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25 comandamenti per i giornalisti

Mettiamo da parte per un attimo le catastrofiche e deprimenti previsioni sulla ‘’morte’’ del giornalismo e immaginiamo che il mestiere continuerà ad esistere e ad avere delle sue buone prassi – Ecco da un veterano del Guardian, Tim Radford, una garbata ma pungente lezione per chi intenda accostarsi alla professione, che ha chiamato ”A manifesto for a simple scribe’‘ – Consigli apparentemente leggeri, ma molto efficaci e ‘’universali’’, suggeriti con grande ironia e semplicità, segno di quella saggezza che solo una esperienza profonda riesce a far sedimentare – Un racconto  che presentiamo integralmente (in versione italiana) anche perché ci sembra una lettura divertente

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Tim Radford, un giornalista che da 32 anni scrive per il Guardian,  ha tenuto mercoledì  sera  all’ Imperial College di Londra una lezione sul giornalismo basandola su una serie di ‘’comandamenti’’ (25 per l’ esattezza, un ‘’Icosipentalogo’’) per chi si avvicina alla professione.

Radford offre una serie di consigli garbati e apparentemente leggeri, ma molto efficaci, suggeriti con grande ironia e semplicità, segno di quella saggezza che solo una esperienza profonda riesce a far sedimentare.

Una ‘’lezione’’ che presentiamo (in versione italiana) anche perché ci sembra una lettura divertente.

Radford racconta di aver elaborato queste indicazioni quando, dovendo fare dei corsi di formazione per giornalisti per conto di un gruppo editoriale, in preda al panico, cominciò a chiedersi quale fosse la cosa più importante a cui si doveva pensare quando si scriveva un articolo. La risposta gli arrivò alla fine forte e chiara: ‘’Fare in modo che qualcuno lo legga’’.

Alla fine – osserva – non c’ è un’ altra ragione migliore per scrivere. I giornalisti scrivono per sostenere la democrazia, rispettare la verità, onorare la giustizia, giustificare le spese, vedere il mondo e fare una bella vita, ma per fare soddisfacentemente ognuna di questa cose si devono avere dei lettori. Correttezza e accuratezza sono molto importanti, certo. Senza di esse, non c’ è giornalismo propriamente detto: si gioca qualche altra partita. Ma prima di tutto il giornalista deve essere letto. Altrimenti giornalismo non è.

Ho cominciato a scrivere numerando gli argomenti e mi sono fermato a 25. Non ho tempo per ridurre il tutto a un vero decalogo con i Dieci Comandamenti. Li ho lasciati così, dandogli il sottotitolo, semiserio, di ‘’Manifesto per un semplice scrivano’’.

A MANIFESTO FOR THE SIMPLE SCRIBE – MY 25 COMMANDAMENTS FOR JOURNALISTS

di Tim Radford

1.Quando ti siedi a scrivere c’ è una sola persona veramente importante nella tua vita. E’ qualcuno che tu non incontrerai mai ed è chiamato lettore.

2. Non scrivi per far colpo sullo scienziato che hai appena intervistato, né per il professore che ti ha seguito all’ università, o per il direttore che ti ha bocciato o per quella tipa sexy che hai appena incontrato a una festa e a cui hai detto che sei uno scrittore. Oppure per tua madre. Stai scrivendo per colpire qualcuno appeso a una maniglia della metro fra Parson’s Green e Putney, che forse smetterà di leggere in un quinto di secondo.

3. Quindi, la prima frase che scriverai sarà la frase più importante della tua vita, e così la seconda, e così la terza. E questo perché, se tu puoi sentirti obbligato a scrivere, nessuno si potrà mai sentire obbligato a leggere.

4. Il Giornalismo è importante. Ma non deve, mai, sentirsi e mostrarsi importante. Niente spinge un lettore a rifugiarsi alla pagina delle parole crociate o a quella dei risultati dell’ ippica più della pomposità. Quindi parole semplici, idee chiare e frasi brevi sono vitali nella narrazione giornalistica.

5. C’ è una frase da incidere sul cartello che appenderai sulla tua macchina da scrivere: ‘’Nessuno mai protesterà se renderai un fatto più semplice da capire’’.

6. Ed ecco un’ altra cosa che dovrai ricordare ogni volta che ti siedi davanti alla tastiera: ‘’Nessuno ha il dovere di leggere questa merda’’.

7. Se hai dei dubbi, parti dal fatto che il lettore non sa nulla. Ma non fare mai la sciocchezza di giudicarlo stupido. Un errore classico nel giornalismo è di sopravvalutare quello che il lettore sa e di sottovalutare invece la sua intelligenza.

8. La vita è complicata, ma il giornalismo non può essere complicato. E’ proprio perché i problemi – medicina, politica, finanza – sono complicati che i lettori si rivolgono al Guardian, o alla Bbbc, a Lancet, o alle vecchie pagine di giornale con cui si avvolge il pesce nelle pescherie e gli acquisti ai self service, sperando che li renderanno più semplici.

9. Quindi, se una questione è aggrovigliata come un piatto di spaghetti, tratta il tuo articolo come se fosse uno degli spaghetti, estratto dal groviglio. Rispettando la ricetta, con olio, aglio e salsa di pomodoro. Il lettore ti sarà grato perché gli hai dato la semplicità di una parte e non la complessità del tutto. Questo perché: a) il lettore sa bene che la vita è complicata, ma è contento di avere per lo meno un aspetto che è stato spiegato chiaramente e b) perché nessuno leggerebbe mai un servizio che annuncia: ‘’E’ una vicenda inspiegabilmente complicata…’’.

10. Una regola. Un articolo deve raccontare solo una cosa. Se hai di fronte quattro aspetti di una vicenda, intrecciali attorno alla cosa principale che devi raccontare. Puoi utilizzarne dei frammenti nel tuo articolo, ma solo se puoi farlo senza doverti staccare troppo dal racconto che hai scelto di seguire.

11. Una osservazione. Non cominciare a scrivere fino a quando non hai deciso qual è il senso della storia e cerca di formularlo con te stesso in una frase. Quindi chiediti se tua madre riuscirebbe ad ascoltare questa frase per più di un microsecondo senza riprendere a stirare. Quando dovrai vendere al direttore di un giornale una idea per un articolo, avrai lo stesso livello di attenzione, e quindi fai attenzione a quella frase. Spesso, non sempre, sarà la prima frase del tuo articolo.

12. C’ è sempre un attacco ideale per qualsiasi articolo. Esso aiuta veramente a pensare a quello che viene dopo, perché scoprirai che le frasi successive si scrivono quasi da sole, molto velocemente. Non significa che tu sei semplicistico o superficiale. Oppure di gran talento. Significa solo che hai scritto la frase giusta.

13. Definizioni come queste non sono degli insulti per un giornalista. Il punto essenziale per chi paga per un giornale è avere delle informazioni che scivolano via facilmente e velocemente, senza troppe note, riferimenti oscuri e note alle note.

14. Parole come ‘’sensazionale’’ o ‘’futile’’ non devono far storcere il muso a un giornalista. Leggi quello che leggi – teatro elisabettiano, romanzi russi, fumetti satirici francesi, thriller americani – perché qualcosa nelle loro pagine stimola sentimenti di eccitazione, o di humour, il romanticismo o l’ ironia. Il buon giornalismo dovrebbe darti appunto la sensazione di humour, di eccitazione, di intensità o di sapore piccante. Superficiale è uno degli insulti preferiti dai professoroni. Ma anche loro si appassionano delle loro materie prima di tutto perché vengono attratti da qualcosa di luccicante, appariscente e, è vero, di futile.

15. Le parole hanno un significato. Rispettalo. Guarda sul dizionario, scopri come vengono usate. E usale con proprietà. Non pavoneggiarti dietro la tua ignoranza. Non infilarti d’impulso in un sentiero impervio senza prima chiederti in che modo sarai capace di aprirti una strada.

16. I cliché, nell’ istruzione classica del mondo dei quotidiani, devono essere evitati come la peste. Tranne quando sono il cliché adatto. E’ sorprendente scoprire quanto sia utile un cliché, quando viene usato giudiziosamente. Perché il giornalismo non è tanto essere bravo quanto essere veloce.

17. Le metafore sono grandi cose. Ma non scegliere metafore astruse e mai, mai, mischiarle. La ciurma del Guardian aveva un Premio speciale , una sorta di Oscar dell’ incompetenza, assegnato a un cronista di relazioni industriali che aveva spiegato al mondo che ‘’alcuni gatti selvaggi al Congresso delle Trade Unions erano appostati nel sottobosco, pronti a balzare come dei pirana, nonostante avessero la museruola’’. E George Orwell raccontava di un poliziotto militare secondo cui ‘’la piovra dell’ oppressione fascista aveva intonato  il suo canto del cigno’’.

18. Attenzione alle pose. Quando Mosé ordinò ai suoi comandanti di uccidere i Madianiti non lo fece per dimostrare che lui era un vero duro. (…).  Il linguaggio del pub o del bar ha i suoi ritmi, il suo codice corporeo, i suoi sistemi di segnalamento. Il linguaggio della pagina non ha accentuazioni, non ha le tonalità che possono indicare scherzo  o commedia o autoironia. Deve essere diretto, chiaro e vivido. E per essere diretto e vivo, deve seguire la propria grammatica.

19. Attenzione alle parole lunghe e incomprensibili. Attenzione al gergo. Se scrivi cose scientifiche questo è doppiamente importante.  Devi bandire le parole che gli  esseri umani normali non userebbero mai, come fenotipo, mitocondrio, inflazione cosmica, distribuzione di Gauss o isostasia. Non cercare di sembrare ‘’sfavillante’’ o ‘’al settimo cielo’’, basta essere brillante e felice.

20. L’ inglese è meglio del latino. Tu non stermini, tu uccidi. Tu non ‘’sbavi’’, tu sei innamorato. Tu non deflagri, bruci. Mosè non disse al Faraone:’’La conseguenza della mancata liberazione della popolazione di un particolare soggetto etnico potrebbe determinare alla fine qualche particolare affezione alle colonie di alghe nel bacino centrale del fiume, con delle conseguenze impreviste per la flora e la fauna, e anche per i servizi ai consumatori’’. Disse invece: ‘’le acque del fiume…si trasformeranno in sangue, e i pesci del fiume moriranno, e il fiume puzzerà’’.

21. Ricorda che le persone vengono colpite da quello che è più vicino a loro. I cittadini della zona sud di Londra potrebbero preoccuparsi di più per la riforma economica in Surinam che per  il risultato della squadra del Millwall il sabato, ma la maggior parte di loro non lo farà. Devi accettarlo. Il 24 novembre 1963, l’ Hull Daily Mail (un giornale locale della zona di Hull, nello Yorkshire, ndr) mi mandò alla ricerca di un punto di vista locale sull’ assassinio del presidente Kennedy. Una volta  trovato l’ attacco del pezzo, che faceva ‘’Gli abitanti di Hull erano in lutto stamani per…’’, potevo andare avanti tranquillamente col racconto di quello che era accaduto a Dallas.

22. Leggi. Leggi un sacco di cose diverse. Leggi la Bibbia di Re Giacomo e Dickens, le poesie di Shelley e i fumetti della Marvel e i thriller di Chester Himes e Dashiel Hammet. Guarda le cose strabilianti che si possono fare con le parole. Osserva come possono evocare per incanto interi mondi nello spazio di mezza pagina.

23. Attenzione alle cose troppo definitive. L’ ultimo cavallo di Godalming (cittadina del Surrey, ndr) non sarà certamente l’ ultimo cavallo del Surrey. Ci sarà sempre più o meno qualcuno più grande, veloce, vecchio, giovane, ricco o nauseante del candidato a cui hai appena affibbiato l’ ultimo superlative. Salvati sempre dai seccatori: ‘’Uno dei primi…’’ ti salverà. Altrimenti, per lo meno qualificalo così: ‘’Secondo il Guinness dei primati…’’, ‘’L’ elenco dei ricchi del Sunday Times…’’. E così via.

24. Ci sono cose che il buon gusto e la legge ti impediscono semplicemente di dire per iscritto. Le mie preferite sono: ‘’Assassino assolto’’ e (in un articolo sulle funzioni religiose di Pasqua), ‘’Paul Meyers, che faceva Gesù Cristo, è emerso come la star dello show’’.

25. Chi scrive ha delle responsabilità, non solo di tipo legale. Puntare alla verità. Se quest’ ultima è sfuggente, e spesso lo è, per lo meno puntare alla correttezza, coscienti che c’ è sempre un’ altra faccia della vicenda. Attenzione a chi predica l’ obbiettività. Costoro sono i più elusivi di tutti. Puoi scrivere che la Royal Society sostiene che l’ ingegneria genetica è una buona cosa e che l’ uranio impoverito è assolutamente innocuo. Ma devi ricordarti che l’ ingegneria genetica è stata inventata da persone che sono state immediatamente accolte nella Royal Society, per la loro intelligenza, da altre persone che sono già membri della società perché hanno scoperto come arricchire il combustibile delle barre di uranio e come impoverire il resto. Dunque, parafrasando Miss Mandy Rice-Davies, (una delle protagoniste dello scandalo Profumo, ndr), “Che altro potrebbero dire, non vi sembra?’’

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