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Co-giornalismo, le esperienze si moltiplicano negli Usa a gran velocità


Prime riflessioni dopo il Networked Journalism Summit di New York – L’ incontro, organizzato da Jeff Jarvis (giornalista e direttore del programma di Giornalismo interattivo alla Graduate School of Journalism della CUNY), ha visto insieme i protagonisti di alcuni dei più avanzati esperimenti di giornalismo collaborativi

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Si è appena tenuto a New York il primo Networked Journalism Summit . Un incontro che ha visto insieme i protagonisti di alcune delle più avanzate esperienze di giornalismo collaborativi e che è stato organizzato da Jeff Jarvis, giornalista, docente del programma di Giornalismo interattivo alla  Graduate School of Journalism della City University of New York e creatore di Buzzmachine, uno dei più seguiti blog sui problemi del giornalismo.

All’ avvenimento ha dedicato un’ ampia ricostruzione nel suo blog Samsa, Philippe Couve, giornalista francese esperto di internet, secondo cui, più di che di giornalismo in rete, ‘’sarebbe più appropriato parlare di co-giornalismo’’.

Co-giornalismo – aggiunge – perché evoca concetti come collaborativo, cooperativo, collettivo, e così via. Ma anche perché è meno techno di ‘’in rete’’, meno esoterico di ‘’pro/am’’ (professionale/amatoriale, ma quest’ ultima parola in italiano suona piuttosto dispregiativa, come anche dilettante), meno  flou di ‘’collaborativo’’.

L’ organizzatore dell’ incontro, Jeff Jarvis,  ha tratto sul suo sito i primi insegnamenti  di questa giornata di scambio, che Couve sintetizza così:

Ecco alcune delle esperienze di co-giornalismo negli Usa segnalate da Couve:

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