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Una iper-realtà gonfia di notizie ma priva di messaggi

La comunicazione attraverso l’immagine, l’apparenza e lo spettacolo, ha eroso il nostro sistema di valori e di percezione della realtà, sostituendola con un surrogato la cui superficie è perfettamente liscia, e su di essa scivolano così tante informazioni, così tanti avvenimenti che in realtà sembra che non accada più nulla.
È proprio questo il grande miracolo della comunicazione moderna: l’ingegnerizzazione di un flusso costante di notizie in assenza di messaggio.

È la conclusione della tesi –  ‘’Comunicazione è potere (nei secoli dei secoli…) Guida per un uso pratico della grottesca debolezza umana’’  – con cui  Andrea Fama* si è laureato alla Scuola superiore per mediatore linguistico di Roma e che Lsdi pubblica.

La comunicazione – spiega Fama nel suo lavoro – è lo strumento più subdolo, pulito e pervasivo a cui i poteri trasversali ricorrono per controllare le società, un termine che abbraccia la massa così come i singoli individui che la compongono.
Ma la controparte speculare della massa – aggiunge la tesi – è l’io minimo, il moderno narciso teorizzato per la prima volta da Cristopher Lasch.

Il narciso, che va delineandosi come nuovo modello del nostro tempo, è un individuo incapace di aprirsi agli altri, convinto di costituire il centro di un universo che ruota esclusivamente attorno a sé. Questo moderno soldato dell’individualità vive immerso in una realtà che meramente somiglia a sé stessa, e ha sostituito l’autorità individuale con quella degli esperti di professione. Proprio per questo, il suo desiderio ultimo è quello di essere libero dal desiderio, in modo da soffocare ogni pulsione interna ed eludere definitivamente il tanto insidioso principio di scelta.

Un concetto, questo, che ricorda molto da vicino ciò che avviene con le religioni.
La religione, nella nostra fattispecie la Chiesa, ha intuito appieno queste debolezze umane e cavalcandole – ritiene l’ autore – si è imposta come l’esempio più duraturo, incredibile e autorevole di come le parole rivestano un potere enorme se volte a sfruttare tali inclinazioni e debolezze.
Infatti, attraverso la Parola del Signore la religione ha mortificato e svilito l’autonomia dell’uomo, che così perde le sue facoltà di scelta per abbandonarsi ad un autore superiore che lo solleva dalle proprie responsabilità.

Ma la comunicazione religiosa non è solo propaganda, è anche comunicazione dell’omissione (come nel caso dei preti pedofili, di cui ora non vogliamo parlare, APPUNTO), comunicazione dell’ipnosi. Ogni religione, infatti, mira all’appiattimento/svuotamento dei propri adepti, mediante un atteggiamento contemplativo che culmina nell’oblio del pensiero e di ogni desiderio. Un comportamento ipnotico, quindi, che ricorda più la chiesa catodica di Cronemberg che la chiesa cattolica dell’otto per mille.

Anche la politica imita la religione nel cavalcare le debolezze umane e nel proporre, attraverso i media, modelli superiori che ci sollevano da azioni tediose come il pensiero critico o il libero arbitrio, e che possono essere identificati in una qualsiasi celebrità, o un giornalista, un politico, l’auditel, la pubblicità ecc.

La politica, infatti, ha affidato il suo messaggio di vacuità e diversione ai media, e soprattutto al mezzo televisivo (vero termometro della società).
Essa usa i media come arma di distrazione di massa, catalizzando l’attenzione del pubblico su avvenimenti o dettagli insignificanti che vengono inverosimilmente pompati fino a raggiungere la dignità del CASO! – spesso si tratta di tragedie o matrimoni tra celebrities, posto che vi sia una differenza- da dare in pasto ad un pubblico tanto famelico quanto scollegato dalla realtà oggettiva dei fatti e delle notizie.

Ma i media, e la TV, non possono d’altro canto essere ridotti a mero strumento di distrazione, intrattenimento e varietà. Alla loro facciata seria, o meglio seriosa, è infatti affidata la diffusione del germe del terrore.

Lo spettacolo del mondo come è raccontato dai telegiornali, ad esempio, è un’essenziale strumento di legittimazione per lo Stato, generando la percezione di una fragile perfezione, preservabile solo attraverso l’incontestabile azione governativa.

Ciò fa leva su un’inclinazione cronica dell’umanità, quella di sentirsi sempre nel mezzo di una crisi decisiva. È altrettanto cronica, però, anche l’idea che tali minacce non possano concretizzarsi.

Pertanto, se la minaccia serve da sedativo, la sua inattuabilità legittima l’abbandonarsi all’intrattenimento a cuor leggero, confermando la dicotomia che regola i media attuali: la diffusione del terrore accompagnata dalla più superficiale, spietata e ottundente diversione.
In questo scenario che celebra la prostituzione dell’informazione, il livello di spettacolarizzazione ha ormai saturato la soluzione, e Mohamed Hatta che lancia il ‘suo’ nuovo aereo dentro un grattacielo è tanto spettacolare quanto Simona Ventura che prende il sole sulle spiagge di un resort alle Mauritius, così come la dimensione informativa della redazione di un telegiornale non si discosta poi molto da quella gossipistica di un centro estetico.

Questa società spettacolare si avvicina in modo inquietante a quella virtuale teorizzata da Jean Baudrillard, prodotto sintetico della cultura delle immagini che si riassume mirabilmente nel linguaggio della pubblicità. Un’ iper-realtà, dunque, ovvero un modello di realtà perfettamente perverso che cerca di sostituirsi alla realtà e all’immaginazione.
In definitiva, la comunicazione attraverso l’immagine, l’apparenza e lo spettacolo, ha eroso il nostro sistema di valori e di percezione della realtà, sostituendola con un surrogato la cui superficie è perfettamente liscia, e su di essa scivolano così tante informazioni, così tanti avvenimenti che in realtà sembra che non accada più nulla.

È proprio questo il grande miracolo della comunicazione moderna – conclude la tesi -: l’ingegnerizzazione di un flusso costante di notizie in assenza di messaggio.

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*Andrea Fama, 27 anni, è nato a Roma dove oggi risiede dopo gli studi. Dopo la maturità scientifica ha seguito i corsi d laurea in  Scienze della mediazione linguistica presso la S.S.M.L. Gregorio VII, dove si è laureato con 110 e lode.
Attualmente collabora con il settimanale cosentino ‘’Mezzoeuro’’.

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