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Commotion, una Rete a prova di censura

Una ventina di ricercatori stanno lavorando a Washington a un’ internet molto diversa da quella a cui siamo abituati, a banda larghissima, che vive soltanto sulle frequenze Wi-Fi, senza appoggiarsi ad alcuna infrastruttura di telecomunicazioni esistente, e a prova di intercettazioni perché criptata

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di Pino Bruno
(pinobruno.it)

Nel cuore di Washington, a pochi isolati dalla Casa Bianca, al quinto piano di un palazzo accogliente e anonimo, c’è chi lavora a un’internet molto diversa da quella a cui siamo abituati. Una rete a banda larghissima, che nasce e vive soltanto sulle frequenze Wi-Fi, senza appoggiarsi ad alcuna infrastruttura di telecomunicazioni esistente, a prova di intercettazioni perché criptata. Sono una ventina gli scienziati che stanno per realizzare l’utopia libertaria di hacker e cyberattivisti di tutto il mondo. Nome in codice Commotion[1], il progetto è portato avanti da Sascha Meinrath, precursore delle reti civiche e da sempre sostenitore della Free Internet, con il collettivo di giornalisti per la controinformazione Indymedia.

Commotion non è un progetto clandestino, anche se di certo in futuro farà molta paura ai regimi autoritari. E ‘ospitato e finanziato dalla Open Technology Initiative (OTI), costola della New America Foundation, prestigiosa organizzazione dedicata allo studio dei maggiori problemi della società americana, e presieduta da Eric Schmidt , uno dei boss di Google.

Con un budget annuale di 1,6 milioni di euro, più una sovvenzione straordinaria di 2 milioni di euro, concessa dal Dipartimento di Stato, i ricercatori lavorano su più fronti.

Uno di questi è la cosiddetta “valigetta internet per dissidenti”, cioè strumenti digitali a disposizione degli oppositori nei paesi dittatoriali per contrastare la sorveglianza ed eludere la censura. Ecco perché Commotion è finanziata anche dal Dipartimento di Stato.

Altro ambito è l’intervento umanitario, cioè reti che funzionino anche in zone devastate da guerre o calamità naturali, nelle regioni più povere del mondo, dove le personenon hanno accesso alla comunicazione moderna.

Josh King, 28 anni, è il direttore tecnico di Commotion. Il suo ufficio è ingombro di macchine di ogni tipo, il suo software trasforma un normale router Wi-Fi in strumento per realizzare una rete autonoma e invisibile. Dice Josh che l’unico strumento indispensabile da portare sul campo è una chiave USB contenente il software da installare su ogni dispositivo che deve far parte della rete.

Tra qualche settimana un prototipo di Commotion sarà presentato a esperti di tutto il mondo. Alla fine del 2012 sarà disponibile una versione pubblica. Commotion integra i programmi del progetto TOR (The Onion Router ), creato da un gruppo di hacker tedeschi e americani per aggirare le intercettazioni.

Commotion avrà anche la funzione di connessione differita. Ecco un esempio: durante una manifestazione repressa dalla polizia, un manifestante scatta una foto con uno smartphone collegato a Commotion. Quel giorno internet non funziona, il governo ha chiuso la rete. L’immagine dunque non può uscire del paese, ma con Commotion viene conservata nella rete locale invisibile, pronta per essere inviata al resto del mondo appena internet riapre i battenti. Nessun governo, sia pur totalitario, può permettersi di spegnere la rete troppo a lungo, per non paralizzare l’intera economia del paese.

Un altro esempio. A luglio un team di hacker a bordo di un furgone anonimo ha sperimentato una rete invisibile che ha coperto un’area di una sessantina di chilometri, a cavallo tra Austria, Croazia e Slovenia. Cioè si può fornire accesso sicuro in zone di confine, senza essere fisicamente presenti nel paese.

Paradossi americani, di un paese che combatte Wikileaks e poi finanzia gli hacker che lavorano più o meno come fa Wikileaks. Certo, i cattivi sono altri.

Fonte: Le Monde

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