Comunicazione, un caso di plagio per il nuovo logo del Viminale?

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La Rete, ancora una volta, mostra la sua potenza sollevando un caso che, oltre alle polemiche, ha messo in  moto anche la fantasia e la cattiveria dei grafici: un esempio è questo logo immaginario coniato per l’ occasione, uno dei tanti prodotti in questi giorni e raccolti in una divertente antologia

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Il nuovo logo del Viminale al centro di un caso di plagio?

La Rete, ancora una volta, mostra la sua potenza sollevando un caso che, oltre alle polemiche, ha messo in  moto anche la fantasia e la cattiveria dei grafici, che si sono scatenati sulla vicenda. Un esempio è il logo immaginario che pubblichiamo qui sopra (e che fa parte di una serie di viariazioni satiriche sul tema visibili sul sito di Draft, nel post ‘’L’ ironia dei grafici si scatena sul viminale’’), mentre il logo ‘’vero’’, quello scelto come il migliore da una apposita commissione, è questo qui sotto.

Ministero0Il problema è che questo logo – prodotto da società Inarea strategic S.r.l., che si è aggiudicato i 3mila euro del concorso – somiglia in modo sconcertante ad un progetto realizzato nel 2008 dal designer Inglese Roy Smith per la French Property Exhibition, che è qui sotto.

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Non vi è dubbio che se preso il logo di Smith, sostituito il blu col verde ed aggiunto un effetto bagliore – commenta Draft, che ha sollevato per primo la questione –  il progetto vincitore del bando risulti se non identico, eccezionalmente simile.

D’ altronde è lo stesso presidente della società che ha realizzato il logo vincitore, Antonio Romano, a confermare a  GQ, “noto magazine nel settore della comunicazione visiva” che il logo ‘’è identico’’.

“Quello che posso affermare è che abbiamo 30 anni di storia che certificano qualcosa di diverso dall’etichetta di ‘copioni’ che ci viene affibbiata in questo momento”. “Guardi, ci sono molti casi di affinità da marchi. ma ammetto che il nostro è un caso da Guinness dei primati”.
Secondo gli autori del logo, “come sa chiunque si occupi di design, quando si va alla ricerca della semplicità è possibile lavorare in direzioni che sono state già percorse.Non è sempre facile sapere se già altri le abbiamo adottate. Quella che è accaduta a noi è una cosa che può capitare, non dovrebbe accadere, ma talvolta accade. È un tema su cui gli addetti ai lavori si interrogano da tempo e di cui ci sono tanti illustri esempi.”

Probabile, succede? Sì – commenta Damiano Falchetti su Draft.it -. È successo anche per il Ministero dell’Interno? Su questo il presidente di Inarea nella sua dichiarazione è sostanzialmente in linea col nostro pensiero: “Su un punto comunque vogliamo essere chiari: è evidente a qualsiasi persona di buon senso che non conoscevamo, fino a qualche giorno fa, il disegno attribuito al collega Roy Smith, al quale abbiamo già formulato le nostre scuse.”

Certo, dai commenti scaturiti al nostro articolo è emerso come moltissimi conoscessero il progetto di Smith e una società che vanta una ‘’esperienza trentennale’’ non è che si fa una gran bella figura. Anche perché poi, sul piano tecnico, il logo mostra un approccio ‘’troppo semplice’’, come eufemisticamente osserva Falchetti.

E il Ministero dell’ interno? Per ora nessun commento.