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Perugia/ Un fact checking collettivo per la qualità dell’ informazione

Più che pochi esperti di fact checking, sarebbe meglio avere molti cittadini che trovano gli errori sui media  attraverso siti web creati appositamente. E’ così che Luca De Biase, redattore delSole24ore e presidente della Fondazione Ahref, ha lanciato ieri a Perugia la piattaforma Factchecking.it, realizzata, appunto dalla Fondazione, che da poco più di un anno è attiva nel campo della ricerca sulla qualità della informazione che emerge dalla rete sociale costituita da internet e dai media digitali.

Si tratta del primo sito italiano per il fact checking condiviso, è on-line da poco più di 24 ore e funziona in modo semplice.

Un utente, dopo essersi registrato gratuitamente, può pubblicare una notizia su cui ha dei dubbi (sempre citando la fonte), e sottoporla al vaglio degli altri utenti, raccogliendo così pareri positivi o negativi su quella determinata informazione.

 

A Perugia è stato mostrato un fact checking pubblicato in giornata dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Giorgio Meletti, il quale ha contestato un dato sul tasso di suicidi per motivi economici legati alla crisi.

 

<ahref – spiega il sitoconcepisce il fact checking come un ’attività critica cooperativa, un esempio di media civico, capace di contribuire all’informazione e di rafforzare l’essere comunità.

Collabora con altre persone per verificare la veridicità dei dati e delle notizie che vengono messe in circolazione. Per dimostrare o confutare una notizia usa le tue fonti (video, testi, podcast, ecc.) ma fallo in modo responsabile, valutando con attenzione ciò che segnali, utilizzando fonti attendibili e segnalandone eventuali limiti e contro indicazioni.

Non è difficile: rispetta i quattro principi per la qualità dell’informazione proposti da <ahref: accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità. Accresci la tua autorevolezza all’interno della comunità di fact checkers e migliora l’informazione italiana.

 

 

Fact Checking – spiega Socialmediaitalia.com funziona in modo molto lineare e semplice, ci si registra, si segnala la notizia sospetta, la si diffonde nei social media, chiedendo collaborazione alla rete nel lavoro di verifica, cercando di arrivare allae fonti più precise se non  quelle dirette.

 

Spesso, come insegna Paolo Attivissimo, alcune notizie apparentemente vere, non lo sono per nulla e bastano poche regole per restarne distanti e indagare, anche con molto divertimento, in ogni caso acquisendo nuove informazioni e consapevolezza di come e perché si creano le notizie false e le leggende metropolitane.

A volte si tratta di meme e fake che hanno come scopo la provocazione e la presa di coscienza di una problematica, la manipolazione e la sudditanza informativa, anche in questo caso l’ indagine attiva è un valore che si aggiunge a quello sorgente.

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