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Kosovo: la difficile battaglia per un giornalismo indipendente

La vicenda di una trasmissione televisiva considerata ‘’troppo provocatoria’’ e gli attacchi alla giornalista Jeta Xharra hanno innescato forti polemiche sul giornalismo di inchiesta nel paese – Le denunce di ‘’attacchi fisici e verbali contro giornalisti, la mancata pubblicazione di notizie critiche riguardanti il governo, e la ‘punizione’ dei media attraverso limitazioni commerciali” – Un articolo sull’ Osservatorio sui Balcani

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”In cerca di soluzioni e sostenibilità, per evitare la bancarotta, i giornalisti e i media in Kosovo spesso si arrendono a manovre anti-etiche e pubblicitarie che vedono come protagonisti realtà commerciali ed istituzionali, e perdono così di credibilità. Il giornalismo d’inchiesta sta lottando per mantenersi in piedi, mentre perfino le storie di maggior successo non riescono a indurre le procure, che appaiono carenti sotto questo aspetto, a garantire ulteriori indagini’’.

Un articolo di V. Kasapolli da Pristina,  pubblicato sull’ Osservatorio sui Balcani, fa il punto sulla complessa situazione del giornalismo investigativo in Kosovo, al centro in queste settimane di un acceso dibattito all’ interno delle istituzioni e dell’ opinione pubblica.

Le polemiche riguardano, in particolare, il caso di una trasmissione televisiva, “Jeta në Kosovë”  – Vita in Kosovo -, (da un lato considerata il miglior esempio di giornalismo in Kosovo, e dall’altro lato accusata di essere troppo provocatoria e di spingersi al di là dei confini del giornalismo e dell’etica giornalistica), e le minacce alla giornalista Jeta Xharra.    

”Il rapporto annuale di Freedom House pubblicato all’inizio di luglio 2009 sostiene che il Kosovo ha un buon quadro giuridico che protegge la libertà di stampa – scrive fra l’ altro Kasapolli -; ciò non aiuta però a prevenire le pressioni sui media. L’Associazione dei giornalisti professionisti sostiene anche che la libertà di espressione in Kosovo, giorno dopo giorno, viene ristretta sempre di più.

L’Associazione ha citato ”attacchi fisici e verbali contro giornalisti, la mancata pubblicazione di notizie critiche riguardanti il governo, e la ‘punizione’ dei media attraverso limitazioni commerciali”. I giornalisti vengono censurati fin dal primo istante in cui decidono di seguire un tema “scottante” , attraverso il quale potrebbero arrivare a scoprire affari corrotti di funzionari di governo, di affaristi e di leader pubblici e privati, sostiene l’associazione.

In passato i rapporti sugli sviluppi della situazione dei media hanno confermato lo stato delle cose. Secondo il Dipartimento di Stato americano, nel rapporto per il 2008: “I giornalisti in Kosovo subiscono intimidazioni dai funzionari governativi, dagli addetti ai servizi pubblici e anche dal mondo degli affari. Alcuni media sono finanziati da gruppi commerciali e da gruppi d’interesse politico, che offrono loro supporto finanziario in cambio di una gestione dell’informazione a loro favorevole”.

Ciò di cui il Kosovo ha bisogno oggi – conclude l’ articolo – sono tribunali più efficienti, preposti ad occuparsi delle questioni legate ai media, come la calunnia, la diffamazione a mezzo stampa e i diritti di autore; questo aiuterebbe i media a seguire la retta via nel loro cammino all’interno di una società democratica”.

E’ evidente che se oggi un incidente della gravità di quello che è accaduto a “Jeta në Kosovë”, che ha coinvolto l’intera opinione pubblica, si conclude platealmente con una semplice multa di 1.000 euro, domani nessun cittadino del Kosovo si disturberà più a comprare un giornale.

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