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I cattivi aggregatori fanno un danno al buon giornalismo

E’ l’ allarme lanciato da Dan Gillmor in un intervento pubblicato dal Guardian e tradotto dall’ ultimo numero dell’ Internazionale – ‘’Alcuni aggregatori di solito mettono il link all’articolo originale, altre volte mettono il link a un sito che a sua volta riassume la notizia. I sommari sono abbastanza lunghi da raccontare il fatto, cosi è inutile andare a leggere l’articolo originale – E’ legale, ma secondo me non è completamente corretto’’

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(p.b.) – In rete ci sono buoni e cattivi aggregatori di news, che rispettano o meno le fonti originali. Scrive il direttore del Knight centre for digital media entrepreneurship dell’Università dell’Arizona, Dan Gillmor che i cattivi aggregatori fanno un danno al buon giornalismo. L’intervento è stato pubblicato dal Guardian e poi tradotto e ripreso nell’ultimo numero di Internazionale (n°900 del 2-9 giugno 2011). E’ particolarmente efficace, perché tocca un tasto dolente dell’informazione digitale.

The web’s weakest links

di Dan Gillmor

(da www.pinobruno.it)

In un libro di qualche anno fa ho scritto che il web “è una macchina straordinaria capace di generare collegamenti in modo autonomo”. Era la mia dichiarazione d’amore per la caratteristica più importante della rete: i link.

Chi fa informazione li usa per portare le persone in posti nuovi. Chi consuma informazione li usa per attraversare i confini sempre più sfumati del sapere. Sono utili a tutti. Con il tempo, i link hanno portato a una pratica chiamata “aggregazione”: la raccolta di link particolarmente utili e interessanti che una persona vuole condividere con gli altri.

Sono in molti a coprire il ruolo del “curatore” nel mio consumo quotidiano di notizie attraverso i blog, Twitter, le email o altri strumenti. Alcuni lo fanno meglio di altri. Come ha scritto recentemente David Carr sul New York Times, l’aggregatore Drudge Report deve il suo successo alla semplicità con cui presenta i link. Che vi piaccia o meno (e a me non piace), da anni l’ordine in cui le notizie politiche negli Stati Uniti ci arrivano è stabilito da una combinazione di due fattori: l’orientamento politico conservatore del Drudge Report e la pigrizia dei giornalisti tradizionali.

II fondatore del sito, Matt Drudge, non arricchisce il dibattito politico, anzi, lo avvelena. Nonostante questo, però, c’è un lato del suo lavoro che merita rispetto: Matt Drudge si limita a pubblicare il titolo della notizia con il link, invitando cosi il lettore ad andare a leggere l’articolo originale. E’ un approccio simile a quello di Google News, che raccoglie le notizie intorno a un argomento e mostra il link al titolo aggiungendo solo una breve presentazione, in genere la prima frase dell’articolo.

Alcuni giornalisti della vecchia scuola sono convinti the Google News sia un nemico. Ovviamente non capiscono nulla di come funziona il web. Ma c’è una questione più importante che riguarda gli aggregatori. Le redazioni di questi siti scandagliano la rete in cerca di link interessanti e, quando ne trovano uno, scrivono un sommario piuttosto lungo e lo pubblicano. Di solito mettono il link all’articolo originale, altre volte mettono il link a un sito che a sua volta riassume la notizia. I sommari sono abbastanza lunghi da raccontare il fatto, cosi è inutile andare a leggere l’articolo originale.

E’ legale, ma secondo me non è completamente corretto. Non vorrei mai, però, che fossero vietate dalla legge, perché a pagarne le conseguenze, sarebbero tutti i tipi di rimandi, anche quelli fatti con onestà.

E’ quasi impossibile non imbattersi in questo tipo di segnalazioni che tendono ad allontanarsi dall’articolo originale. II risultato è che spesso ottengono visibilità siti che non la meritano. Vi faccio un esempio che riguarda Huffington Post, un aggregatore che usa molto la tecnica del riassunto.

A febbraio del 2011 l’Huffington Post ha riassunto una notizia press dalla Cnn su Mitch Daniels, il governatore dell’Indiana: quando era studente all’università di Princeton, Daniels era stato arrestato per possesso di stupefacenti. II problema è che il pezzo della Cnn era a sua volta il breve riassunto di un altro articolo, più approfondito, apparso sul Daily Princetonian, il giornale studentesco dell’università. In una parola, il link dell’Huffington Post era pigro. Questo tipo di pigrizia si trova spesso negli aggregatori e in particolare su Twitter e Facebook, dove le persone fanno a gara a chi pubblica il link del giorno.

Voler condividere con gli altri le notizie interessanti è lodevole, ma bisogna farlo con attenzione. La prossima volta, prima di segnalare un link controllatelo con cura. Se scoprite che è il riassunto dell’analisi di qualcun altro, cercate la fonte originale. In questo modo alzeremo il livello delle nostre segnalazioni e daremo credito a chi lo merita sul serio.

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(Grazie a Internazionale per la traduzione)

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