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WikiLeaks e la guerra della trasparenza: dal Big Data al Big Brother

3 dicembre 2011 Tag:, , , ,
Wiki Mentre sempre più realtà chiedono a gran voce la “liberazione” delle informazioni del settore pubblico, la vera partita pare giocarsi intorno ai dati privati, i nostri, che vengono venduti a scopi commerciali e di ‘sicurezza’ globale ----- (a. f.) - Wikileaks torna a parlare, e lo fa da ‘spia’ che denuncia le Spie. A finire sotto la lente dell’organizzazione di Assange, infatti, è un sistema globale di intercettazioni di massa perpetrato ai nostri danni dai contractor delle intelligence occidentali, ma non solo. Scenari hollywoodiani - si legge nel post della stessa Wikileaks - che da oggi sono realtà, come rivelato dalle centinaia di documenti contenuti nel data-base reso pubblico da WL e provenienti da 160 contractor impegnati nel settore della sorveglianza di massa. La squadra assemblata da Assange e soci per questa nuova data-inchiesta è piuttosto nutrita. Oltre a Bugged Planet e la ONG Privacy International, anche sei testate giornalistiche di altrettanti Paesi, e questa volta c’è pure l’Italia (le cui due principali testate si erano rifiutate, per bocca dello stesso Assange, di partecipare al cosiddetto Cable Gate) con L’Espresso, insieme a ARD (Germania), il Bureau of Investigative Journalism (Regno

Open Data – Data Journalism

22 novembre 2011 Tag:, ,
Il giornalismo così come lo conosciamo sta attraversando una lunga, salutare fase di crisi economica, ma a tratti anche di identità. Salutare perché se da un lato comporta licenziamenti, chiusura di testate anche storiche, abbassamento della qualità del prodotto giornalistico, dall’altro ingenera (soprattutto grazie alle opportunità tecnologiche a disposizione) un naturale, conservativo istinto di evoluzione, innovazione, rivoluzione, come spesso si sente dire in occasione dell’ingresso di questo o quel social network nell’arena dell’informazione. Forse si potrebbe parlare di un mutamento genetico del giornalismo, una schizofrenia che ha prodotto un’ampia gamma di giornalismi possibili: alcuni viziosi, perché magari frutto di un gigantesco ‘copia e incolla’ globale per cui miliardi di bit schizzano avanti e indietro per il Web rimbalzando la stessa ridondante notizia; molti altri, invece, virtuosi poiché innovativi, partecipativi, iper-verticali, talvolta perfino sostenibili, e comunque sempre attaccati tanto alle calcagna dei poteri forti quanto all’orecchio del cittadino, ritrovando e ottemperando ai principi fondanti oggi un po’ bistrattati dell’indipendenza, l’obiettività e la trasparenza del giornalismo. Un’evoluzione, dunque, che riscopre ed eredita la parte migliore che il giornalismo tradizionale ha da offrire, nel tentativo di depurarsi dalle scorie accumulate in decenni di compromessi e

Open Data, crescono i portali e la sperimentazione

18 novembre 2011 Tag:, , ,
OpenDataDall’ Epsi (European Public Sector Information) un Report sullo stato del Movimento per la ‘’liberazione’’ dei dati dopo il recente Data Camp di Varsavia – Un netto miglioramento rispetto all’ anno scorso – Il ruolo degli ‘’attivisti dei dati’’- La necessità di modelli comuni e condivisi - L' Italia ancora nettamente ai margini -------------- (a cura di Andrea Fama) A seguito dell’ Open Government Data Camp di Varsavia, David Eaves, uno dei maggiori esperti del settore, ha pubblicato un breve report sullo stato dell’ arte del movimento per gli Open Data a livello internazionale. Rispetto ad un anno fa, Eaves riscontra un netto miglioramento, traducibile nei seguenti punti: 1. Più portali di Open Data Ad oggi sono oltre 50 i portali governativi a raccogliere i dati della Pubblica Amministrazione, e in molti si stanno aggiungendo all’elenco (vedi, ad esempio, i casi italiani di Dati.gov.it e Wikitalia, lanciati quasi contestualmente a metà ottobre – ma non c’è il rischio di sovrapposizione e dispersione della forza d’urto delle iniziative?, ndr) (continua...)

Data Journalism: non è una panacea, ma una grande opportunità in più

4 novembre 2011 Tag:, ,
Dataj Continua il dibattito sul giornalismo dei dati – Un reporter di grossa esperienza, Corrado Giustiniani, prova a chiedersi se e in che modo il DJ avrebbe potuto aiutarlo nel suo lavoro e risponde: ‘’Booh, magari a trovare qualche chicca in più, ma senza il motore interno delle rivelazioni le mie inchieste non sarebbero partite’’ – Risponde Andrea Fama, autore dell’ ebook su Data journalism e Open data: ‘’ Il DJ non si sostituisce al giornalismo tradizionale, né alle sue inchieste o ai suoi strumenti, ma vi si integra, offrendo semplicemente un’opportunità in più, un altro strumento figlio del giornalismo digitale e delle sue nuove prospettiv (e magari se i dati relativi alle inchieste di Giustiniani fossero stati pubblici, a rilevare gli spunti per un’iniziativa giornalistica sarebbe potuta essere proprio la cosiddetta società civile) ----- Corrado Giustiniani, giornalista del Messaggero e blogger del Fatto quotidiano, ha inviato a Lsdi alcune riflessioni in relazione al dibattito che si è sviluppato in occasione della presentazione dell’e-book “Open Data – Data Journalism. Informazione e trasparenza al servizio delle società nell’era digitale”. Le pubblichiamo insieme a una replica di Andrea Fama, autore della