Clay Shirky

L’ esercito dei “quasi giornalisti” del web

3 Aprile 2014 Tag:, , , , ,
Gillmor1Nell' odierno ecosistema dell' informazione, tutti possono trovare pubblico e attenzione, o almeno provarci. Teoricamente, nel mondo dei bit è finito il predominio dei grandi editori o delle testate tradizionali: l' etichetta di "new media" abbraccia blogger e aziende, enti non-profit e siti sparsi. Come spiega il noto autore e docente Clay Shirky, "la produzione editoriale non è più un'industria, ma un pulsante sul web". (altro…)

Nell’ era del giornalismo post-industriale

2 Dicembre 2012 Tag:, , , , ,
L’  industria del giornalismo come la conosciamo presto  non esisterà più e gli attuali protagonisti hanno quindi bisogno di capire come adattarsi alle nuove realtà del sistema dell’ informazione, e rapidamente. Lo sostiene una Ricerca sul futuro del giornalismo diffuso dal Tow Center for digital journalism della Columbia University. Pier Luca Santoro, sul Giornalaio, dedica un’ ampio articolo al Rapporto, che riportiamo qui di seguito, segnalando in particolare come la ristrutturazione sia forzata, e quindi inevitabile, ma che vi  sono molte opportunità per fare un buon lavoro giornalistico in nuovo modi   (altro…)

Quotidiani: una geometria in crisi

9 Settembre 2012 Tag:, , , , , , ,
Il vecchio triangolo editore-pubblico-inserzionista, che per quasi due secoli è stata la base della fortuna della stampa, traballa sempre di più e per le tradizionali testate giornalistiche si profilano solo tre opzioni: fare più con meno (ristrutturare), fare meno con meno (ridurre le proprie dimensioni per continuare come prima) o non fare niente con niente (collassare).   Clay Shirky, in una bella cover story per l’ ultimo numero della Columbia Journalism Review, analizza la situazione e spiega perché, a suo parere, ‘’dobbiamo pregare – e lavorare - per la prima ipotesi’’. E ‘’dobbiamo approfittare dei nuovi modelli di produzione delle notizie, non perché essi sono l’ ideale, ma perché le altre due opzioni sono sicuramente peggiori’’   (altro…)

Fine dell’ utopia? I social media sono solo casse di risonanza che confermano le nostre opinioni

1 Settembre 2012 Tag:, , ,
Un tempo Internet veniva vista da molti teorici, fra cui Clay Shirky, come una fonte di democratizzazione e di sviluppo, visto che dava voce a quanti  vengono marginalizzati dalle élite che producono il pensiero dominante sui media e in politica. Ora anche lo stesso Shirky sembra prendere le distanze dal suo primo idealismo utopistico. Come possiamo sottrarci all’ isteria che minaccia di erodere il dibattito pubblico -  si chiede Peter Beaumont, sul sito web del Guardian -, visto che la blogosfera viene alimentata  sempre di più da un linguaggio ad alta tossicità e frena qualsiasi vero impegno  invece di incoraggiarlo?   (altro…)

Paure e speranze nel futuro delle news

18 Marzo 2009 Tag:
Futuro delle newsOggi su Apogeonline un articolo di Bernardo Parrella: "Fallimenti, perdite millionarie, licenziamenti e chiusure: la stampa americana vive un momento drammatico, possibile preludio a un profondo rinnovamento sul web. Spunti dal rapporto annuale sullo stato dei news media e dalle proposte di Clay Shirky e Steven Johnson." Ne riportiamo alcuni stralci, incluse breve segnalazioni dal The State of the News Media 2009 appena pubblicato in USA, di cui nei prossimi giorni forniremo qui ampie traduzioni delle parti più salienti (soprattutto rispetto allo scenario online). ---------- Sull’onda di una super-crisi economica stavolta originata dall’interno, sembra procedere inarrestabile anche la caduta della stampa statunitense. Tendenza confermata dal fresco The State of the News Media 2009, sesto rapporto annuale sullo stato dell’informazione americana, il cui sommario si apre con «alcune cifre da brivido: le entrate dalle inserzioni dei quotidiani sono calate del 23% negli ultimi due anni, uno su cinque giornalisti nelle redazioni oggi è stato licenziato, e il 2009 potrebbe rivelarsi un’annata ancora peggiore. Perfino nelle Tv locali lo staff giornalistico viene drasticamente ridotto e nel 2008, anno elettorale, si è avuto un meno 7% nelle entrate pubblicitarie, cosa mai sentita prima, mentre i rating