industria

I lavoratori poligrafici nella società dell’informazione (sg)

22 Settembre 2019 Tag:, , , , , , ,
    Quando si parla di filiera produttiva dell'informazione,  bisognerebbe affrontare, a nostro avviso,  qualunque tipo di problema, parlare e far parlare tutte le categorie, registrare, conservare e poi riutilizzare i contributi di tutti quelli che lavorano nel settore,  prima di mettere mano ad una riforma complessiva dello stesso. La crisi è davvero pesante per questo specifico settore,   e in Italia forse ancora più dura. Durante gli  Stati generali dell'editoria e dell'informazione,  le varie categorie del segmento produttivo,   sono state effettivamente sentite,  tutte. E questo è certamente un punto a favore di questa iniziativa. L'impressione nostra, è che spesso sia mancata, una regia complessiva. Nobili intenti ma ancora, forse, troppa confusione sotto al cielo. Ora poi che l'iniziativa sembra perdere di consistenza, vista la mutata situazione politica del Paese, c'è da sperare che una volta tanto, chi subentrerà faccia tesoro di tutta questa utile esperienza, invece di - come spessissimo accade - archiviarla in toto,  per proporne una propria. L'incontro che proviamo a raccontare oggi è quello dedicato ad una delle professioni maggiormente in crisi dopo la rivoluzione digitale,  quella dei poligrafici. Giovedì 13 giugno 2019,  a

Circolare, circolare, non c’è niente da vedere (pt2)

1 Settembre 2019 Tag:, , , , , , , ,
   Seconda e ultima parte del corposo dossier scritto dal nostro associato, giornalista scientifico specializzato in ambiente ed esperto di giornalismo e comunicazione: Sergio Ferraris.  Come ci capita spesso abbiamo provato a scherzarci un pochino sopra, a cominciare dal titolo. Cerchiamo di non prenderci troppo sul serio - sebbene la materia sia serissima e il lavoro fatto da Ferraris sia eccellente - perchè, permetteteci una nota giornalistica ricavata dalla cronaca quotidiana, le questioni ambientali sembrano davvero interessare a tutti, ma non ci sembra che poi si stia davvero facendo nulla per affrontarle, concretamente. Pensate all'annoso e davvero insolubile, almeno apparentemente,  problema dei "rifiuti". Ebbene oramai anche in Italia siamo alla quasi totale copertura territoriale del sistema di recupero, detto anche riciclaggio. Quasi ovunque, dai più piccoli ai più estesi comuni,  lo smaltimento dei rifiuti viene fatto in modo differenziato e con la raccolta porta a porta. Tutti noi ci impegniamo in prima battuta per dividere la plastica dal vetro, per recuperare i rifiuti organici dagli inorganici, per togliere dagli imballi la carta e il cartone e riporli nell'apposito contenitore, etc.etc. Ebbene è notizia di questi giorni che le posate

L’ industria editoriale e l’ approdo al digitale. Una sintesi dei nuovi scenari

2 Marzo 2013 Tag:, , , , , , , , ,
rotativa Tra coloro che prevedono di acquistare un tablet entro tre anni, circa tre quarti pensano di leggere magazine. Due terzi leggeranno quotidiani. Anche in Italia, paese dove c’è la maggiore propensione a PAGARE per i contenuti. In media, un italiano dice di essere disposto a pagare da 6 a 13 dollari al mese per l’abbonamento a un periodico. Negli Usa si pensa di poter spendere da 3 a 5 dollari, da 3 a 7 dollari in Giappone, da 6 a 9 dollari in Spagna, da 5 a 12 dollari in Germania. Per un quotidiano l’italiano si dice disposto a pagare da 12 a 20 dollari al mese, più di tutti gli altri: Usa, Gran Bretagna, Giappone. Sono alcuni dei dati al centro di una serie di riflessioni sull’ industria editoriale sviluppate (in cinque post) dal blog  Il futuro dei periodici, curato da un giornalista che per ora preferisce non uscire allo scoperto. (altro…)

Giornalisti in ”drastica riduzione”?

13 Febbraio 2009 Tag:, , , ,
Rotativa Nonostante continui a crescere il numero degli iscritti all’ Ordine in Italia (siamo a oltre 100.000), il calo progressivo della produzione di valore da parte dell’ industria giornalistica corrode le risorse per mantenere i giornalisti e per garantire una buona informazione – Un articolo di Giuseppe Granieri su Apogeonline ha aperto un interessante dibattito – Alternative poche e fantasiose e pessimismo sul futuro del giornalismo di qualità ----------

Perchè il giornalismo (inteso come professione) funzioni, è necessario (...) che vi siano e che funzionino i costosi sistemi che lavorano su approvvigionamento, confezionamento e distribuzione delle informazioni. Se questi sistemi cessano di produrre valore, non si potranno avere le risorse per mantenere i giornalisti (confezionamento) e per garantire una buona informazione (approvvigionamento). La popolazione dei giornalisti, allo stato, è prevedibilmente in via di drastica diminuzione. Come sono diminuite le popolazioni di molte specie animali quando il loro ecosistema si è modificato troppo in fretta per dar loro il tempo di reazione.

La previsione è di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro

Entro il 2020 più della metà dei 1439 quotidiani Usa spariranno

30 Agosto 2008 Tag:, ,
Morte dei giornali Un’ altra previsione “nera” sul futuro dei giornali viene da Vin Crosbie, un consulente editoriale che ha appena pubblicato un saggio sul futuro della stampa americana, Transforming American Newspapers - “Non è l’ assenza di multimedialità o di interattività la causa del declino della diffusione negli ultimi tre decenni. Metà del calo era già in atto prima che Internet diventasse di dominio pubblico, nel 1991, prima che diventassero popolari i concetti di interattività o multimedialità” – Il problema è che “il prodotto è diventato obsoleto”, è come entrare in un negozio vecchio di 400 anni dove i commessi danno a tutti la stessa borsa con gli stessi 50 prodotti, mentre in un supermercato ce ne sono in media 45.000” ----------

“Più di metà del 1.439 quotidiani Usa non esisteranno più sia nelle edizioni a stampa che in quelle su e-paper od online dalla fine del prossimo decennio. Usciranno fuori dal mercato. Mentre pochi giornali nazionali… saranno “dimagriti” ma continueranno a vivere su e-paper oppure online ma non su carta. I primi quotidiani a spirare saranno quelli regionali, che hanno già cominciato ad implodere. Molti