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Turchia, proteste contro gli ‘’arresti arbitrari’’ di giornalisti

Salta una riunione di giornalisti europei in programma a Bursa mentre a Strasburgo l’ Associazione dei giornalisti Parlamentari chiede alle autorità turche di fermare le loro ‘’minacce e intimidazioni nei confronti della stampa’’ del paese – Secondo le ultime stime 68 giornalisti turchi sono attualmente detenuti e 2.000 sotto inchiesta

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Una riunione dell’ Associazione dei giornalisti europei che avrebbe dovuto tenersi in questi giorni a Bursa, in Turchia, è stata annullata a causa della difficile situazione in cui si trovano molti giornalisti turchi.

Secondo uno dei delegati, Dogan Tilic, 68 giornalisti turchi sono attualmente detenuti e 2.000 sotto inchiesta per ragioni che lo stesso parlamento europeo, in una risoluzione del 9 marzo, ha duramente criticato.

La scorsa settimana 8.000 giornalisti si sono riuniti a Piazza Taksim a Istanbul per protestare contro la situazione e il 19 marzo hanno ripetuto la manifestazione ad Ankara (nella foto).

Ieri un nuovo allarme è venuto da Strasburgo, dove l’ Associazione dei giornalisti parlamentari europei, denunciando ‘’arresti arbitrari’’ chiede alle autorità turche di fermare le loro ‘’minacce e intimidazioni nei confronti della stampa’’ del paese.


L’ Associazione chiede poi ai dirigenti del Consiglio d’ Europa di ‘’intervenire presso le autorità della Turchia, che presiede attualmente il Comitato deri ministri, affinché il paese rispetti la libertà di stampa, una delle esigenze fondamentali di una società democratica’’.

Si tratta di iniziative che cercano di rompere il muro di silenzio che circonda la situazione dei giornalisti turchi, che guardano con molta delusione al comportamento dei media europei.

‘’I media occidentali, così sensibili alla libertà di espressione in paesi come Cuba o la Cina, sono stranamente distratti su tutto ciò che avviene in Turchia – scriveva qualche giorno fa su Articolo 21 Asli Kayabal, corrispondente in Italia del quotidiano Cumhuriyet -. Non si rendono conto, tranne poche eccezioni, come il Financial Times e New York Times dell’enorme pressione esercitata dal governo di Ankara sui giornali turchi e dell‘ondata di arresti con la scusa di appartenenza a Ergenekon o a Balyoz (l’altro presunto movimento per il quale 196 militari appartenenti all’ala laica dell’esercito, sono attualmente agli arresti con l’accusa di aver ordito un tentativo di colpo di stato militare per rovesciare il governo Erdogan nel 2003)’’.

Gli ultimi arrestati – ricostruisce Kayabal – sono tre giornalisti del portale d’informazione Odatv (www.odatv.com), un quotidiano online specializzato in inchieste investigative sempre molto ben documentate. Soner Yalcin, giornalista di Hurriyet, nonché proprietario ed editore responsabile di Odatv è stato arrestato assieme a Baris Pehlivan e a Baris Terkoglu, entrambi giornalisti della redazione di Odatv con l’accusa  di far parte  dell’associazione terroristica Ergenekon (è il nome  dato a una presunta organizzazione clandestina turca kemalista e ultranazionalista, con legami con i membri delle forze militari e di sicurezza del paese) e di pubblicare documenti segreti importanti per la sicurezza dello Stato. In realtà i giornalisti sono stati tratti in arresto e sono indagati dalla procura esclusivamente per la loro attività giornalistica’’.

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