La redazione di Rue 89, noto sito di giornalismo partecipativo, e una trentina di studenti del CFJ (Centro di formazione dei giornalisti), una delle principali scuole di giornalismo francesi, hanno ripreso tutti gli argomenti al centro di queste teorie, interrogando testimoni oculari e specialisti, ma la conclusione è netta: i portatori di queste teorie non sono stati in grado di offrire nessuna prova razionale e consistente dell’ esistenza di un qualche reale complotto
(disegno di Hervé Fell)
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La redazione di Rue 89, noto sito di giornalismo partecipativo, e gli studenti del CFJ (Centro di formazione dei giornalisti), una delle principali scuole di giornalismo francesi, hanno realizzato una grande inchiesta sulle teorie del complotto fiorite in abbondanza dopo gli attentati dell’ 11 settembre.

Limitarsi a screditare quelli che difendono, spesso con passione, le tantissime ipotesi complottiste, senza mai contestarle punto per punto, è un grave errore. Piuttosto – spiega fra gli altri Narvic in una sua nota – bisogna rispondere ai complottisti, punto per punto, pazientemente. Con serietà, raziocinio e metodo. E’ il
Su Poynter online, Roy J. Harris Jr. racconta come il famosissimo Premio Pulitzer debba in gran parte la sua fortuna alla scoperta dello schema truffaldino da parte di una squadra di cronisti del Boston Post
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Charles Lewis dà vita negli Usa a un nuovo progetto, l’ Investigative Reporting Workshop, presso la Scuola di Comunicazione dell’ American University – Un gruppo di grandi nomi del giornalismo d’ inchiesta coordineranno dottorandi e studenti della Scuola per inchieste molto approfondite – E intanto cercheranno anche di affrontare il problema dell’ anemia di fondi per il giornalismo investigativo
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Dopo alcuni mesi di incubazione è partito negli Usa il laboratorio che farà “giornalismo investigativo di interesse pubblico” – L’ esperimento è sostenuto da una Fondazione che fa capo a Herbert e Marion Sandler, una coppia di miliardari californiani democratici che hanno messo a disposizione 30 milioni di dollari per 3 anni – Una ventina i redattori impegnati – ProPublica diventerà anche un punto di aggregazione del lavoro di altre testate – La guida Paul Steiger, che per 16 anni ha diretto il Wall Street Journal
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«Il giornalismo investigativo è a rischio perchè in molte testate viene ormai considerato un lusso». Contro questo rischio, Paul Steiger, ex direttore del Wall Street Journal per 16 anni, ha appena avviato i motori di ProPublica (vedi Lsdi,
Malinconia e decadenza della professione in un libro appena uscito in Francia (“Notre métier a mal tourné", ed. Mille et une nuits) – Il giornalismo come si sogna e si promuove e come invece è diventato – Un feroce attacco al giornalista investigativo, che si appoggia a una sola fonte escludendo il lavoro d’ inchiesta – L’ ideologia del giornalismo come una sorta di "proseguimento della rivoluzione con altri mezzi", un surrogato della rivoluzione nato dalle ceneri del '68 – Il fallimento del progetto di indipendenza dei giornalisti che animava le Monde e l’ incertezza sul modello economico dell’ informazione online
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Si avvicina il momento del lancio per Pro Publica, un sito Usa di giornalismo d’ investigazione – Lo dirigerà un ex redattore capo del Wall Street Journal e punterà soprattutto su mondo degli affari e governo – Il progetto è finanziato (10 milioni di dollari) da diverse Fondazioni – La scommessa di altre testate, come MediaPart e Rue89 in Francia, e la fragilità del modello online, ancora incerto fra gratuità e abbonamenti – Aria di transizione
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