Al giro di boa del secondo anno MediaACT, progetto europeo di ricerca sulla correttezza e trasparenza dell’ informazione giornalistica che coinvolge undici Università, tra cui quella di Milano. Per fare il punto sulla ricerca, confrontarsi e discutere si sono incontrati il 27 e 28 gennaio in Svizzera, a Lugano, esperti di media ed i ricercatori dei paesi consorziati. Per LSDI qui di seguito il progetto, l’ incontro, immagini ed alcune interviste ed il resoconto sul seminario “(Social) Media Accountability in the Arab World” tenutosi a margine dell’incontro
(continua...)
Affidabilità dell’ informazione, potenzialità e insidie nell’ era del web 2.0
Al giro di boa del secondo anno MediaACT, progetto europeo di ricerca sulla correttezza e trasparenza dell’ informazione giornalistica che coinvolge undici Università, tra cui quella di Milano. Per fare il punto sulla ricerca, confrontarsi e discutere si sono incontrati il 27 e 28 gennaio in Svizzera, a Lugano, esperti di media ed i ricercatori dei paesi consorziati. Per LSDI qui di seguito il progetto, l’ incontro, immagini ed alcune interviste ed il resoconto sul seminario “(Social) Media Accountability in the Arab World” tenutosi a margine dell’incontro
(continua...)
La pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate, secondo un giornalista su due
Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono alcuni dei risultati di ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’ un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).
(continua...)
Il futuro del giornalismo: gli otto elementi che creano più valore
Tempestività, approfondimento, intuizione, design, reputazione, comunità, filtraggio, rilevanza: questi secondo Ross Dawson, un noto media-futurologo americano, gli aspetti che i giornalisti dovranno tenere sempre più presente – Perché, dice, ‘’sono quelli che i cittadini si aspettano e per cui saranno disposti a pagare, e che, quindi, riusciranno a produrre una base sostenibile per un giornalismo di qualità’’
(continua...)
Londra: poliziotti, niente flirt con i giornalisti e basta bicchierini
Giornalisti in Francia, meno numerosi, più ‘’vecchi’’ e più precari
Carta di Firenze, un accordo con gli editori su un tariffario realistico
E' l' ipotesi avanzata da Marco Renzi, professionista disoccupato e collaboratore di Lsdi, in queste riflessioni sulla due giorni fiorentina - Una giusta retribuzione è l' elemento che accomuna tutti i giornalisti esterni alle redazioni e allora un ''listino prezzi'' realistico, un tariffario attendibile redatto dopo capillare consultazione fra Ordine, Sindacato unitario, rappresentanze dei lavoratori esterni e, naturalmente, editori, potrebbe essere una strada concreta per andare avanti
----------
di Marco Renzi
E venne la Carta di Firenze. Presa di posizione deontologica, solenne, ufficiale, dell' Ordine dei Giornalisti.
A beneficiarne, o a farne le spese, - decidete voi - come al solito, i precari, quei giornalisti non "possessori di contratto" e per questo ampiamente sfruttati ad ogni pie' sospinto da capi, capetti, editori, e ranghi compatti delle scarsamente illuminate truppe delle istituzioni giornalistiche. E' di questo che stiamo parlando o sbaglio? Per caso l' avete letta la Carta di Firenze? Avete forse scorto nel prezioso documento elementi di concretezza per dare una svolta, una volta per tutte, allo sfruttato mondo del cosiddetto lavoro atipico nell'informazione? L'ennesimo documento di indirizzo morale non può fornire
Giornalisti precari atto primo, contro la congiura del silenzio
Un eccellente esempio di buona informazione sul problema del precariato in campo giornalistico è stato offerto l' altra sera da Riccardo Iacona su Presa diretta (Rai3) -Due freelance di lungo corso, in particolare, hanno offerto nelle loro interviste un ideale vademecum, una sorta di ''avviso ai naviganti'', che proponiamo in vista della manifestazione contro il precariato e per la dignità del giornalismo in programma venerdì e sabato a Firenze
----------
di Marco Renzi
La precarietà nel giornalismo è uno di quegli argomenti che nessuno mai affronta, soprattutto sui mezzi di informazione, in particolare sui media mainstream. Eppure in questa nostra professione i colleghi "traballanti" sono la gran massa delle persone che "realmente" producono informazione nel Paese. L' esempio eccellente di buona informazione sul problema fornito da Riccardo Iacona domenica sera 2 ottobre su Rai Tre a Presa Diretta, potrebbe riuscire a far emergere una volta per tutte questa realtà insabbiata.
L' inchiesta, a onor del vero, aveva un respiro più ampio e indagava a 360 gradi il mondo "tipicamente nostrano" dei contratti di lavoro atipici. E nella prima parte faceva bella mostra di sè, forse per la prima volta in un programma televisivo
Giornalisti nella ruota del criceto
Il Rapporto pubblicato qualche giorno fa dalla Federal Communications Commission sullo stato dei media negli Stati Uniti utilizza il neologismo ‘’hamsterization’’ (cricetizzazione) per illustrare i nuovi meccanismi di produzione in molte redazioni dopo l’ avvento del digitale – ‘’Mentre un tempo veniva apprezzato il lavoro di approfondimento, ora gli incentivi vanno a quei lavori che possono essere fatti velocemente e producono un sobbalzo al traffico web’’ - Un articolo di Arstechnica
----------
Fra i tanti spunti che la Rete segnala in relazione al Report pubblicato qualche giorno fa dalla FCC, uno sembra particolarmente curioso, non foss’ altro che per la definizione utilizzata, quella di ‘’hamsterization’’ of American journalism.
La ‘’cricetizzazione’’ del giornalismo americano fa riferimento ai nuovi meccanismi di produzione all’ interno delle redazioni nell’ epoca digitale.
La buona notizia di questa convergenza online, sostiene il Rapporto – secondo Matthew Lasar, di Arstechnica.com -, è che consente al giornalista della carta stampata di produrre versioni brevi e lunghe degli articoli, la cui versione web può essere continuamente aggiornata con lo sviluppo della videnda.
Ma ‘’queste responsabilità addizionali – che impongono di imparare le nuove tecnologie che consentono di farlo – consumano tempo e
Raddoppiati in tre anni in Spagna i giornalisti disoccupati
Informazione senza mediazione. Il rischio della propaganda
La reintermediazione della disintermediazione: così Sergio Maistrello definisce un importante problema che il mondo si trova davanti - Ora che, ad esempio, il governo Obama può parlare direttamente ai cittadini, chi svolgerà la funzione ‘’terza’’ di discernere fra informazioni e propaganda? – Il re (Beppe Grillo) è seminudo - Il ruolo del giornalista si restringe ma il suo spazio si allarga
----------
‘’Ora che un governo - come sta concretamente facendo Obama negli Stati Uniti - può parlare direttamente ai cittadini, disintermediando un rapporto che prima passava prevalentemente attraverso giornali e televisioni, chi è la figura terza e indipendente in grado di discriminare le informazioni di pubblica utilità dalla propaganda? Chi si fa garante degli interessi dei cittadini?’’
E’ in questi termini che Sergio Maistrello sintetizza, in un post molto interessante sul suo blog, il dibattito aperto da New York Times e Columbia Journalism Review e ripreso qui da noi da Giuseppe Granieri e Mario Tedeschini Lalli.
(continua...)