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‘Libera stampa!’, un omaggio alla Politkovskaja e alla responsabilità della memoria

In un incontro a Vittorio Veneto Vera Politkovskaja, la figlia della giornalista russa uccisa nel 2006 a Mosca, e Leonardo Coen, inviato di Repubblica, parlano di coraggio e di testardaggine, due qualità che in Russia possono essere fatali – Vera: “Le minacce sono state parte della nostra vita da sempre. All’ inizio a riceverle era mio padre, che lavorava nel giornalismo d’opposizione. Poi si sono rivolte a mia mamma. E sono aumentate quando lei ha iniziato ad occuparsi di Cecenia’’ – Coen: ‘’La Politkovskaja ha rappresentato un tipo di giornalismo inedito in Russia, scritto in modo molto lucido, con poca enfasi e molta concretezza” – Di fronte a ogni giornalista c’ è un bivio molto chiaro: seguire i dettami e fare carriera o esprimere la propria posizione e subirne le conseguenze: la seconda linea è quella scelta dal giornale “Novaja Gazeta”

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di Valentina Barbieri

‘’Libera stampa!’’

Quest’ esclamazione (o invocazione?) è il titolo di una serata sulla libertà di stampa tenutasi sabato 14 maggio a Vittorio Veneto (TV), organizzata dall’ associazione Mondo in Cammino e patrocinata da Lsdi. Mondo in Cammino cura progetti di cooperazione internazionale e di solidarietà nell’area post-sovietica, con particolare attenzione al Caucaso.

Protagonisti della serata erano Vera Politkovskaja, figlia della giornalista russa uccisa a Mosca nel 2006, Leonardo Coen, fondatore e corrispondente de La Repubblica da Mosca e Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino.

L’incontro si è aperto con la testimonianza di Zarema Sadulaeva, letta da Massimo Bonfatti su Anna Politkovskaja. Una prima impressione curiosa su questa donna arrivata in Caucaso vestita da “moscovita” e che man mano era entrata in un rapporto sempre più profondo con la realtà cecena.

“Voglio che conosciate la verità, poi se vorrete potrete optare per il razzismo e il cinismo in cui si sta impantanando la nostra società” ripeteva la giornalista. Un’idea che Leonardo Coen collega alla “responsabilità della memoria”, cioè al dovere di testimoniare che è propria giornalismo. Le difficoltà incontrate da associazioni indipendenti come “I nomi ritrovati” e il “Centro Sacharov” testimoniano una volontà di insabbiamento fortemente presente in Russia. “Il coraggio di Anna Politkovskaja è documentato dalla raccolta del suoi articoli, che è stupenda. I più bei racconti di Anna sono quelli che riguardano la corruzione degli apparati del governo e delle amministrazioni, hanno toccato un nervo scoperto. La Politkovskaja ha rappresentato un tipo di giornalismo inedito in Russia, scritto in modo molto lucido, con poca enfasi e molta concretezza”

Un momento dell' incontro: da sinistra Alessandro Toffoli ("l'Azione"), Leonardo Coen, Vera Politkovskaja, Cinzia Valle, di 'Mondo in Cammino', Massimo Bonfatti; foto di Paolo Barbuio

Ma non tutti condividono il pensiero di Coen. Secondo Markov, noto politologo russo, quanto sostenuto da Anna Politkovskaja risultava comprensibile in Occidente, ma non in Russia. “Se tutti i media del mondo lo capivano e in Russia no, il problema sta nel paese” replica la figlia della giornalista. “Quello che sosteneva mia madre è che anche se una persona si trova in minoranza, deve essere ascoltata”.

Questa testardaggine, questo coraggio della testimonianza delle violazioni dei diritti umani ha avuto conseguenze sempre più pesanti per la vita di Anna Politkovkaja e la sua famiglia.

Racconta Vera, con voce sorprendentemente calma: “Le minacce sono state parte della nostra vita da sempre. All’inizio a riceverle era mio padre, che lavorava nel giornalismo d’opposizione. Poi si sono rivolte a mia mamma. E sono aumentate quando lei ha iniziato ad occuparsi di Cecenia. In famiglia si è parlato delle possibili conseguenze delle minacce e mia mamma ci aveva spiegato cosa fare, a chi rivolgerci. Quindi in qualche modo eravamo pronti, anche se oggettivamente non ce l’aspettavamo in quel momento preciso: era morto mio nonno, mia nonna stava male, eravamo assorbiti da diversi problemi.”

Di fronte a questa dimensione quotidiana ed abituale della minaccia acquista ancora più rilevanza il bivio di fronte a cui si trova ogni giornalista in Russia: seguire i dettami e fare carriera o esprimere la propria posizione e subirne le conseguenze.

La seconda linea è quella scelta dal giornale “Novaja Gazeta”, che Coen illustra con alcuni episodi.

“La redazione della Novaja Gazeta è costruita come una sorta di fortino. Quando sono andato dal direttore, questi ha chiuso la finestra e acceso un apparecchio che avrebbe disturbato eventuali intercettazioni. A Samar ho intervistato un giornalista della Novaja Gazeta. Dopo qualche tempo è stato picchiato e la sede è stata chiusa.”

In particolare, quando si tocca il legame tra politica e affari si finisce immancabilmente nel mirino (come l’episodio del bosco di Chimki).

Ciononostante, il giornalista de “La Repubblica” individua delle isole di tentativi di democrazia. “Internet ormai è diventato veicolo della controinformazione, è un forum dove le persone parlano, discutono. Nel 2008 c’è stato un tentativo di legislazione di internet da parte della Duma, è seguita una rivolta e queste leggi sono state “tamponate”.La situazione è per me cambiata perché ci sono più pressioni internazionali, gli obiettivi della politica russa sono più ramificati.”

Il Caucaso rimane però un caso a se stante in quanto a libertà di stampa, concordano tutti i relatori. E’ molto al di sotto dei già problematici standard russi.

“Parlare di libertà di stampa e Cecenia non ha senso, non stanno assieme.” chiarisce Vera Politkovskaja. “Finchè ci sarà Kadyrov non ci sarà libertà di stampa”.

E la situazione della stampa in Italia?

Leonardo Coen identifica un problema di fondo in un’attitudine quasi “calcistica” del giornalismo:

i giornalisti appaiono schierati come tifosi di calcio e altrettanto insofferenti alle decisioni arbitrali.

Priorità del giornalista dovrebbe essere quella di raccontare quello che succede, come hanno fatto grandi giornalisti come Anna Politkovskaja, mentre secondo Coen una quota sempre minoritaria è disposta a seguire questa linea in Italia e quelli che lo fanno ne subiscono le conseguenze, come Enzo Biagi. Molti giornalisti sono ostaggi della corruzione del quieto vivere.

Da parte dei cittadini bisogna imparare a pretendere l’informazione e capire che la scelta di raccontare cosa succede aiuta anche la popolazione a vivere meglio.

“Libera stampa” è stata un’occasione per un incontro intenso e approfondito, con un pubblico folto (300 persone circa) e criticamente interessato al pur complesso tema.

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