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Russia: i media sotto la pressione del nazionalismo

La vicenda di Echo Moskvy (nella foto il logo), una radio storica di Mosca, dove una frase formalmente neutra ha invece scatenato un putiferio, che ha portato all’ allontanamento di una nota collaboratrice – Le accuse di “antipatriottismo” – Una intervista di Izvestjia ad Aleksej Venediktov, direttore dell’ emittente

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di Valentina Barbieri

La guerra tra Georgia e Russia ha il tiro lungo, e colpisce anche fuori dagli stretti confini dello spazio e del tempo.

In tempi di guerra, si sa, il giornalismo si trova ad affrontare uno stato perenne di tensione, dato dal pericolo per la vita dei giornalisti e i rischi di censura.

Quella che subiscono invece i media russi è una pressione che dal patriottismo si spinge verso il nazionalismo e che parte da una società che da anni incamera il solito ritornello “grandezza russa, patriottismo, ruolo internazionale”.

Scendendo in termini concreti, se un mezzo di comunicazione russo parla in termini critici dell’intervento russo in Georgia può essere accusato di tenere un atteggiamento antipatriottico.

Le parole qui fanno la differenza, e la vicenda della stazione radio «Echo Moskvy» prova che il termine “nemico” può indicare solo le truppe georgiane.

«Echo Moskvy» è una radio storica di Mosca, una delle prime di proprietà non statale, nata nel pieno clima della perestrojka.

Nel 1998 la radio entra nella holding “Media Most” di proprietà dell’oligarca russo Gusinskij. Aleksej Venediktov ne diventa direttore.

Dal 2001 il 66 % delle azioni della radio appartiene alla società Gazprom, attraverso la gestione di Gazprom Media. Certamente questo cambio di proprietà ha inciso pesantemente nella politica di «Echo Moskvy», nonostante la radio ribadisca tuttora la sua indipendenza.

Tornando ad oggi, quando l‘8 agosto di quest’anno l’esercito georgiano ha attaccato la città di Tskhinval, la stazione radiofonica trasmetteva la notizia che l’esercito georgiano aveva preso alle spalle “la parte nemica”, riferendosi ai russi.

Da lì si è scatenato il putiferio. Gli stessi ascoltatori della radio le hanno rinfacciato di essere simpatizzanti dei georgiani, di avere una posizione antirussa.

Il 29  agosto il già precario sistema di diplomazia in cui si barcamenava la radio è definitivamente crollato. La cosiddetta goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata versata da Valerija Novodvorskaja, segretaria del partito “Unione democratica” (Демократический союз, democratičeskij sojuz)" e conduttrice del programma “Opinione particolare” (Особое мнение, osoboe mnenie”).

Qualche giorno prima dell’anniversario dei fatti di Beslan, la conduttrice ha dichiarato in diretta che prima di diventare un terrorista, Šamil Basaev era “una persona normale” e un “democratico”, aggiungendo "Ne abbiamo fatto noi un terrorista. Distruggendo la Cecenia per così tanti anni di seguito, abbiamo fatto del democratico Šamil Basaev un terrorista”.

Il 1 settembre la Novodvorskaja è stata allontanata dalla conduzione del programma e secondo le dichiarazioni del direttore di «Echo Moskvy», non è prevista una sua partecipazione in radio prima della fine del 2008.

Nell’intervista ( che pubblichiamo qui sotto tradotta initaliano) rilasciata ad Aleksandra Beluza di «Izvestija», Aleksej Venediktov, direttore di «Echo Moskvy», spiega le scelte fatte.

 

Aleksej Alekseevič, chi o che cosa ha definito la politica della radio durante gli eventi nell’Ossezia del sud?

Il normale principio per cui si devono presentare agli ascoltatori tutti i fatti e tutte le opinioni indipendentemente dal fatto che si tratti, dirò una cosa orribile, di guerra o di pioggia.

Ma guerra e pioggia sono cose molto diverse.

In situazioni di pressione è perfettamente possibile fare errori, si può lasciar scappare un’informazione importante o non mandare in onda questa o quell‘opinione.
Certo, il compito del direttore è quello di stabilire ciò che è giusto fare. Ammetto però che questo non mi è riuscito sempre perchè, come i miei amici, mi sono trovato in uno stato di profondo shock emotivo. L’ultimo fuoco contro una città pacifica in Europa è stata pur sempre Saraevo. Ed ecco che succede da noi, qui, all’interno della Comunità degli Stati Indipendenti.
Tutti noi avevamo ben chiaro che chi aveva dato il via a questo conflitto sanguinario era  Saakašvili. L’attacco, l‘uccisione di popolazione civile. Sono argomenti indiscutibili. È il resto che si può discutere. Avevamo cercato di ottenere un’intervista durante il conflitto con il vice-premier russo Sergej Ivanov e il ministro degli esteri georgiano Eki Tkešelašvili. Non siamo riusciti a fare nè l’una nè l’altra. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo preso da Euronews 8 minuti di intervista  dell‘uno e dell’altro rappresentante del governo, le abbiamo unite e le abbiamo mandate in onda. Ecco la posizione del governo russo, ecco quella del governo georgiano. 
Fatevi una vostra idea, ne siete capaci.
Ma ecco, dopo l’intervista al ministro degli esteri russo, a Tbilisi hanno impedito la trasmissione della nostra stazione radio. Perchè? Non si sa.
È la posizione tipica di un governo debole, che nasconde la verità alla sua gente.

Come spiegare il fatto che in quei giorni si sono sentite frasi del tipo “l’esercito georgiano ha preso alle spalle la parte nemica?”.

La diretta può giocare brutti scherzi. Quando una persona in diretta espone la propria visione della situazione, la lingua a volte può piantare in asso.
Ho parlato con la giornalista che ha detto questa frase.
«Ma questa cosa l’ho detta davvero io?» ha detto la giornalista, e in quel momento si è chiamata con un appellativo appropriato per la leggerezza commessa.

Secondo le inchieste dei sociologi, la schiacciante maggioranza dei russi ritiene che la decisione di impiegare l’esercito è stata giusta. Non vi fa riflettere la chiara tendenziosità dei commentatori di «Echo Moskvy» in questo contesto sociale?

«Echo Moskvy» è un luogo di discussione, dove si deve dar voce a differenti punti di vista. La parola tendenziosità io la prendo come un complimento. A chi serve un commentatore che non abbia un proprio punto di vista? Da noi le opinioni sono diverse, da Evgenij Al’bac e Julija Latynina a Maksim Ševčenko e Aleksandr Prochanov.
Secondo me, bisogna parlare dei rischi o dei possibili agguati e non lavorare come il canale americano Fox, che ha sempre sostenuto l’amministrazione repubblicana durante la guerra in Iraq. Ma in America c’è anche il canale NBC, che dà un altro punto di vista. Il principale commentatore del canale Fox l’ha definito anche la “quinta colonna” di Vladimir Putin negli Stati Uniti. C’è uno spazio di discussione.
Se nel paese c’è dibattito e si sentono più argomentazioni, questo permette di prendere decisioni giuste e di fare meno errori. Ciononostante d‘ora in poi nella “stop-list” ora è inserita Valerija Novodvorskaja per la sua dichiarazione su Šamil Basaev.

Se si tralasciasse questa dichiarazione, la sua posizione, in linea di massima, è vicina a molti commentatori di «Echo Moskvy». Dopo quello che è accaduto con la Novodvorskaja, cambierà in qualche modo questa unilateralità ideologica, che talvolta è stata rinfacciata a «Echo Moskvy»?

Sono forse vicine, ad esempio, le posizioni ideologiche di Julija Latynina e Aleksandr Prochanov? Per quanto riguarda Valerija Novodvorskaja… La storia del “Basaev democratico” è una questione che mi riguarda personalmente. Basaev, che ha preso d’assalto un ospedale per la maternità, che ha organizzato la presa di Nord-Ost, in cui sono morti dei miei amici, e l’occupazione della scuola a Beslan. Questa persona è un democratico?
Novodvorskaja ha detto questo in diretta. Forse, questo da qualche parte lo si può dire, ma non ad “Echo Moskvy”. Per me non è possibile, almeno finchè io ne sarò il direttore. Per quanto riguarda gli altri, io non condivido molto le posizioni di Aleksandr Prochanov, di Aleksandr Privalov o di Julija Latynina, ma la loro opinione è preziosa per il dibattito.

Sergej Dorenko se n’è andato via da «Echo Moskvy»  ed è diventato il direttore di “Servizio russo di notizie” (Русская cлужба новостей, Russkaja služba novostej). Ci saranno altri cambiamenti nei quadri?

Certo, mi dispiace per la dipartita di Sergej, ma lo capisco. Qui non gli era possibile diventare il direttore e magari voleva diventare il capo da qualche parte. Ci siamo separati da amici, da più che amici, tant’è che una volta a settimana, il mercoledi, prenderà parte al nostro programma “Opinione particolare”.
Dopo che Dorenko è andato via, è rimasto scoperto il palinsesto del mattino, ma posso dire che il noto commentatore sportivo Vasilij Utkin ha accettato la mia proposta di condurre il programma del mattino “Razvorot” (la parola разворот, razvorot, può indicare le due pagine di giornale ma anche l’ inversione di marcia, ndT).

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Fonti:
«Все мы понимали, что кровавый конфликт развязал Саакашвили» (Vse my ponimali, čto  krovavyj konflikt razvjazal Saakašvili, ossia Tutti noi avevamo ben chiaro che chi aveva dato il via a questo conflitto sanguinario era  Saakašvili”), Izvestija, 3 settembre 2008
http://e.izvestia.ru/media/article3120108/

«Новодворскую изгнали с "Эха Москвы" за восхваление Басаева» (Novodvorskuju izgnali s Echa Moskvy za voschvalenie Basaev, La Novodvorskaja è stata cacciata da Echo Moskvy per aver elogiato Basaev)
http://www.lenta.ru/news/2008/09/01/novodvorskaya

A proposito della politicizzazione dei toni delle Olimpiadi di Pechino, si consiglia la lettura di «Olimpiadi color kaki» (Олимпиада цвета хаки, Olimpiada cveta chachi), articolo pubblicato sulla “Nezavisimaja Gazeta” il 2 settembre 2008
http://www.ng.ru/tag/olimpiada/

Si raccomanda anche il sito di “Echo Moskvy”
http://www.echo.msk.ru

 

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