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L’ indipendenza sta diventando un lusso

E’ il pericolo che denuncia la Ricerca dell’ Università di Cardiff su “Qualità e indipendenza del giornalismo britannico” di cui avevamo già dato notizia e di cui presentiamo ora una ampia sintesi in lingua italiana – Per la prima volta uno Studio tenta di quantificare con dati oggettivi concetti come la “qualità”, misurando la dipendenza delle redazioni dal materiale preconfezionato dagli Uffici stampa e dalle agenzie di stampa, che si stanno appropriando sempre di più il ruolo di agenda-setting del dibattito pubblico

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La grandissima parte dei giornalisti britannici svolge ora un lavoro maggiore in meno tempo, un trend che inevitabilmente aumenta la loro dipendenza dall’ informazione già prodotta e limita le possibilità di indipendenza.
Mentre il numero di giornalisti nella stampa nazionale è rimasto pressoché costante, infatti, essi ora producono almeno 3 volte di più di quanto facessero 20 anni fa.

Per quanto riguarda i contenuti, la produzione della stampa nazionale britannica di qualità dipende pesantemente da “articoli preconfezionati”, provenienti sia da Uffici stampa che dalle agenzie.
Almeno il 60% degli articoli di stampa e il 34% dei servizi radiotv provengono interamente o prevalentemente da materiali “preconfezionati”.

Sono due dei dati principali della ricerca compiuta dall’ Università di Cardiff di cui abbiamo dato notizia il 7 febbraio scorso (Dal giornalismo al “churnalism”, produzione di massa di ignoranza ).

The quality and independence of British journalism” è il titolo del lavoro, di cui proponiamo una ampia sintesi in italiano.
Lo facciamo anche per illustrare i metodi di lavoro seguiti dal gruppo della Scuola di giornalismo, media e studi culturali dell’ Università di Cardiff, guidato dal professore Justin Lewis, che ha realizzato il lavoro, la prima ricerca empirica seria sull’ indipendenza del giornalismo, almeno in UK.

Lo Studio, a parte tutte le altre considerazioni, è veramente interessante perché tenta di valutare e di quantitificare con strumenti oggettivi delle caratteristiche apparentemente astratte come qualità e indipendenza del giornalismo.

La via scelta è quella di misurare il grado di dipendenza della produzione redazionale da soggetti esterni alle redazioni stesse, come gli apparati di Pubbliche relazioni e uffici stampa e i notiziari delle agenzie di stampa.

Il giudizio che ne viene fuori è fortemente negativo, non tanto per l’ utilizzo in sé stesso del materiale di Uffici stampa o agenzie – che sono fonti importanti come le altre – ma per la forte dipendenza, anche in giornali di alta tradizionale editoriale, dal “materiale preconfezionato” che arriva da quelle fonti.

Una dipendenza che trova le sue radici nella progresiva accelerazione dei ritmi di lavoro dovuta al massiccio aumento della foliazione e quindi a una necessità produttiva più che triplicata in 20 anni, visto che il numero medio di dipendenti nelle redazioni si è anche lievemente ridotto.

Al di là del valore in termini di notiziabilità del materiale preconfezionato, quello che emerge dalla ricerca è il ruolo sempre più ampio di agenda-setting su questioni di interesse pubblico che esso svolge.

Il pericolo che la Ricerca segnala – commentano gli autori della ricerca – è che i più alti valori dell’ integrità giornalistica stiano diventando un lusso.

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La Sintesi della Ricerca può essere scaricata in PDF da: lsdi-cardiff.pdf

Il testo integrale della ricerca (eng) è su: http://www.cf.ac.uk/jomec/library/doc_lib/Quality_Independence_British_Journalism.pdf

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