Un ‘’Pulitzer’’ per il giornalismo dei dati. E’ il Data journalism awards, un concorso – racconta Guido Romeo su wired.it - lanciato dal Global Editors Network, la rete che raccoglie direttori e giornalisti delle maggiori testate di tutto il mondo, con il supporto di Google e in collaborazione con lo European journalism center.
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Data journalism awards, i ‘’pulitzer’ per il giornalismo dei dati
Un ‘’Pulitzer’’ per il giornalismo dei dati. E’ il Data journalism awards, un concorso – racconta Guido Romeo su wired.it - lanciato dal Global Editors Network, la rete che raccoglie direttori e giornalisti delle maggiori testate di tutto il mondo, con il supporto di Google e in collaborazione con lo European journalism center.
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iPad, molte applicazioni non sono ancora un granché
Gli editori sono riusciti a convincere molti utenti che il contenuto ha un valore che bisogna pagare, ma devono assicurare che la qualità dei prodotti giustifichi la spesa – Lo segnala su AdAge.com Rebecca McPheters,CEO della McPheters&C (a cui fa capo il servizio iMonitor per analizzare e tracciare app per tablet) in un articolo in cui fa il punto sul processo di migrazione delle edizioni online delle varie testate sui dispositivi mobili – iMonitor ha analizzato oltre 5.000 app editoriali, ma i risultati non portano buone notizie: il 30% di esse ha qualche difetto
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La pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate, secondo un giornalista su due
Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono alcuni dei risultati di ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’ un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).
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Il Guardian, ex sostenitore dei contenuti gratuiti
Proseguono in tutto il mondo sperimentazioni e rilanci degli editori per portare i lettori ad una partecipazione economica che cerca di non perdere di vista le entrate pubblicitarie - Alcuni, come il Guardian, differenziano l’ accesso mobile da quello a postazione fissa, con l’ evidente convincimento che i primi abbiano maggiore disponibilità economica dei secondo, mentre altri, come il New York Times, tentano di sedurre i propri lettori offrendo una certa quantità di contenuti gratuitamente
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Sovvenzioni alla stampa: in Danimarca vanno anche alle testate straniere (392 euro per il 2012 al Corsera)
In Danimarca, nel 2012, saranno 59 i giornali a ricevere fondi da parte del Danish Press Fund, per un ammontare di 47 milioni di euro (347 milioni di corone danesi).
Fra di essi – spiega L’ European Journalism Center – ci sono 26 testate straniere, che riceveranno complessivamente 420.000 euro. L’ unico giornale italiano è il Corriere della Sera, che riceverà 392 euro di contributi sulla base delle copie diffuse.
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Giornali: Clay Shirky, la crisi è una questione culturale prima che economica
In una analisi di qualche giorno fa, di cui pubblichiamo la traduzione integrale, Clay Shirky entra a fondo nel discorso dei modelli di business per la stampa digitale, partendo dal fallimento del paywall integrale adottato dai londinesi Times e Sunday Times.
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L’ editoria per i nuovi italiani, fra testate etniche, multiculturali e business
I quotidiani si rifanno il look. Un vezzo mentre la barca affonda?
Oggigiorno, il principale interrogativo cui gli editori della carta stampata si trovano di fronte è come recuperare la diffusione - In altre parole, di cosa c’è bisogno per riportare i lettori all’ appuntamento quotidiano con il proprio giornale? – Un articolo di Philip Stone su Follow The Media - Restyling e ‘’navigazione’’- La teoria del ‘’meno è meglio’’ – ‘’Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che i lettori ricevano i giusti contenuti nel giusto formato’’
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di Philip M. Stone
(Follow The Media)
Molti quotidiani hanno intrapreso la strada del restyling del proprio format (basti pensare a quanto il Tribune ha fatto con i propri giornali prima di avviarsi verso il fallimento), ma alla fine dei giochi il quotidiano di Chicago è comunque finito in bancarotta e non vi è nessun elemento per dire che il cambiamento del format abbia generato un ritorno nel numero dei lettori. Quanti lettori dicono di aver lasciato la versione cartacea del proprio giornale perché non gli
Giornalisti in ”drastica riduzione”?
Nonostante continui a crescere il numero degli iscritti all’ Ordine in Italia (siamo a oltre 100.000), il calo progressivo della produzione di valore da parte dell’ industria giornalistica corrode le risorse per mantenere i giornalisti e per garantire una buona informazione – Un articolo di Giuseppe Granieri su Apogeonline ha aperto un interessante dibattito – Alternative poche e fantasiose e pessimismo sul futuro del giornalismo di qualità
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Perchè il giornalismo (inteso come professione) funzioni, è necessario (...) che vi siano e che funzionino i costosi sistemi che lavorano su approvvigionamento, confezionamento e distribuzione delle informazioni. Se questi sistemi cessano di produrre valore, non si potranno avere le risorse per mantenere i giornalisti (confezionamento) e per garantire una buona informazione (approvvigionamento). La popolazione dei giornalisti, allo stato, è prevedibilmente in via di drastica diminuzione. Come sono diminuite le popolazioni di molte specie animali quando il loro ecosistema si è modificato troppo in fretta per dar loro il tempo di reazione.
La previsione è di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro
La crisi dei quotidiani? Perfettamente logica
Secondo Alain Joannes, giornalista e scrittore francese, non può che essere in forte deperimento una ‘’industria dei contenuti che non ha innovato pressoché niente in un secolo - A parte qualche dettaglio, come la fotografia a colori, i quotidiani del 2008 non sono molto diversi dai loro avi del 1908’
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Dal prossimo aprile l’ American Society of Newspaper Editors toglierà la parola "paper" dalla sua denominazione e si chiamerà American Society of News Editors, conservando comunque il suo logo – ASNE.
Jeff Jarvis, considerato un rivoluzionario per aver profetizzato la fine dei giornali di carta, se la starà ridendo sotto i baffi , commenta su Journalistiques.fr Alain Joannes, giornalista francese e autore del libro ‘’Le journalisme à l’ ère électronique’’. Comunque, anche se la carta non sparirà mai completamente come supporto dell’ informazione, non passa giorno senza che qualche quotidiano annunci una riduzione della sua produzione di informazione su carta, fino ad arrivare – come succederà al venerabile Christian Science Monitor - a une migrazione totale sul web.