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Recovery Plan – Piccole lezioni dal passato

21 Aprile 2021 Tag:, , , , ,
Un piccolo saggio di fanta-cronaca-politica dal nostro associato e amico Marco Dal Pozzo, ingegnere delle telecomunicazioni nella vita reale, e grande curioso di storia e storie, di politica e del ruolo delle persone dentro la società in tutti "gli altri" momenti che gli sono concessi per studiare e informarsi. Prendendo spunto da due testi del passato, redatti da esperti di quei tempi, in cui si parla di economia, storia, politica e società; Dal Pozzo ritaglia una figurina,  artigianale ma molto rappresentativa,  del nostro Paese prima e dopo "il boom economico"  e l'arrivo del benessere e delle macchine di calcolo. Un'istantanea per riflettere su alcuni passaggi che hanno concorso in modo determinante alla ricostruzione e al rilancio dell'economia del nostro Paese grazie all'arrivo - più o meno indolore e inconsapevole - di cospicui fondi "esteri".    Dentro all'efficace ricostruzione dei fatti realizzata dallo studioso abruzzese, nostro associato, traspaiono problematiche e temi tutti molto simili, per non dire uguali, agli scenari in cui ci stiamo muovendo "or ora", nel dare corpo e poi corso e infine concretezza:  al Recovery Plan, ribattezzato alle nostre latitudini: "Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza".  Milioni e milioni di euro -

5G – questione complessa

15 Novembre 2020 Tag:, , , , , , ,

“Il patto della modernità è il fondamento delle nazioni contemporanee, che poggiano su una condivisione da parte dei cittadini della narrazione di storie e valori che identificano quella nazione. Questo patto oggi va rinegoziato e riformulato sulla base di una nuova identificazione dei soggetti e degli oggetti che riflettono il carattere e la struttura di una comunità di poteri mutualistici, come è lo Stato.”

 

Così Michele Mezza esordiva nel Capitolo II della sua opera “Algoritmi di Libertà”, pubblicato due anni fa. Quell’esordio proseguiva così:

 

La governance dell’innovazione digitale non ha nulla di automaticamente tecnico ed è invece un concentrato di politica; esattamente come McLuhan sosteneva che l’elettricità non era una tecnicalità ma un perverso potere che se concentrato in poche mani avrebbe creato una situazione in cui “con la velocità dei movimenti di contenuti e persone introdotti dall’energia elettrica è possibile giocare alla roulette russa con intere economie, interi sistemi educativi, con tutti i regimi  politici.”

Argomenti fondamentali, necessari. Ma forse non ancora sufficienti per potersi sedere ai tavoli di negoziato, dove quei patti si devono firmare, dalle comunità e per le comunità, perché l’infrastruttura (intesa non soltanto

Per favore non chiamiamolo Smart Working

29 Giugno 2020 Tag:, , , , , , , ,
Più che una definizione da vocabolario serve,  in questo caso a nostro avviso,  comprendere quanto sia complesso questo termine e quanto stratificato sia l'atto che sta alla base della realizzazione pratica della funzione operativa che sostiene il "lavorare agilmente". Non è successo -  ed è importante sottolinearlo -  che a causa della reclusione forzata in casa cui siamo stati tutti costretti dalla quarantena a causa dell'epidemia, ci siamo trasformati in "lavoratori agili". E' accaduto che non potendo andare al lavoro, siamo stati costretti ad utilizzare i nostri "portentosi" device tecnologici digitali, per provare a non smettere di lavorare, studiare, divertirci, comunicare, in una parola: vivere. Tornando allo smart working -  quello vero -  proviamo ad aggiungere notizie certe, estraendo informazioni, dalla definizione enciclopedica del termine o meglio della prassi in cui ci siamo forzatamente ritrovati:    
Smart working (lavoro ‘agile’): la possibilità di rompere grazie alla tecnologia e a una nuova mentalità l’unità di spazio e di tempo nel processo lavorativo. Orari flessibili e possibilità di lavorare in luoghi diversi sono esigenze che trovano attenzione non disinteressata delle aziende ma anche nella politica, posta di fronte al compito di dotare l’innovatività delle forme produttive di

Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.3

16 Febbraio 2020 Tag:, , , , , , ,
Ad aprire il terzo e conclusivo nostro pezzo di riassunto e sottolineatura dedicato agli Stati generali dell'editoria (gialloverdi) - per distinguerli da eventuali altri Stati generali similari e diversamente colorati politicamente - vorremmo presentarvi un lavoro,  che da solo vale tutti gli incontri,  e forse qualcosina in più. Una ricerca realizzata direttamente dagli esperti del dipartimento editoria e informazione del ministero, guidati da Ferruccio Sepe, che partendo da uno studio oramai vecchiotto del Reuters Institute, ha analizzato l'Europa in lungo e in largo,  per capire quale sia -  se c'è -  il Pubblico supporto al settore dell'editoria d'informazione.     Uno studio accurato e aggiornato, che si trova scaricabile per intero sul sito del dipartimento, e che il capo del dipartimento, Ferruccio Sepe,  ha presentato per sommi capi durante l'incontro degli Stati generali dedicato alle "imprese editoriali nell'epoca di internet". Nell'ultima serie di incontri pubblici degli Stati generali si è parlato di editoria, provando a definire il comparto nella sua accezione più attuale, mischiando - come appare inevitabile -  le vecchie logiche produttive e industriali, con l'economia delle piattaforme,  e tenendo conto della scomparsa, quasi totale, degli introiti pubblicitari in editoria, a beneficio dei

Parliamo di noi e di Inpgi e di elezioni

26 Gennaio 2020 Tag:, , , , , , , ,
Perdonate l'ardire ma per fare la cosa giusta ci sembrava corretto ragionare assieme a Voi del primo digitOnTour della nostra storia che si è svolto  nella scorsa settimana. Tre appuntamenti in tre diverse città, uno dopo l'altro in tre giorni 20, 21 e 22 gennaio, in cui  abbiamo provato a spiegare, ai giornalisti, ma non solo, che i dati non sono documenti, che per arrivare al dato serve una serie specifica e precisa di corretti passaggi. Che imparando la corretta gestione della filiera dei dati possiamo comprendere quasi senza sforzo le logiche (tutt'altro che divine per dirla con il sommo Battiato) che regolano il nostro mondo post rivoluzione digitale. E, fatto questo,   possiamo/potremmo, giornalisti e non, trovare molteplici occasioni di lavoro (qualcuno direbbe modelli di business), dentro i dati, con i dati, attraverso l'uso corretto di tali dati, o molto più semplicemente comprendendo che i dati -  quelli veri -  non sono altro che un modo - digitalmente evoluto e corretto - di tornare a fare il nostro mestiere di giornalisti e nello stesso tempo riuscire a farci pagare, spesso anche molto bene, senza bisogno di avere un editore alle