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Libri, Wikileaks e il movimento per la trasparenza

Esce per Egea ‘’Oltre WikiLeaks, il futuro del movimento per la trasparenza’’, un saggio di Micah Sifry, esponente di punta di quel movimento,  tradotto da Bernardo Parrella – Non un trattato sulla creatura di Julian Assange, ma un ‘’rapporto dalla trincea in cui una nutrita schiera di attivisti a sostegno della democrazia è impegnata a rendere più aperte e responsabili le principali istituzioni governative’’

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Un rapporto dalla trincea in cui una nutrita schiera di attivisti a sostegno della democrazia è impegnata a rendere più aperte e responsabili le principali istituzioni governative, ricorrendo a strumenti e metodi inediti.  Più che un trattato sulla creatura di Julian Assange, è questo il senso principale di ‘’ Oltre Wikileaks/ Il futuro del movimento per la trasparenza’’ (WikiLeaks and the Age of Transparency), di Micah Sifry, che Bernardo Parrella ha tradotto per Egea, la casa editrice della Bocconi di Milano (164 pagg, 19 euro).

Questo libro – spiega una nota dell’ editore – ‘’non è un trattato su WikiLeaks, né va inteso come intervento sul futuro della segretezza o della privacy, e nemmeno come un’ esplorazione sulle modalità tramite cui Internet sta trasformando la politica, la governance e la società. Deve tuttavia la sua ragion d’essere a WikLeaks e all’urgente dibattito innescato dall’operato del suo fondatore Julian Assange, che l’autore conosce di persona’’.

‘’Il mio obiettivo – racconta  nell’ introduzione Sifry, noto esponente del movimento per la trasparenza e cofondatore del Personal Democracy Forum, un sito che esplora i modi con cui la tecnologia sta cambiando la politica – è quello di illustrare come WikiLeaks sia soltanto una parte del continuum ben più ampio di quel cambiamento che caratterizza la relazione tra cittadini e istituzioni in questi frangenti inediti, cambiamento che è decisamente salutare per la crescita e la solidità di una società aperta.

L’epoca della segretezza e dell’incetta di dati sta per chiudersi e va nascendo quella dell’apertura e della condivisione’’.

Ma la vicenda WikiLeaks ha posto delle importanti questioni strategiche mentre si prospetta il rischio che gli attacchi viscerali contro Assange possano incrinare sensibilmente la libertà di espressione online.

‘’Esponenti di punta dell’amministrazione USA – osserva Sifry-, alcuni dei quali sostengono una maggiore trasparenza istituzionale in patria e all’estero, sembrano scioccati dal fatto che una forza esterna stia portando avanti a loro danno quanto auspicavano potessero fare da tempo gli attivisti pro democrazia dei vari paesi.

Altre figure politiche americane non hanno neppure provato a soppesare l’open government rispetto ai loro viscerali attacchi contro WikiLeaks e alle esplicite richieste di arrestare o uccidere Assange.

Potremmo trovarci presto di fronte a pericolosi precedenti legali che finirebbero per limitare la libertà degli organi d’informazione, consolidata da tempo, nel riportare la verità. La maggioranza delle aziende tecnologiche statunitensi sembra atterrita dalla furiosa offensiva di Washington e incerta sulla posizione da assumere rispetto alla difesa della libertà d’espressione online. Mentre alcuni visionari high-tech hanno preso posizione in tal senso, altri hanno accettato in silenzio la decisione di larghi settori della loro industria di cedere così rapidamente alle pressioni politiche.

E gli attivisti pro democrazia sembrano divisi tra quelli che vogliono ricorrere a metodi extra-legali per tutelare l’apertura del web, quelli che temono un possibile effetto boomerang anti-WikiLeaks (o che, non apprezzando Assange a livello personale, temono di rimanere inchiodati alla sua immagine), e quelli come me che sono risolutamente antianti-WikiLeaks, e temono che la «cura» per l’indipendenza di WikiLeaks possa rivelarsi peggiore della malattia’’.

Altrove – rileva l’ autore – la situazione appare più confusa. Da Londra a Canberra, migliaia di persone hanno pubblicamente manifestato a favore di Assange, proprio mentre montavano i suoi problemi legali e organizzativi.

In Nord Africa, Medio Oriente e oltre gli attivisti a sostegno dei diritti umani e della democrazia stanno analizzando i documenti provenienti dal Dipartimento di Stato statunitense. Tuttavia, a eccezione di pochi giornalisti con inclinazioni a sinistra, la maggioranza dei media mainstream preferisce tenersi a debita distanza da WikiLeaks. E, contrariamente alle loro controparti americane, i politici sembrano voler evitare la faccenda, nonostante il primo ministro australiano abbia espresso condanna nei riguardi di Assange.

Le questioni di cruciale importanza sollevate da WikiLeaks – come tutelare la libertà su Internet per tutti, come ridurre l’ambivalenza delle istituzioni, quali criteri adottare in un mondo più trasparente – vengono appena sfiorate.

Essendo impossibile prevedere la piega che prenderanno le cose – conclude Sifry -, forse questo libro potrà servire da guida per comprendere meglio il percorso  che ci ha condotti a questo punto, per proporsi anche come utile risorsa per tracciare un modo razionale di procedere.’’

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