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L’ opaco rumore di fondo di Twitter

Secondo Massimo Mantellini, Twitter è ormai diventato uno strumento troppo grande e troppo caotico per poterne immaginare rapidi e sintetici utilizzi informativi – E, una volta sopito l’ entusiasmo – scrive su Punto informatico – ‘’ occorrerà forse organizzarsi meglio’’ .

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Twitter è ormai diventato uno strumento troppo grande e troppo caotico per poterne immaginare rapidi e sintetici utilizzi informativi. Pescare dentro il grande rumore di fondo di migliaia di persone che citofonano agli amici la stessa informazione, che ricopiano per ore tutti lo stesso link o che magari scherzano su un evento potenzialmente drammatico scrivendo frasi del tipo “credevo fosse stato il terremoto invece è solo una cicciona che è passata in strada qui sotto”, è un lavoro improbo e molto dispendioso.

Lo nota Massimo Mantellini sul suo ultimo Contrappunto su Punto informatico (‘’Cinguettii di fondo?’’). Mantellini ritiene che ‘’i media imbracciano Twitter come uno strumento per seguire le emergenze informative, ma i flussi di informazione cinguettati spesso rimbalzano e confluiscono nel brusio globale’’.

Negli ultimi tempi – rileva – assistiamo (…) ad un progressivo innamoramento da parte dei teorici della informazione verso strumenti come Twitter, decantato ormai oltre ogni misura come piattaforma in grado di raccontare gli eventi appena accaduti con precisione e velocità. Se a questo aggiungiamo le cronache recenti dopo le elezioni in Iran, dove Twitter è stata per molti giorni l’unico strumento capace di raccontare cosa stesse succedendo per le strade di Teheran (tutti gli altri erano stati oscurati dal regime) ecco che il processo di beatificazione è completato. Twitter nell’immaginario collettivo degli addetti ai lavori diventa lo strumento insostituibile di descrizione delle emergenze informative. Si tratta di uno strumento che consente solo brevi messaggi di testo? Non importa. Aggiungere una immagine a bassa risoluzione è laborioso e richiede l’appoggio su server esterni? Pazienza. L’ipermobilità di Twitter e la capacità di essere “live” in qualsiasi luogo in cui sia attiva una rete mobile, ne fanno indubbiamente uno strumento importante (…).

Cosi l’altra sera –
racconta – quando le agenzia cominciavano a dare i primi ragguagli sul terremoto in Venezuela ho aperto Twitter nella pagine del search digitando "earthquake" e sono rimasto pazientemente ad osservare i messaggi della public timeline per un paio d’ore. Le prime due ore classiche nelle quali nessuna agenzia e nessun sito web possiede notizie certe sugli eventi appena occorsi.

Bene, sarà stato perchè il terremoto si è poi rivelato fortunatamente senza grandi conseguenze ma nelle due ore di lifestreaming che ho seguito la grande maggioranza delle migliaia di messaggi transitati erano dei retwitt dell’unica fonte disponibile (il sito web dell’istituto sismologico americano che mostrava la magnitudo e la località dell’evento) alternati a “cinguettii” piene di maiuscole e punti esclamativi riassumibili nella frase :“Accidenti c’è stato un terremoto in Venezuela!”.(…..)

 Del resto – conclude – quando il commento pubblico degli eventi si mescola al racconto degli stessi è inevitabile che sia così. Avvenne lo stesso nei gruppi di discussione in rete il giorno del crollo delle torri gemelle. Internet è da sempre uno strumento formidabile per rappresentare in formato testuale i sentimenti delle persone. Per il resto, una volta sopito l’hype su Twitter, occorrerà forse organizzarsi meglio.

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