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Datagate: riprese in Francia le tesi di Morozov sulla deriva della sorveglianza

A sei mesi dall’ affare Snowden InternetActu  rilancia la tesi che Evgeny Morozov (@evgenymorozov) aveva proposto alla fine di ottobre sul magazine del MIT, Technology Review, spiegando che essa dava una interpretazione del tutto particolare della vicenda.

 

Secondo  Morozov i problemi dello spionaggio, della sorveglianza e dell’ intrusione nella vita privata – osserva Xavier de la Porte, coordinatore del sito rancese – non cominciano con le registrazioni illegali della NSA ma sono connaturati all’ informatica. Morozov tira fuori un testo del 1967, scritto dal matematico e informatico Paul Baran, The Future Computer Utility, che, prima di Internet e prima dei personal computer, anticipava le questioni relative alla privacy che presto avrebbe posto il mondo digitale.

 

Invece di prendere sul serio quelle previsioni, spiega Morozov, si è creduto alle utopie digitali degli anni ‘80 e ’90 che ci promettevano un Mondo Nuovo emancipato dal capitalismo e dalla burocrazia. Insomma secondo Morozov abbiamo perduto 20 anni immersi nell’ allucinazione collettiva.

 

E mentre noi ci beavamo nelle allucinazioni, il capitalismo e la burocrazia si adattavano perfettamente al Mondo Nuovo digitale. Nello stesso tempo, dice Morozov, abbiamo visto convergere attorno alla raccolta dei dati gli interessi di due diverse entità: le grandi imprese del digitale da un lato (per realizzare un modello pubblicitario) e il governo dall’ altro (per assicurare la sicurezza dei suoi cittadini).
Con un’ ambizione comune: la predizione dei comportamenti. Per i governi si tratta di impedire un atto invece di dover poi ripararne le conseguenze. A prezzo di qualche attentato alla democrazia. E questo modo di governare, attraverso l’ anticipazione del comportamento grazie alla raccolta di dati ha un nome: ‘’regolazione algoritmica’’. Interviene quando le democrazie, grazie ai dati raccolti, cercano di risolvere i problemi pubblici senza dover spiegare ai loro cittadini cosa stanno facendo. Perché? Perché sono degli algoritmi che lo fanno.
Per esempio, è un algoritmo che decide quake comportamento o quale individuo deve essere considerato a rischio, senza che si sappia esattamente come quel risultato è stato ottenuto. E’ quesllo lo scopo del sistema di sorveglianza della NSA.
E da qui Morozov arriva al secondo aspetto della sua riflessione: invocare il rispetto della privacy è davvero il mezzo migliore per opporsi a questa deriva tecnologica? La sua risposta – dice Xavier de La Porte – è molto interessante. Morozov difende l’ idea che la vita privata non è sempre un agente di democrazia, che troppa privacy può essere un ostacolo alla democrazia quando l’ informazione condivisa non è sufficiente. Non bisogna quindi incaponirsi sulla questione della privacy o farne il perno della nostra lotta contro la sorveglianza, ma puntare più lontano, puntare alla democrazia.

Morozov propone tre strade:

 

Ecco perché– conclude dela Porte – Morozov è sempre interessante: è molto critico nei confronti delle tecnologie ma è convinto che essere fanno parte delle risposte.

 

 

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