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Il datismo (terza e ultima parte)

6 Gennaio 2019 Tag:, , , , , , , , , , , ,
" La narrazione non è il male. E' vitale. Senza storie accettate da tutti su cose come il denaro, gli stati o le società per azioni, nessuna società umana complessa può funzionare. Non possiamo giocare a calcio a meno che ciascuno creda nelle stesse regole predefinite, e non possiamo godere dei benefici dei mercati e dei tribunali senza storie altrettanto inventate. Ma le storie sono soltanto strumenti. Non dovrebbero diventare i nostri obiettivi o i nostri parametri di riferimento. Quando dimentichiamo che si tratta solo di finzione, perdiamo il contatto con la realtà. Allora diamo inizio a guerre "per far guadagnare soldi all'azienda" o "per proteggere l'interesse nazionale". Le aziende, il denaro e le nazioni esistono soltanto nella nostra immaginazione. Le abbiamo inventate perchè ci servissero; perchè ci troviamo nella condizione di sacrificare le nostre vite al loro servizio?     Nel XXI secolo creeremo narrazioni più potenti e religioni più totalitarie che in qualsiasi epoca precedente. Con l'aiuto della biotecnologia e degli algoritmi digitali queste religioni non soltanto controlleranno la nostra esistenza minuto per minuto, ma saranno in grado di  modellare i nostri corpi, cervelli e menti, e di creare interi mondi virtuali che includono

Ripensare il modello mondo

10 Dicembre 2018 Tag:, , , , , , , , ,

Ripensare la Smart City  è un manuale che chiunque sia interessato alla reale e necessaria rivoluzione culturale di cui le città, e gli agglomerati di città, hanno bisogno (penso soprattutto ai politici e agli amministratori) dovrebbe avere nel proprio programma elettorale e, se già in carica, sulla propria scrivania. Un manuale che rappresenta per noi di Lsdi un potente "spunto operativo" per l'azione in ambiti (Smart City, per l'appunto, e algoritmi) che ci stanno molto a cuore.

E’ difficile farne una sintesi perché, questo vale in particolar modo per la seconda parte (curata da Francesca Bria, Chief Technology and Digital Innovation Officer a Barcellona), esso fornisce un elenco di casi di studio: storie di Comuni e Amministrazioni che hanno avviato dei programmi sull’innovativo solco tecnologico-culturale tracciato nella prima parte, quella di competenza di  Evgenij Morozov, noto sociologo e giornalista bielorusso.

C’è un punto essenziale nel saggio introduttivo; è quello in cui Morozov va oltre la critica al neoliberismo che lo contraddistingue da sempre (con argomenti a mio avviso convincenti); un punto che conferisce al suo lavoro una marcata nota di pratica politica;  un salto di qualità, quindi,

I dati siamo noi

3 Settembre 2018 Tag:, , , , , , ,
Si approssima l'autunno, pare sarà molto caldo, e non per questioni climatiche. Pare anche che il dibattito sul giornalismo abbia ripreso vigore in queste prime settimane di rientro al lavoro dopo le vacanze estive. Sulle bacheche dei principali social rimbalzano da qualche giorno notizie di vario tipo dedicate al nostro comparto professionale. E come tutti i giornalisti sanno bene,  quando una cosa fa notizia, difficilmente è positiva. Dunque si torna a parlare della crisi del giornalismo suggerendo a vario titolo ricette e soluzioni. Qui a bottega come sapete bene, non crediamo molto alla crisi, anzi  in più di un'occasione abbiamo  provato a spiegare quanto la "presunta crisi dovuta all'avvento della rivoluzione digitale" potesse essere in realtà una bellissima opportunità per tutti noi, per il rilancio della professione. Una convinzione che continuiamo a sostenere su queste colonne ogni volta che riusciamo a trovare esempi e contenuti degni di nota. Molti stimoli e conferme abbiamo trovato  ad esempio nella lettura delle relazioni di fine anno dei presidenti delle Autorità Garanti per la privacy, per le comunicazioni e della concorrenza e del mercato. Nelle parole di Soro, Cardani e Pitruzzella abbiamo identificato  molti

Prevedere non significa comprendere

2 Luglio 2018 Tag:, , , , , , ,
Il nostro Marco Dal Pozzo ci regala una sua nuova riflessione sul concetto di  "trasparenza degli algoritmi". Lo studioso spulciando come al solito dentro alcuni articoli e saggi inerenti al tema recentemente pubblicati, prova ad allargare il contenuto delle elaborazioni di altri  esperti, per distillare un suo specifico ragionamento che riporti l'attenzione del lettore sul tema, a suo e nostro avviso,  centrale nella cosiddetta: "società degli algoritmi" come noi stessi abbiamo più volte definito il nostro  consesso sociale.       E' ormai noto che il GDPR permette la portabilità dei dati personali. Antonello Soro - riporta Luca De Biase in un recente articolo su Nova 24 - puntualizza che:  "Lo scopo della portabilità dei dati è quello di aprire il mercato e mettere in gioco della alternative". Luigi Zingales, poi - sempre nel pezzo "Il mercato dei dati personali" a firma De Biase - ponendo la questione dell'eventuale necessità di regolare o meno le piattaforme, pensa ad una soluzione per cui l'interoperabilità sia opportunamente incentivata.   La soluzione che De Biase propone nel suo "Crossroads" è quella di Viktor Mayer-Schönberger, autore di "Reinventing Capitalism in the Age of

Di chi sono i nostri dati?

22 Maggio 2018 Tag:, , , , , , , , , ,
La domanda retorica del titolo ci è parsa una buona base di partenza per introdurre una riflessione del "nostro" Marco Dal Pozzo sul GDPR. Il fantomatico, oramai non si può definire altrimenti, nuovo regolamento europeo sulla gestione e protezione dei dati personali (General Data Protection Regulation) che entrerà in vigore il prossimo e oramai vicinissimo 25 maggio.  Il GDPR è : -   come si legge nell'intestazione del documento che è possibile scaricare integralmente e in italiano sul sito di Privacy Italia - Il REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).
Che tradotto e sintetizzato dai nostri esperti potrebbe essere definito così:    
     
"il GDPR è più orientato alla protezione dei dati che alla protezione dell’utente e delega direttamente alle aziende la possibilità di valutare l’entità del rischio aumentando la difficoltà dell’utente nelle evenuali contestazioni future. La reale efficacia di un regolamento del genere potrà essere davvero testata solo quando ci si troverà di fronte