La pubblicità ‘’empatica’’ e i dati personali venduti all’ asta in tempo reale

| 24 Giugno 2012 | Tag:, , ,

Spot personalizzati in base all’umore del momento e alle ultime attività compiute. Microsoft – racconta Punto informatico – ha depositato un brevetto per una tecnologia che, sfruttando Kinect (un dispositivo in grado di ‘’leggere’’ il movimento del corpo umano), è in grado di scansionare i lineamenti del volto della persona che si trova in quel momento davanti al monitor, rilevandone lo stato d’animo.

 

 

Informazioni che – aggiunge Cristiano Vaccarella – si possono combinare con tutte le attività eseguite online: dal contenuto delle pagine Web visitate alle query effettuate sui motori di ricerca, dalle email ai messaggi via social network e perfino ai risultati dei giochi e venduti agli inserzionisti che faranno visualizzare all’utente annunci pubblicitari mirati sul suo umore in quel preciso momento.

 

Dietro questi meccanismi cresce in maniera sempre più consistente il mondo delle aste online di dati personali.

Nonostante i crescenti timori per la privacy – racconta MilanoFinanza.it – , l’impegno del settore della raccolta di dati online è cresciuto negli ultimi anni. Una delle ragioni è il successo delle aste online, in cui gli inserzionisti acquistano i dati sulla navigazione web degli utenti. Krux ha stimato che queste aste, note come offerta di scambi in tempo reale, contribuiscono al 40% della raccolta di dati on line.

 

Nelle offerte in tempo reale, non appena un utente visita una pagina web la visita viene messa all’asta al miglior offerente sulla base di requisiti quali il tipo di pagina visitata o la navigazione precedente dell’ utente. L’asta viene effettuata automaticamente utilizzando algoritmi informatici. Forrester Research stima che le offerte in tempo reale costituiranno il 18% del mercato della pubblicità online di quest’anno, in crescita dal 13% rispetto allo scorso anno.

 

“Si è passati praticamente da zero nel 2009 a circa un quinto dell’intero mercato in questo momento”, ha spiegato Michael Greene, analista senior di Forrester – aggiunge MilanoFinanza -. “Abbiamo superato il modello di pubblicità tradizionale, nel quale si acquistavano 1.000 impression (ovvero il numero di volte che una pagina web o un banner pubblicitario viene visto da un utente, ndr). Oggi si valuta di acquistare una singola impression.”

 

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