Un’ unica redazione per tutti i tipi di piattaforma, un paywall per l’ online, un direttore commerciale: molti i cambiamenti in vista alla Neue Zürcher Zeitung, il quotidiano che potrebbe fare da apripista in Svizzera per un nuovo modello di giornale online.
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Quotidiani, anche in Svizzera arriva il paywall
Un’ unica redazione per tutti i tipi di piattaforma, un paywall per l’ online, un direttore commerciale: molti i cambiamenti in vista alla Neue Zürcher Zeitung, il quotidiano che potrebbe fare da apripista in Svizzera per un nuovo modello di giornale online.
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La Tribune abbandona la stampa, ma c’ è vita dopo la carta?
C' è vita dopo la carta? Ogni volta che un giornale cartaceo si spegne riaffiora questa domanda.
L' ultimo è stato La Tribune, quotidiano economico-finanziario francese, che da lunedì vive solo sull' online.
‘’Un giornale di carta che sparisce è sempre un momento tragico : la fine di un mondo, la sensazione di un’ epoca che finisce. Ma dopo la carta bisogna che il futuro ci sia: più che il canto del cigno allora può essere il volo della fenice''
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Giornali: Clay Shirky, la crisi è una questione culturale prima che economica
In una analisi di qualche giorno fa, di cui pubblichiamo la traduzione integrale, Clay Shirky entra a fondo nel discorso dei modelli di business per la stampa digitale, partendo dal fallimento del paywall integrale adottato dai londinesi Times e Sunday Times.
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Quotidiani in crescita dell’ 8% (ma in India)
La diffusione dei giornali su carta è cresciuta di oltre l’ 8% fra 2010 e 2011. Ma in India.
In particolare l’ aumento – spiega Indiatimes – è dovuto a un significativo sviluppo delle vendite registrato dai quotidiani locali, in netto contrasto con le difficoltà che la carta incontra nel mondo occidentale.
Come rileva il 55/o Report annual del Registrar of Newspapers dell’ India, la diffusion maggiore si registra nello stato dell’ Uttar Pradesh, con 3.671 testate e 70 milioni di copie diffuse, seguito da Delhi, con 1.933 titoli e 52,7 milioni di copie e dal Madhya Pradesh, con 1.243 giornali e 29 milioni di copie.
Lo studio segnala anche una crescita significativa delle testate in dialetti locali. ‘’I quotidiani regionali stanno valutando di creare delle edizioni nella lingua delle comunità più diffuse nelle varie zone del paese, annuncia il Rapporto.
Quotidiani: 519 milioni di copie al giorno
I lettori (per ora) sono più numerosi degli internauti
Secondo gli ultimi dati di WAN-IFRA, l’ associazione mondiale degli editori e stampatori di giornali (che sta celebrando il suo Congresso annuale a Vienna), le testate quotidiane nel 2010 erano salite a 14.853, con una media di 17.000 copie giornaliere diffuse a titolo - La lettura del quotidiano rappresenta l’ 8% del tempo di consumo dei media, ma il mezzo raccoglie il 20% di tutti gli investimenti pubblicitari - Le cose però si stanno complicando anche perché non c’ è più corrispondenza fra cicli economici e andamento della pubblicità- I ricavi della pubblicità digitale non riescono a compensare le perdite della carta stampata. - I social media stanno cambiando il concetto e il processo di raccolta e diffusione dei contenuti. Ma nell’ arena dei media sociali non si è ancora riusciti a trovare dei modelli economici efficaci
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Il numero di lettori dei quotidiani, su scala mondiale, continua ad essere superiore a quello degli utenti di internet, almeno per il 20%. I primi, in un giorno medio, raggiungono 2,3 miliardi di persone, contro 1,9 miliardi di internauti giornalieri.
Sono i dati che fanno da sfondo al Congresso dell’
Pubblicità: le alchimie di Audipress sui lettori dei quotidiani cartacei deprimono gli investimenti sul web ?
Le maggiori testate intercettano flussi sempre più vistosi di lettori online, anche se ‘’il numero di lettori complessivi della carta stampata è comunque e sempre superiore’’ - Quanto ai giornali locali, essi ‘’hanno investito poco nell’ online e sono ancora saldamente ancorati al business cartaceo. D’altra parte se la pubblicità tende ancora a dare credito ai dati Audipress, come dar loro torto?’’ – Un articolo di Enzo Macrì sull’ Osservatorio europeo di giornalismo
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I dati sul numero di lettori delle edizioni online dei quotidiani italiani continuano a crescere ma il sistema di calcolo dei lettori delle edizioni cartacee utilizzato da Audipress continua a fornire dei dati probabilmente sovrastimati, rafforzando in questo modo la scelta della carta come principale settore di investimento per gli inserzionisti.
Una tendenza che finisce per penalizzare ulteriormente il flusso di risorse pubblicitarie sulle edizioni digitali dei quotidiani, soprattutto quelli regionali e locali, dove – contrariamente a quanto accade nelle grandi testate generaliste - il numero dei lettori online è nettamente inferiore al numero delle copie vendute e dove continua a pesare un forte ritardo nello sviluppo di nuovi modelli giornalistici per il digitale.
Sono alcune
Il canto del cigno della stampa Usa
La triste parabola del Rocky Mountain News, chiuso dopo 150 anni e quattro Premi Pulitzer, rappresenta meglio di qualsiasi altro esempio la drammatica crisi di tutto il settore - "Vogliono tanta carta stampata quanta ce n'è su una scatola di cereali, quanto cioè riesci a leggere sul web, vogliono soltanto titoli e grafici di riassunto, senza analisi. E si sentono in diritto di avere gratuitamente anche la copertura più complessa e sofisticata", è il commento di un redattore che da 21 anni lavorava al quotidiano del Colorado
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di Matteo Bosco Bortolaso
New York - Due giornali che falliscono in Pennsylvania, lo storico quotidiano di Denver che chiude i battenti con la redazione in lacrime, il San Francisco Chronicle a rischio bancarotta. La crisi colpisce il mondo e gli Stati Uniti, senza risparmiare la carta stampata. Ma quando l' economia ripartirà i quotidiani non torneranno ad essere pubblicati, visto il successo dell' informazione online.
E' un vero e proprio canto del cigno, quindi, quello del The Rocky Mountain News, la gazzetta delle Montagne Rocciose, storico giornale del Colorado fondato 150 anni fa, nel 1859, che
I quotidiani si rifanno il look. Un vezzo mentre la barca affonda?
Oggigiorno, il principale interrogativo cui gli editori della carta stampata si trovano di fronte è come recuperare la diffusione - In altre parole, di cosa c’è bisogno per riportare i lettori all’ appuntamento quotidiano con il proprio giornale? – Un articolo di Philip Stone su Follow The Media - Restyling e ‘’navigazione’’- La teoria del ‘’meno è meglio’’ – ‘’Non abbiamo bisogno di annegare nei contenuti e quindi il ruolo dei redattori, forse ora più importante che mai, è assicurarsi che i lettori ricevano i giusti contenuti nel giusto formato’’
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di Philip M. Stone
(Follow The Media)
Molti quotidiani hanno intrapreso la strada del restyling del proprio format (basti pensare a quanto il Tribune ha fatto con i propri giornali prima di avviarsi verso il fallimento), ma alla fine dei giochi il quotidiano di Chicago è comunque finito in bancarotta e non vi è nessun elemento per dire che il cambiamento del format abbia generato un ritorno nel numero dei lettori. Quanti lettori dicono di aver lasciato la versione cartacea del proprio giornale perché non gli
Quotidiani come strutture no-profit?
Di fronte alla crisi dei giornali, l’ ex condirettore del Washington Post Steve Coll ipotizza la trasformazione delle grandi testate in Fondazioni aperte alle donazioni, come avviene da tempo con le Università – ‘’Se il Washington Post ricevesse donazioni per due miliardi di dollari, sarebbe in grado di finanziare una redazione in ottima salute’’
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di Steve Coll*
(Nonprofit Newspapers, Newyorker)
Apparentemente, nel prossimo futuro vi saranno due tipologie di quotidiani no-profit: quelli che lo sono per scelta, e quelli che lo sono per forza. Da quando nel 2005 ho lasciato il Washington Post – dopo 25 anni in cui ho fatto anche parte del management – e, in particolar modo, da quando mi sono accostato al mondo del no-profit attraverso la New America Foundation e ho iniziato ad imparare gli aspetti manageriali e di raccolta fondi presso le organizzazioni no-profit, ho coltivato questa idea: il Post avrebbe potuto mantenere la vitalità necessaria a svolgere con successo il proprio ruolo di cane da guardia sul sistema costituzionale americano solo trasformandosi in un Fondazione no-profit
Il “quasi quotidiano” che viene dal web
Il caso del Christian Science Monitor e la strategia editoriale del “mainly web/little print” – Non più una redazione che ruota attorno al quotidiano a stampa, ma una testata web (sito, blog, newsletter, twitter per la copertura in diretta, ecc) da cui viene realizzato anche un giornale su carta - Anche se, per ora, nessuna testata riesce a superare il 13% dei ricavi dal web
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Non è che il Christian Science Monitor abbandoni totalmente la stampa per il web (vedi Lsdi, Un quotidiano Usa lascia la stampa per il web) , ma, piuttosto, è che esso rovescia il modello tradizionale. Non più una redazione che ruota attorno al quotidiano a stampa, ma una testata web (sito, blog, newsletter, twitter per la copertura in diretta, ecc) da cui viene fuori un giornale su carta. Al di là del ‘rumore’ che la decisione del quotidiano di Boston ha provocato, il dato interessante è che il modello che esso ha adottato, il “mainly web/little print” – come è stato battezzato - si sta profilando come una precisa strategia editoriale.