo stato, è prevedibilmente in via di drastica diminuzione. Come sono diminuite le popolazioni di molte specie animali quando il loro ecosistema si è modificato troppo in fretta per dar loro il tempo di reazione.
La previsione è di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro
Fotogiornalismo: una professione a rischio di estinzione?
Alla profondissima crisi del settore, ormai generalizzata, sta cercando di rispondere la sezione europea della Federazione internazionale dei giornalisti - Una prima verifica nei giorni scorsi a Parigi - Un documento della Fnsi
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Il fotogiornalista è davvero uno specie in estinzione? A questo interrogativo sta cercando di rispondere la sezione europea della Federazione internazione dei giornalisti attraverso un progetto articolato che ha avuto un primo momento di verifica in un seminario che si è tenuto a Parigi in una intensissima “due giorni”, dal 13 al 14 dicembre scorsi. Lo spiega una nota della Fnsi (Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti italiani), precisando che all' incontro hanno partecipato, in rappresentanza della Fnsi, Marina Cosi, delegata alla Commissione europea sul lavoro dei giornalisti freelance, e Amedeo Vergani, esperto nello specifico settore del fotogiornalismo.
La risposta, pur non risolutiva, è che il “mestiere” di fotogiornalista sta attraversando una crisi profondissima. I campanelli d’allarme, un po’ su tutti i fronti della professione, sono tali e consolidati nel tempo da configurare prospettive, forse non da
Giornalismo: come ricostruire la credibilità perduta
Riaffermare cocciutamente i dogmi con cui i giornalisti autogiustificano loro stessi e cercano di riprodurre la mitologia della professione non potrà mai portare alla rifondazione della fiducia – Quest’ ultima infatti ha cambiato natura: non è più cieca e istituzionale - Il giornalista non può pretenderla soltanto perché si proclama giornalista ma deve costruirla articolo per articolo, sotto lo sguardo e il controllo permanente dei cittadini – Le riflessioni di Paul Villach e Narvic – Il fatto e la rappresentazione – Il dubbio cartesiano
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In un post dal titolo “La relatività dell’ informazione e la fiducia perduta nel giornalismo” (che riportiamo tradotto pressoché integralmente), Narvic segnala una interessante riflessione di Paul Villach, su Agoravox, sulla relatività del giornalismo e dell’ informazione, che porta a mettere fortemente in dubbio – dice – i « dogmi della teoria promozionale dell’ informazione diffusa dai media »*.
Per Villach – aggiunge Narvic – è la messa in discussione di questi dogmi e non la sua riaffermazione di principio, la condizione per la rifondazione della credibilità perduta dei giornalisti nei confronti dei cittadini.