MediaPart

Il pure player Mediapart festeggia cinque anni di ‘’giornalismo senza compromessi’’ e i conti in ordine

15 Marzo 2013 Tag:, , , , ,
Mediapart1 Insieme a Rue89, Mediapart è probabilmente il pure player francese più conosciuto al di fuori dei confini nazionali. Ma mentre il primo vive di pubblicità, il secondo ha fatto sin dalle origini la scommessa dell’ accesso a pagamento. Scommessa vinta, a giudicare dai risultati presentati giorni fa, in occasione del quinto compleanno della testata. Anche se c’ è qualche problema per le oscillazioni degli abbonamenti, ‘’dovuti alle banche’’. Un marketing speciale, indissociabile dal contenuto. In questi giorni è previsto il lancio di una nuova home page: realizzata in “responsive design”, sarà "più leggibile e ariosa" per "meglio valorizzare la ricchezza dei nostri contenuti".   I conti in tasca agli altri pure player francesi    (altro…)

Quando i giornalisti scenderanno dalla ‘collina’?

1 Gennaio 2009 Tag:, ,
mediapart.jpg Ambiguità e non-detto in un appello lanciato a Parigi da Reporters sans frontières e Médiapart – La libertà di stampa è solo un aspetto particolare del più ampio diritto dei cittadini alla libertà di espressione ----------

Una nuova conferma del perpetuo appuntamento mancato fra i giornalisti e i cittadini viene da un recente documento sulla libertà di stampa diffuso congiuntamente da Reporters sans frontières e Mediapart e intitolato   « L’Appel de la Colline »*. Lo pensa Narvic, riprendendo su Novovision la dura analisi critica che di quel documento ha fatto Henri Maler, ricercatore universitario e co-animatore di  Acrimed , un’ associazione indipendente di osservazione critica dei media.

In  « L’appel de la Colline » ou les brumes d’un consensus minimaliste, Maler traccia un’ analisi approfondita e corrosiva dell’ appello, ‘’mettendo in evidenza in maniera lampante le ambiguità e le cose non dette di questo testo nebbioso, redatto – spiega – strettamente dal punto di vista dei giornalisti professionali, dimenticando di difendere prima di tutto e soprattutto il diritto di essere informato dei cittadini

Giornalismo partecipativo: tre esperienze francesi a confronto

20 Aprile 2008 Tag:, , , , , , ,
Agoravox Agoravox, Mediapart e Rue 89: tre interviste pubblicate da “Le Mensuel de l’ Université” (un magazine interuniversitario online) delineano tre modelli mediatici diversi, tre modelli economici distinti, tre filosofie originali – Tutte e tre le testate però danno grande risalto al carattere partecipativo della loro esperienza e puntano a difendere e a sviluppare il giornalismo investigativo ----------

E’ in pieno svolgimento in Francia la partita per diventare il principale punto di riferimento per l’ informazione sul web.

Qualcuno dice che se ne conoscerà il vincitore non prima di cinque anni.

Ma intanto tre siti di giornalismo partecipativo, con caratteristiche diverse l’ una dall’altra, hanno cominciato a incrociare le armi, sfidando anche i siti web dei grandi media.

Tutti e tre – Agoravox, Mediapart, Rue89 - danno grande spazio all’ aspetto collettivo dell’ attività di informazione e puntano sulla ripresa e l’ approfondimento del giornalismo investigativo.  

Obbiettivi e filosofie delle tre testate sono al centro di altrettante interviste (raccolte da "Le

Mediapart va forte, ma è davvero un modello per il web?

11 Aprile 2008 Tag:,
Il logo Il sito di giornalismo partecipativo sembra andare a gonfie vele (molti abbonati in più rispetto alle previsioni), ma c’ è chi lo accusa di essere soltanto “una escrescenza del vecchio giornalismo cartaceo” e non un esperimento avanzato, come i suoi creatori ritengono, replicando polemicamente: "sul piano del giornalismo noi rivendichiamo una cultura professionale per non prendere i nostri lettori per degli imbecilli” ---------- Un modello per il web o una escrescenza del vecchio giornalismo cartaceo? Mediapart sembra andare molto bene ma qualche osservatore, nonostante il successo, è convinto che si sia fatta troppa enfasi sul progetto.

Uno di questi è  Nicolas Kayser-Bril che, su Observatoire des médias, semina molti dubbi. Ma che viene rimbeccato dagli interessati e tacciato di essere un "piccolo marchesino".

Il sito, inaugurato meno di un mese fa (vedi Lsdi ),  ha raggiunto già più di 5.400 abbonati e ne guadagna 100 ogni giorno che passa. Le previsioni quindi – 5.000 abbonamenti alla fine di marzo – sono state ampiamente rispettate.

Come mai questo successo? - si chiede Kaiser-Bril -.

Giornalismo partecipativo: quello reale non è perfetto, ma non si può non crederci

24 Marzo 2008 Tag:, , ,
Médiapart Un ampio dibattito, anche molto critico, in Francia dopo l’ avvio di Médiapart.fr - La partecipazione – dice ad esempio Philippe Couve – non consiste nel far fare ad altri il lavoro dei giornalisti, ma nell’ apertura e nella collaborazione attiva fra redazione e non-giornalisti - E’ per questo – aggiunge - che io preferisco il termine di co-giornalismo – I cinque punti di Benoit Raphael – I falsi miraggi della partecipazione ---------- Se in poco tempo il “citizen journalism” reale, quello realmente praticato, di Dan Gillmor con  Bayosphere* , si rivela meno scintillante di quello raccontato**, e il dubbio sulla praticabilità  e, soprattutto, sulla resa del giornalismo fatto dai e con i cittadini continua a rafforzarsi, c’ è chi, pur con qualche distinguo, continua a ritenere che, alla fin fine, non ci si può non credere.

Uno di questi è Benoit Raphael che, sul suo blog , prende spunto dal recente lancio di Mediapart.fr e spiega perché “bisogna credere ai media partecipativi”.

Precisando di non aver niente di particolare per ora da dire sul nuovo sito, Raphael invita a lasciare al nuovo venuto il tempo