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L’ Agenzia di stampa neozelandese chiude i battenti

Dopo 132 anni di onorato servizio, la NZPA non si è rivelata in grado di adattarsi ai cambiamenti imposti dalle tecnologie e dal mercato dell’editoria

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(a.f.) – L’agenzia di stampa neozelandese – New Zealand Press Association (NZPA) – chiuderà i battenti nei prossimi giorni, mettendo fine ad un’istituzione che negli ultimi 132 anni ha contribuito a dare forma all’identità del Paese.

La NZPA è un’altra vittima della tecnologia e delle grandi proprietà mediatiche.

Di fatto- racconta il Guardian– , gran parte della galassia delle testate neozelandesi è stata acquisita da due imperi mediatici australiani, i cui giornali hanno iniziato a condividere il materiale in seno alle due grandi catene, riducendo quindi la necessità di un appoggio esterno per la raccolta di notizie.

Generalmente, le agenize di stampa vendono i propri servizi a giornali, emittenti e provider online piuttosto che direttamente ai lettori. Di recente, la NZPA ha tentato di adattarsi ai nuovi modelli imposti dal mercato, ricercando nuove emittenti e clienti digitali al di fuori del proprio tradizionale raggio d’azione dei gruppi editoriali, che tra l’altro detengono gran parte dell’agenzia stessa in virtù di un modello cooperativistico.

Alla fine, però, la NZPA è stata semplicemente spremuta e messa da parte.

“La chiusura di qualsiasi agenzia è una cosa dura da digerire”, ha dichiarato Bill Mitchell, del Poynter Institute for Journalism di St Petersburg, Florida. “Significa che c’è una voce in meno ad informarci”.

Durante gli anni d’oro del ventennio 1980-1990, dalla NZPA dipendevano decine di giornalisti, tra cui corrispondenti a Londra, Sydney, Hong Kong e Washington. Anche i giornali neozelandesi segnalavano vicende di interesse nazionale all’agenzia, che poi provvedeva a diffonderle.

“L’agenzia ha funzionato bene per 100 anni”, sostiene Kevin Norquay, editor della NZPA, il cui personale si è drasticamente ridotto fino a contare solo 42 unità.

Sempre secondo Norquay, il sistema ha iniziato a scricchiolare con il consolidarsi dei giornali e l’affermarsi di Internet. Con le catene di quotidiani in grado di produrre articoli e renderli istantaneamente disponibili ad un vasto pubblico, il ruolo dell’agenzia ha acquisito contorni sempre più sfumati, fino a che, nel 2005, la maggior parte dei giornali ha smesso di contribuire al lavoro della NZPA.

Il colpo finale è stato inferto nell’aprile di quest’anno, quando Fairfax Media – un gruppo di base in Australia che possiede oltre 70 testate in Nuova Zelanda – ha deciso di chiudere i propri rapporti d’affari con la NZPA.

Secondo l’autore e storico Ron Palenski, che ha lavorato per l’agenzia per oltre un decennio fino al 1984,  il lavoro dell’agenzia di stampa neozelandese ha contribuito a plasmare l’identità del paese, canalizzando gli interessi dei 4 milioni di abitanti sparsi per il Paese.

Per alcuni osservatori, la chiusura della NZPA è un ulteriore esempio del crescente controllo che le società australiane esercitano sul mercato neozelandese, con particolare riferimento al settore mediatico e bancario.

Paul Thompson, redattore capo di Fairfax, sostiene invece che poco è andato perduto: “Per decenni la NZPA ha ricoperto un ruolo chiave nel settore, ma la situazione è cambiata” … e la squadra di 400 reporter messa in campo da Fairfax è più che sufficiente a colmarne il vuoto.

Fairafx e la rivale APN, editore del New Zealand Herald, stanno rimpinguando le fila dei propri giornalisti per supplire alla scomparsa della NZPA. Nello specifico, la settimana scorsa APN ha lanciato il proprio servizio contando su un personale di 17 persone, che servirà le testate del gruppo unitamente a qualche giornale indipendente.

Nel frattempo, un terzo rilevante soggetto si sta facendo largo nel mercato. L’agenzia di stampa australiana AAP ha portato da una a nove le risorse impegnate in Nuova Zelanda al fine di andare incontro alla domanda proveniente dal mercato australiano. E a fare da cornice al tutto, si segnala che la statunitense Associated Press ha stretto rapporti d’affari sia con Fairfax che con APN e AAP.

Tuttavia, questo nuovo scenario pur privo di un elemento storicamente rappresentativo, non implica una scarsa copertura delle vicende neozelandesi; al contrario, infatti, con tre agenzie coinvolte, il rischio di duplicazione è alto.

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