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Guardian: un nuovo sistema di distribuzione dei contenuti

14 Marzo 2009 Tag:
api1 Un articolo di Jaff Jervis sul potenziale di questa nuova Api (Application Programming Interface), che consente di far arrivare i contenuti lì dove sono gli utenti e permette a questi ultimi di fruirne ‘’gratuitamente’’. O, meglio, in cambio solo di … un po’ di pubblicità ----------

di Jeff Jarvis
(da BuzzMachine)

 Il Guardian ha appena annunciato che renderà fruibili tutti i propri contenuti attraverso un sistema API (Application Programming Interface – un meccanismo che consente agli utenti di scaricare i contenuti del Guardian e costruire delle proprie applicazioni in cambio del “trasporto” della pubblicità del giornale sul nuovo sito, N.d.R.) e, allo stesso tempo, renderà disponibili molte informazioni attraverso un data store. Il tutto, poi, potrà essere riversato su altri siti ed applicazioni.

Nell’ affidarsi all’API, il Guardian va ad unirsi ad altre organizzazioni, quali BBC, National Public Radio, New YorkTimes. In pratica, la crema del mondo dell’informazione crede nella saggezza del sistema API. Il Guardian non offre solo i titoli, ma anche articoli, video, gallerie:

La crisi dei quotidiani? Perfettamente logica

3 Gennaio 2009 Tag:, , ,
joannes1.jpg Secondo Alain Joannes, giornalista e scrittore francese, non può che essere in forte deperimento una ‘’industria dei contenuti che non ha innovato pressoché niente in un secolo - A parte qualche dettaglio, come la fotografia a colori, i quotidiani del 2008 non sono molto diversi dai loro avi del 1908’ ----------

Dal prossimo aprile l’ American Society of Newspaper Editors toglierà la parola "paper" dalla sua denominazione e si chiamerà American Society of News Editors, conservando comunque il suo logo – ASNE.

Jeff Jarvis, considerato un rivoluzionario per aver profetizzato la fine dei giornali di carta, se la starà ridendo sotto i baffi , commenta su Journalistiques.fr Alain Joannes, giornalista francese e autore del libro ‘’Le journalisme à l’ ère électronique’’. Comunque, anche se la carta non sparirà mai completamente come supporto dell’ informazione, non passa giorno senza che qualche quotidiano annunci una riduzione della sua produzione di informazione su carta, fino ad arrivare – come succederà al venerabile Christian Science Monitor - a une migrazione totale sul web.

Parte ProPublica, giornalismo investigativo finanziato da una Fondazione

14 Giugno 2008 Tag:, , ,
Il logo di ProPublica Dopo alcuni mesi di incubazione è partito negli Usa il laboratorio che farà “giornalismo investigativo di interesse pubblico” – L’ esperimento è sostenuto da una Fondazione che fa capo a Herbert e Marion Sandler, una coppia di miliardari californiani democratici che hanno messo a disposizione 30 milioni di dollari per 3 anni – Una ventina i redattori impegnati – ProPublica diventerà anche un punto di aggregazione del lavoro di altre testate – La guida Paul Steiger, che per 16 anni ha diretto il Wall Street Journal ---------- «Il giornalismo investigativo è a rischio perchè in molte testate viene ormai considerato un lusso».  Contro questo rischio, Paul Steiger, ex direttore del Wall Street Journal per 16 anni, ha appena avviato i motori di ProPublica (vedi Lsdi, Giornalismo d’ inchiesta come servizio pubblico), un laboratorio di giornalismo investigativo sostenuto da una Fondazione che fa capo a Herbert e Marion Sandler, una coppia di miliardari californiani democratici che hanno messo a disposizione dieci milioni di dollari all’anno.

Quella delle Fondazioni è una delle strade individuate in questi anni dal dibattito sul giornalismo