Un articolo di Jaff Jervis sul potenziale di questa nuova Api (Application Programming Interface), che consente di far arrivare i contenuti lì dove sono gli utenti e permette a questi ultimi di fruirne ‘’gratuitamente’’. O, meglio, in cambio solo di … un po’ di pubblicità
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di Jeff Jarvis
(da BuzzMachine)
Il Guardian ha appena annunciato che renderà fruibili tutti i propri contenuti attraverso un sistema API (Application Programming Interface – un meccanismo che consente agli utenti di scaricare i contenuti del Guardian e costruire delle proprie applicazioni in cambio del “trasporto” della pubblicità del giornale sul nuovo sito, N.d.R.) e, allo stesso tempo, renderà disponibili molte informazioni attraverso un data store. Il tutto, poi, potrà essere riversato su altri siti ed applicazioni.
Nell’ affidarsi all’API, il Guardian va ad unirsi ad altre organizzazioni, quali BBC, National Public Radio, New YorkTimes. In pratica, la crema del mondo dell’informazione crede nella saggezza del sistema API. Il Guardian non offre solo i titoli, ma anche articoli, video, gallerie:

Dopo alcuni mesi di incubazione è partito negli Usa il laboratorio che farà “giornalismo investigativo di interesse pubblico” – L’ esperimento è sostenuto da una Fondazione che fa capo a Herbert e Marion Sandler, una coppia di miliardari californiani democratici che hanno messo a disposizione 30 milioni di dollari per 3 anni – Una ventina i redattori impegnati – ProPublica diventerà anche un punto di aggregazione del lavoro di altre testate – La guida Paul Steiger, che per 16 anni ha diretto il Wall Street Journal
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«Il giornalismo investigativo è a rischio perchè in molte testate viene ormai considerato un lusso». Contro questo rischio, Paul Steiger, ex direttore del Wall Street Journal per 16 anni, ha appena avviato i motori di ProPublica (vedi Lsdi,